Madre Teresa, la gigante più forte della povertà

Ha combattuto la povertà con la misericordia. E l'aborto, che per lei causava guerre

Questo è il giorno di Madre Teresa. Ma chi è? Non si riesce proprio a dire «chi era», perché è la meno morta di tutti quelli che stavamo lì in piazza, e volevamo attingere la vita, il perché della vita da questa donnina. I centoventimila o forse di più che si sono beccati cinque ore di sole a picco, e la prigionia della sicurezza, e l'acqua che mancava, e la polizia che non faceva passare, e però eravamo tutti felici, sono le persone più diverse che si possa immaginare. Popoli e nazioni, ma anche classi sociali. Forse anche religioni. Mai viste tante bandiere ignote. Quella cinese sfavilla di rosso, come quella albanese con l'aquila, ma poi chi aveva mai visto quella della Repubblica democratica del Congo e quella della Macedonia?

C'era una sinfonia di colori, culture, perché esiste una lingua che viene prima, una cultura che le sovrasta, quelli colti direbbero una «meta-cultura», che è il mistero di Madre Teresa che tutti però vorrebbero attingere, sentirsi addosso, esserne portati in Paradiso dalle nostre «periferie esistenziali».

Una signora orientale mi ha chiesto se il Papa è italiano, non ci credeva fosse argentino, ma di Teresa sapeva l'essenziale: che distribuiva qualcosa di introvabile, l'amore, la carità, la misericordia. Sono parole consumate, le abbiamo sprecate ben bene. Ma vedendo questa vecchia minuscola, oggi appesa in forma di arazzo sulla facciata di San Pietro come spetta ai Santi, capiamo che è qualcosa di così necessario, da non poterne fare a meno, ma per favore Teresa ce lo versi ancora a secchi che abbiamo sete. Sapere di essere amati, che i capelli del nostro capo sono davvero contati dal Padre-nostro-che-sei-nei-cieli.

La storia di Madre Teresa è nota. La cosa che si apprende con stupore, studiandone le lettere ai direttori spirituali, è che il suo sorriso perenne, la sua attività instancabile, illuminavano gli altri ma erano accompagnati nel suo cuore da un'aridità spaventosa. Non era diversa da noi oggi. Non è stata baciata dalla grazia di una fede da paese delle fiabe e da racconto edificante. Una volta che Gesù misticamente le ebbe parlato (le parlò sul serio, realmente, invitandola a vederlo e servirlo nei più poveri tra i poveri, nel 1948); dopo questa esperienza eccezionale, fu avvolta dal buio interiore più assoluto. Un'esperienza di molti grandi santi. Ma si fidò di ciò che le era accaduto, e senza provare la minima soddisfazione, non godendo di alcun compiacimento, obbedì a quella chiamata. Da quel momento l'unico modo per vedere Gesù era guardare i poveri. E usare misericordia pulendogli le piaghe e sorridendo all'odore nauseante della miseria, che non è fiori ma escrementi. Senza questa carità, che non è un sentimento come un ricciolo biondo sulle rovine, ma è il fondamento unico dell'esistere umano, l'annuncio della Resurrezione di Cristo, la fede, la «speranza di non morire» (Sciascia) apparirebbe una pia frode, una illusione oppiacea.

Questo è il messaggio culminante dell'Anno Santo della Misericordia che Santa Teresa, anzi Madre Teresa (il Papa invita a chiamarla ancora così) insiste nel comunicarci, non a parole ma con una testimonianza che dura attraverso le sue meravigliose suore. Non preoccupiamoci del nostro buio. Non trasformiamolo in un alibi per il cinismo. Accettiamo la sfida di vivere come se Dio esistesse, scommettiamo su Madre Teresa, per cui come ha detto Francesco «la misericordia è l'unica risposta», e l'amore ha vinto, anche se non riusciamo a sciogliere i nostri dubbi. Forse ci sarà l'alba, dopo la fatica della notte.

