Ecco l'ultimo ricatto di Rutte: "Recovery con leggi pro Lgbt"

L'Olanda e le altre nazioni del Nord Europa vorrebbero vincolare il Recovery Fund a riforme pro Lgbt. L'ultima richiesta dei "Paesi frugali"

Ecco l'ultimo ricatto di Rutte: "Recovery con leggi pro Lgbt"

Recovery Fund sì, ma con un occhio ai "nuovi diritti". Questo è solo l'ultimo quarto di gioco di una partita iniziata tanto tempo fa. Quella attorno ai finanziamenti che l'Unione europea stanzierà mediante Il Next Generation Eu, il nome reale del pacchetto di aiuti che Bruxelles ha predisposto in virtù degli effetti della pandemia da Sars-Cov2. Quelli di cui anche il Belpaese potrà beneficiare. Ora che "l'affare" è concluso, è iniziata la trattativa sul "come".

Per "nuovi diritti" Joseph Ratzinger intendeva ed intende un "pendio scivoloso" in materia bioetica. Succede cioè che quelli che sono stati ribattezzati "Paesi frugali" - gli stessi con cui la cosiddetta "Europa del Sud" ha dovuto tessere relazioni continuative per strappare un accordo - vorrebbero associare l'inoltro del Recovery a riforme che tengano conto delle innovazioni bioetiche. Il che potrebbe far storcere il naso persino agli ambienti ecclesiastici, che si sono distinti per uno spiccato europeismo in questi anni. Con il Papa in prima linea a difendere un'Unione europea, che non sembra troppo disposta ad assecondare l'assolutezza del "diritto alla vita" per come la Chiesa cattolica lo concepisce.

Buona parte del discorso, come notato dall'edizione odierna de La Verità, ruota attorno alla questione dell'estensione dei diritti da garantire con urgenza e necessità alla comunità Lgbt. Visègrad, per fare l'esempio più concreto, sarebbe finito nel mirino delle nazioni che in questi anni hanno operato una serie di mosse per sdoganare istanze che la dottrina e la morale cattolica osteggiano per tradizione e convinzione. Tra queste istanze, per fare un altro esempio calzante, dimorano la liberalizzazione delle pratiche abortive e di quelle eutanasiche. Di solito gli emisferi cattolici rifiutano proposte di quella tipologia, eccependo anche la diversità e l'eccezionalità della "civiltà occidentale".

Il cardinal Willem Jacobus “Wim” Eijk, arcivescovo di Utrecht, ha dipinto il quadro di queste nazioni "scristianizzate" all'interno della sua ultima opera libraria, così come ci ha spiegato in un'intervista rilasciata ad InsideOver. Ma in questa circostanza la questione è tutto fuorché confessionale. Se non altro perché le richieste provenienti dai "Paesi frugali" intaccherebbero pure con l'agenda politico-legislativa delle nazioni destinate a ricevere una quota del Recovery Found. Chi è che decide sulla legislazione interna ai confini nazionali? La domanda che circola è sempre la stessa, e riguarda la gerarchia giuridica tra enti sovranazionali e singoli governi statali.

La sensazione è che l'Olanda e gli altri stiano pensando a vincolare la ricezione dei finanziamenti ad una serie di riforme. Solo che non si tratterebbe solo di semplificare il sistema legislativo o di tagliare gli sprechi (ipotesi che sono state ventilate), ma anche di apportare sostanziali modifiche legislative alle normative relative alla bioetica, dunque ai "nuovi diritti".

La fonte sopracitata cita il caso della Polonia, che dovrebbe in qualche modo omologarsi al vento che tira nei Paesi a maggioranza protestante per poter accedere al Recovery Found. Per ora - vale la pena sottolinearlo - siamo dalle parti di una strategia, di un pensiero che non è ancora stato ufficializzato, ma che abiterebbe il terriccio della mente di chi, come Danimarca, Olanda, Svezia ed Austria, era direttamente contrario allo stanziare il fondo specifico per le conseguenze economiche della pandemia.

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