L'odissea infinita di una donna ​per sfrattare l'inquilino moroso

Quasi due anni per riuscire a riavere la propria casa. Va bene tutelare chi non può pagare l'affitto, ma chi tutela il proprietario di un immobile?

L'odissea infinita di una donna ​per sfrattare l'inquilino moroso

Fatta la legge, trovato l'inganno. Soggetti forti che diventano deboli perché lo Stato tutela i deboli rendendoli forti e dimentica i forti che nel frattempo diventano deboli. Un fastidioso gioco di parole, esattamente come questo. Ma sono proprio le parole, specie quelle non dette, a certificare quello che ha subito Rosanna, una milanese che voleva semplicemente affittare il suo appartamento ed essere pagata.

Le parole sono due: morosità incolpevole. Di che si tratta? Parliamo della “situazione di sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone locativo a ragione della perdita o consistente riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare”.

In sostanza sono soldi che lo Stato – attraverso i Comuni – riconosce agli inquilini che per motivi gravi non riescono a pagare l'affitto. Il tutto stabilito e contenuto nel decreto ministeriale n. 202 del 14/5/2014.

In particolare, si legge che il contributo fino a un massimo di 8mila euro, potrà essere utilizzato per:

• copertura totale o parziale della morosità pregressa;

• versamento del deposito cauzionale;

• rimborso delle spese per trasloco e per la stipula dei nuovi contratti delle utenze domestiche;

• pagamento del canone di locazione relativo al nuovo contratto superiore al 30%.

Un progetto lodevole, che sicuramente può dare una mano a quelle famiglie vessate da tasse e crisi economica. Un progetto che però può rivelarsi una farsa e ritorcersi contro il proprietario dell'immobile affittato. Proprio come in questo caso.

Infatti, nel giugno 2014 l'affittuario (un egiziano regolare da 25 anni in Italia) telefona a Rosanna dicendo di essere in partenza per l'Egitto e specificando che avrebbe pagato il canone di luglio e di agosto al suo ritorno in Italia. In Italia è tornato, ma non ha più pagato.

Il primo ottobre 2014 (il contratto di affitto era scaduto il giorno prima) l'egiziano comunicava di essere diventato disoccupato e di non potere più pagare. A quel punto Rosanna dà mandato al suo legale di iniziare l'iter dello sfratto. I tempi della giustizia non sono celeri e così il 31 marzo 2015 il giudice concede il termine del 23 giugno per pagare i canoni pregressi. Sette giorni dopo, visto il mancato pagamento, il giudice convalida lo sfratto e rinvia l'esecuzione a settembre 2015.

Il primo accesso dell'ufficiale giudiziario viene fissato il 10 dicembre 2015. E naturalmente va a vuoto. Si arriva così al 28 gennaio. Niente. Il terzo e ultimo accesso avviene il 3 marzo 2016 ma slitta ancora. Si arriva al 14 aprile. Ma lo sfratto non s'ha da fare. Motivo? L'inquilino nel gennaio 2016 ha richiesto la morosità incolpevole e il Comune gliel'ha concessa garantendogli, come prevede la legge, altri 6 mesi di permanenza nella casa, quindi fino al 18 luglio 2016. Il tutto però all'insaputa della proprietaria che ha scoperto tutto dal suo avvocato a cose già fatte.

Insomma, Rosanna non viene informata del provvedimento, le istituzioni dispongono fattivamente della sua abitazione, la prefettura dice che non può far nulla se non bloccare lo sfratto, intanto Rosanna per quasi due anni ha avuto la casa occupata, ha continuato a pagare le tasse pur non disponendo della proprietà, non ha ricevuto il canone di 550 euro al mese e dovrà pure pagare le spese legali. Fortunatamente per lei, nel luglio di quest'anno, l'inquilino moroso ha lasciato finalmente la casa.

Non è dato sapere cosa abbia fatto coi soldi ricevuti dal Comune, probabilmente li ha usati per stipulare un nuovo contratto d'affitto. Nella speranza che il prossimo locatore non faccia la stessa fine della malcapitata protagonista di questa storia.

Si dice che ogni società è giudicata in base a come tratta i meno fortunati o i più deboli. Ma il punto è capire chi sono i più deboli.

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