Liguria, sindaco cuce più di mille mascherine in un mese

La "doppia vita" di Alessandro Comi, sindaco di Calice Ligure: di giorno amministra il Comune e di sera cuce mascherine per i suoi concittadini

Sindaco di giorno e sarto di sera. È la doppia identità di Alessandro Comi, primo cittadino di Calice Ligure, piccolo comune dell'entroterra savonese. È una specie di Clark Kent in salsa nostrana. Una salsa che sa di basilico e farinata, di tutto ciò che di buono offre la sua terra. Solo che lui, a differenza dell'eroe di Metropolis, è fatto di carne ed ossa. Il suo avversario, invece, è invisibile. Subdolo. Spregiudicato. Si chiama Covid-19 e non servono presentazioni.

È un nemico che non si affronta a mani nude. Bisogna proteggersi. Usare delle precauzioni. Secondo il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, per le persone che non svolgono professioni a rischio le mascherine non sono necessarie. È sufficiente rispettare le regole del distanziamento sociale. Ma ci sono fior fiore di luminari della medicina che sostengono esattamente il contrario. Non c'è una risposta univoca. È questione di scuole di pensiero, e il dibattito è ancora in corso. Nel dubbio, il ragionamento dell'uomo comune è: meglio usarle, male non fanno. Peccato che procurarsene una non sia affatto facile. Il problema riguarda tutta Italia, e non fa eccezione neppure la piccola Calice Ligure. Qui però a fare la differenza è il primo cittadino. Da circa un mese, il sindaco Comi e la sua signora, Samantha, lavorano senza sosta. Tagliano, cuciono, rifiniscono. Lui di professione fa il tappezziere, lei lavora in una merceria. Lui ci ha messo la stoffa, lei gli elastici. Entrambi maneggiano con destrezza la macchina da cucire. Il risultato sono 1.180 mascherine distribuite gratuitamente in tutto il comune che conta 1.695 abitanti. E non solo. "Mia moglie ha avuto la malaugurata idea (sorride, ndr) di mettere le foto delle mascherine su Facebook, e così ci sono arrivate una valanga di richieste".

È iniziato il tam-tam. La notizia si sparge al di là dei confini comunali. "Chi hanno scritto dal Trentino Alto Adige, dalla Lombardia, dalla Toscana, qualche richiesta è arrivata persino dall'Inghilterra e dagli States, non abbiamo detto di no a nessuno", racconta il sindaco. Attenzione però: "A tutti abbiamo detto che si tratta di protezioni artigianali, che non sono di certo equiparabili a quelle sanitarie". "Sicuramente - spiega - servono a schermare naso e bocca, le abbiamo progettate con l'idea di renderle lavabili e quindi riutilizzabili, al loro interno abbiamo messo due strati di cotone e due di tessuto non tessuto, poi le abbiamo foderate con della stoffa colorata, per trasmettere un po' di positività". Nel frattempo si è mobilitata anche la Regione Liguria che ha iniziato a smistare e distribuire il maxi-carico di mascherine arrivate alla Fiera del Mare di Genova lo scorso sabato.

"Le hanno mandate anche a noi - dice Comi - e in queste ore le stiamo consegnando casa per casa". Insomma, per il momento i residenti di Calice Ligure sono ben equipaggiati. "Nessuno ci dà la certezza che le mascherine chirurgiche fermino il coronavirus, non ci sono prescrizioni, però permettere ad ogni cittadino di averne una è un modo per far sentire tutti più sicuri, per far capire alla gente che le istituzioni ci sono". Un gesto di conforto nel bel mezzo della tormenta. "Questa situazione - ragiona Comi - avrà dei risvolti devastanti, ci sono arrivate richieste di buoni spesa da persone insospettabili, piccoli imprenditori, artigiani, lavoratori stagionali, gente che prima dell'emergenza non si è mai rivolta ai servizi sociali". È a loro che vanno le preoccupazioni del sindaco. Stavolta è disarmato. Le banconote non si possono cucire.

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