Il modello Sala che imbarazza la sinistra

Invece di un "mea culpa" (ma non troppo), il sindaco Sala avrebbe dovuto certificare il totale fallimento delle politiche sociali di quella sinistra che lo osanna come amministratore modello

Il modello Sala che imbarazza la sinistra

Invece di un «mea culpa» (ma non troppo), il sindaco Sala avrebbe dovuto certificare il totale fallimento delle politiche sociali di quella sinistra che lo osanna come amministratore modello. Perché dopo il capodanno dell'orrore in piazza Duomo e un inizio di gennaio da brivido per la Milano della cronaca nera, finalmente costretto a interrompere il suo silenzio in Consiglio comunale, non altro avrebbe dovuto dire se non che gli undici anni di centrosinistra al timone di Milano hanno dimostrato tutta l'incapacità del suo modello per affrontare temi complessi come l'immigrazione e la gestione sociale di una metropoli. E, invece, parole come stranieri, extracomunitari, clandestini, gang di sudamericani, ghetti, colonizzazione islamica di interi quartieri, ma anche delinquenza minorile italiana e d'importazione, bullismo, spaccio di droga, non sono mai comparse nella per la verità piuttosto fragile difesa d'ufficio della sua giunta e di quell'assessore alla Sicurezza Marco Granelli che, mentre le ragazze venivano stuprate sotto la Madonnina, posava per i selfie nella Centrale operativa della polizia locale, dicendo che tutto procedeva a meraviglia. Testimonianza non solo dell'incapacità di affrontare un'emergenza, ma soprattutto di leggere i fenomeni e di anticiparli, visto che simili orrori già si erano visti negli anni precedenti e che prevederli era il minimo che si potesse chiedere ad amministratori minimamente provvisti di senno. E così fa ancora più rabbia sentire che l'unico intervento promesso da Sala è l'assunzione, a partire da novembre e spalmati su due anni, di 500 «ghisa». Ma come, proprio le divise così detestate da quella sinistra che quando il governo Berlusconi e la giunta Moratti vararono l'operazione «Strade sicure» gridò alla militarizzazione della città? Quei 436 uomini e donne dell'Esercito che i milanesi hanno tanto amato, alla faccia dei radical chic di sinistra che vivono nei palazzi del centro e dei quali probabilmente sentono un minor bisogno? Deterrenti, invece, molto più efficaci di quella generica inclusione sociale o politica culturale che avrebbero ragione di essere, se non rimanessero semplici dichiarazioni d'intenti buone solo a giustificare la pretesa superiorità culturale e morale della sinistra su una destra bollata come becera e razzista. Peccato che poi i nodi vengano al pettine e Sala sia costretto, con evidente effetto comico, a giustificare manipoli di violentatori magrebini che usano precise tecniche di violenza sulle donne importate dall'Egitto, con gli «effetti sociali» della pandemia. Rendendo superfluo qualsiasi altro commento.

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