Molti commentatori insistono nell'interpretare l'omelia del Papa come una denuncia. Ed è giusto. Ha parlato, ripetendo due volte il concetto, per scandirne l'importanza, del «crimine della povertà». E ha accusato «i potenti», cui la piccola religiosa si rivolgeva. Ma oggi non è il giorno di Francesco, bensì di Teresa. E Francesco ne ha, certo, splendidamente indicato la virtù da lei praticata come mai nessuno: la carità, il servire Gesù nei poveri. Bergoglio ha anche senza pronunciare la parola maledetta «aborto», che pure Madre Teresa sosteneva fosse causa delle guerre e la minaccia più grave alla pace ricordato che la suora albanese difendeva «la vita di chi non è ancora nato» oltre che degli abbandonati sulle strade. Ma la sua parola più forte, ed appetibile per i media, è certo l'accusa ai potenti della terra. C'erano 13 capi di Stato e di governo. Sono i potenti la causa della povertà, il male sta lì.

Ricorda un po' l'idea forte di Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht, allorché la protagonista a chi le mostrava gli aborti, i furti, le cattiverie in famiglia dei proletari, replica: «Non mi avete mostrato il male dei poveri, ma la povertà dei poveri». C'è molta teologia della liberazione in questo. Di certo, e Francesco lo ha ripetuto, la risposta a questo crimine della povertà non è la violenza, ma la misericordia. E Madre Teresa ha mostrato che la tenerezza spezza le ossa ai potenti ed è più forte della morte.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Lun, 05/09/2016 - 09:50

Certo, quelli che sono rimasti per 5 ore in piazza, sotto il sole, senz’acqua, in spazi angusti, sottoposti a mille controlli per motivi di sicurezza, sono persone “diverse”. Lo sono tutte quelle che ogni domenica si accalcano in piazza, con o senza beatificazioni in corso, aspettando che il Papa si affacci, reciti il suo pistolotto domenicale e benedica la folla. Poi il Papa rientra nelle sue stanze, la gente torna a casa e tutto procede come prima.Ma la gente è convinta che ogni volta stia per succedere un miracolo. Poi i miracoli non avvengono, ma la gente continua ad andare in piazza, sotto il sole o la pioggia, e credere che la malvagità umana, le guerre, le malattie, le persecuzioni (ed anche i terremoti), si possano fermare con una preghiera, un sorriso, con l’amore per il prossimo, la fratellanza universale e porgendo l’altra guancia. Ci sono persone che ci credono davvero e, come dice Farina, sono persone “diverse”. Appunto, non sono persone normali.

Ritratto di Giano

Giano

Lun, 05/09/2016 - 09:56

Questo amore sviscerato per i poveri e la povertà, ostentato come segno di santità, sinceramente ha stancato. La solidarietà, la carità, l’aiuto verso i bisognosi sono opere meritorie, ma sono scelte personali; non si possono imporre per legge come sta succedendo con l’aiuto ai migranti, peggio ancora se diventa “beneficienza di Stato” contro la volontà dei cittadini. Così è l’amore per il prossimo, per gli ultimi, per i poveri e la povertà: fino ad un certo punto è comprensibile e lodevole; oltre un certo limite diventa patologico. Qualcuno dice che le malattie, la povertà, il dolore, le mutilazioni, la sofferenza, le malformazioni e tutte le disgrazie che possono capitare ad un essere umano, sono dei "doni del cielo" da accettare con gioia; anzi si dovrebbe ringraziare il Signore perché metterci alla prova con la sofferenza è un segno del suo amore per l’uomo. Chi lo pensa dovrebbe farsi ricoverare d'urgenza. Quella non è santità, è idiozia.

gian paolo cardelli

Lun, 05/09/2016 - 12:05

"cosa causa la povertà? nulla: è lo stato naturale delle cose in assenza di attività umana. La vera domanda è: cosa causa la prosperità?" (cit.)

Gioa

Lun, 05/09/2016 - 13:40

E Madre Teresa ha mostrato che la tenerezza spezza le ossa ai potenti ed è più forte della morte....molti sono "i normali" che senza usare la tenerezza ma il potere spezzano le ossa anche a coloro che sono persone "normali" per mancanza di coraggio o altro, o per essere di quei cori stonati.....