Mascherine e distanza, ecco perché sono indispensabili

Uno studio condotto da Sima sottolinea, in vista della fine del lockdown, l'importanza di indossare le mascherine e di mantenere una distanza inter-personale di almeno 2 metri per poter riprendere la propria quotidianità, soprattutto nelle Regioni del Nord che sono quelle più colpite

Mascherine e distanza, ecco perché sono indispensabili

"Se tutti indossiamo le mascherine, la distanza inter-personale di 2 metri è da considerarsi ragionevolmente protettiva permettendo così alle persone di riprendere una vita sociale”. A dirlo è il professor Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) che ha condotto una ricerca che conferma come il Covid-19 si trovi anche sul particolato (Pm).

Da più ricerche, come anche quelle condotte dal Mit di Boston, i doppler, le cosiddette microgoccioline infette sono in grado di viaggiare nell'aria per alcuni metri (7-10 metri) e quindi mettere un filtro come una mascherina ci consentirebbe di avere una maggiore protezione anche se si è a contatto con distanze più ridotte, pari a 1-2 metri. Lo studio, visionato in anteprima da ilgiornale.it, sostiene che la presenza del virus sul particolato atmosferico sia un indicatore valido per individuare precocemente la possibile seconda ondata di epidemia da Sars-CoV-2 e ciò consentirebbe di adottare in anticipo le giuste contromisure. "L’individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico", ribadisce De Gennaro. Per giungere a questo risultato, per tre settimane (dal 21 febbraio al 13 marzo) sono state eseguite delle analisi su 34 campioni di PM10 in aria ambiente di siti industriali della provincia di Bergamo. I campioni raccolti sono stati analizzati dall’Università di Trieste in collaborazione con i laboratori dell’azienda ospedaliera Giuliano Isontina. La presenza del virus è stata individuata in almeno 8 delle 22 giornate prese in esame, durante le quali è stato rilevata la presenza di RNA virale del SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico e di geni altamente specifici, usati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele.

Questo studio della Sima, che arriva a un mese di distanza dal primo paper sulla "Valutazione della potenziale relazione tra l'inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione dell'epidemia da COVID-19", "è essenziale per approfondire la conoscenza del SARS-CoV-2 e identificare le migliori azioni per superare il lockdown”dice Pierluigi Barbieri dell'Università di Trieste, uno dei componenti del gruppo di ricerca. In quella prima ricerca, condotta tra gennaio e febbraio, si era evidenziato come soprattutto nella Pianura Padana (da Modena a Torino) il tempo era stato caratterizzato da una forte siccità e da elevati picchi di Pm10. In quello stesso periodo, a Roma, che è stata significativamente meno colpita dal Covid-19, si era registrata una media 0,4 sforamenti a centralina dei limiti di Pm10, mentre Milano ne aveva avuti anche 8. Sulla base dei nuovi dati emersi da questa seconda ricerca dal Sima ribadiscono l'importanza di proteggersi usando le mascherine e mantendo il giusto distanziamento sociale soprattutto in Pianura Padana e, secondo il vicepresidente dell'ente, l'epidemiologo Prisco Piscitelli, tali condizioni atmosferiche rappresentano "un fattore predisponente a una maggiore suscettibilità degli anziani fragili alle infezioni virali e alle complicanze cardio-polmonari”.