Marò, procura di Roma chiede l'archiviazione

I pm di Roma hanno chiesto al gip di archiviare il caso: le prove raccolte, infatti, sono state considerate insufficienti per avviare un processo

Marò, procura di Roma chiede l'archiviazione

Il quadro degli elementi raccolti relativamente all'inchiesta sui due marò non è sufficiente per far partire il processo, e per questa ragione la procura della Repubblica di Roma ha deciso di chiedere l'archiviazione.

Questo quanto si apprende circa il caso dei due militari Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori indiani nel febbraio del 2012 al largo delle coste del Kerala. Lo scorso mese di ottobre il Tribunale arbitrale dell'Aja aveva chiuso ufficialmente il procedimento dopo aver avuto le rassicurazioni da parte dell'Italia di proseguire con l'inchiesta nel paese d'origine dei due marò. Era stato così aperto un fascicolo di indagine per omicidio volontario, portato avanti dal pubblico ministero Erminio Amelio. I due militari sono stati più volti ascoltati dalla procura, ed è stata disposta anche una perizia sulla macchina fotografica trovata a bordo della Enrica Lexie, nave su cui erano in servizio gli indagati, e su un personal computer.

Lo scorso luglio Girone e Latorre sono stati sottoposti ad un ulteriore interrogatorio da parte della procura, e gli ultimi accertamenti hanno infine portato i pm, coordinati dal procuratore Michele Prestipino e dal pubblico ministero Erminio Amelio, a chiedere al giudice per le indagini preliminari di archiviare le accuse. Gli elementi di prova, infatti, sono stati giudicati "insufficienti a garantire l'instaurazione di un processo". Quanto agli studi tecnici, balistici e autoptici condotti in India con regole fra l'altro dissimili da quelle italiane, questi non sono utilizzabili. E non sono ovviamente ripetibili. I corpi dei pescatori sono stati cremati.

Non solo. Dalle indagini è emerso che le regole di ingaggio a bordo della Enrica Lexie erano state rispettate. All'avvicinarsi del barchino, arrivato a 90-100 metri, i membri dell'equipaggio della nave avevano prima mostrato le armi e poi sparato in acqua. Il pensiero, in quei momenti concitati, era stato quello di avere a che fare con dei pirati, come confermato anche dal personale indiano presente a bordo.

"Siamo soddisfatti di essere arrivati finalmente alla fine di un incubo", ha commentato ai microfoni di AdnKronos Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre. "Ringraziamo l'avvocato Fabio Anselmo che ci è stato vicino in questo periodo difficile e tutti gli italiani che in 10 anni ci hanno stretto in un forte abbraccio, non facendoci sentire mai soli", ha concluso.

Le reazioni

"Sono contento di apprendere questa notizia, al momento è solo una richiesta di archiviazione", ha commentato all'Adnkronos il marò Salvatore Girone, sollevato dalla decisione dei pm. "Non conosco i contenuti della richiesta attendo fiducioso e auspico in tempi brevi la conclusione del caso", ha aggiunto. Soddisfazione anche da parte dell'avvocato che assiste Girone, Michele Cinquepalmi, che ha raccontato come il marò abbia appreso con piacere la notizia. Si tratta di una vicenda che "ha caratterizzato gli ultimi dieci anni non solo della sua vita, ma anche di sua moglie e dei figli", ha spiegato il legale. "In dieci anni ha avute speranze, ha atteso e ha imparato ad accogliere le notizie per quelle che sono, sempre con spirito propositivo e con piedi ben piantati per terra", ha dichiarato.

Contento anche il legale difensore di Massimiliano Latorre, Fabio Anselmo. In questo momento, ha raccontato l'avvocato, Latorre starebbe piangendo di commozione. "La richiesta di archiviazione è un esito che attendevamo da tanto tempo per una indagine nata proprio da una denuncia Latorre nell'immediatezza dei fatti. Ora attendiamo con fiducia la decisione del gip", ha riferito Anselmo. "In questa storia tutto si è arenato per questioni di politica internazionale tra Italia e India, questo ha reso Latorre e Girone eterni indagati. Attendiamo ora che il gip metta la parola fine a questa drammatica vicenda", ha aggiunto.

Secondo l'avvocato, Massimiliano Latorre è estremamente provato da tutta la vicenda. "Abbiamo studiato il fascicolo e sin dall'inizio ci eravamo resi conto che l'ipotesi accusatoria non stava in piedi", ha precisato. "C'erano fatti logici palesi. Un conto sono i problemi legati agli asset dei rapporti internazionali tra India e Italia e un contro è parlare di indagini e processo penale che sono soggetti a regole molto diverse. Da questo punto di vista noi eravamo estremamente fiduciosi di un esito come quello che si sta prospettando", ha concluso.

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