Moglie e figli sgozzati in casa: fermato il marito per omicidio

Carlo Lissi confessa: "Voglio il massimo della pena". La sua versione smentita dai riscontri scientifici. L'uomo aveva una passione (non corrisposta) per una collega

Moglie e figli sgozzati in casa: fermato il marito per omicidio

Un delitto efferato, spietato, che ha creato "angoscia" perfino tra egli inquirenti. La donna, Cristina Omes, di 38 anni, e i due piccoli, Giulia e Gabriele, di 5 anni e di 20 mesi, sono stati sgozzati e sui loro corpi ci sono numerose altre lesioni che fanno supporre un accanimento senza alcuna pietà. Per il triplice omicidio, che ha distrutto una famiglia intera sconvolgendo gli abitanti di Motta Visconti, è stato fermato dopo un lungo interrogatorio il marito Carlo Lissi. Formalizzate le accuse, l'uomo è stato portato nel carcere di Pavia.

Malgrado avesse inscenato una rapina nel tentativo di sviare le indagini, Lissi è stato ripetutamente interrogato dai carabinieri finché è crollato. Quando gli hanno contestato di essere invaghito, da oltre sei anni, di una collega, non ha potuto che arrendersi all'evidenza dei fatti. "Datemi il massimo della pena", ha detto testualmente il 31enne impiegato tenendosi le mani tra la testa. Sin dalle prime battute i carabinieri del Nucleo investigativo hanno cominciato a propendere per la pista "famigliare" subito dopo le prime fasi di indagine. Il fatto stesso che nella strage non fosse stato risparmiato nemmeno il più piccolo dei due bambini, di appena 20 mesi, rendeva meno credibile la pista "esterna", di una sanguinosa rapina, e il mancato ritrovamento dell’arma del delitto nelle immediate vicinanze dei cadaveri rendeva difficile uno scenario di omicidio-suicidio. Tanto da farlo escludere pubblicamente dagli inquirenti già nel primo pomeriggio. Lissi, dopo l’allarme da lui stesso dato poco dopo le 2 di notte, è stato sentito fino a ieri mattina e poi è stato fatto tornare a casa. Risentito più volte nel corso della giornata per confrontare via via le sue dichiarazioni con quelle di amici e testimoni e con i primi riscontri scientifici e medico-legali emersi sulla scena del delitto, gli investigatori dell’Arma hanno prima cominciato ad avere dubbi sulla sua versione e poi avrebbero avuto sentore di possibili gravi tensioni nella coppia. Stanotte, dopo uno stringente interrogatorio nella caserma della Compagnia di Abbiategrasso (Milano) l’epilogo della vicenda, con le contestazioni formali.

"Carlo, perché mi fai questo?", ha urlato Cristina mentre lui la trafiggeva ripetutamente con un coltello da cucina. Poco prima avevano fatto l'amore nel salotto adiacente all'ingresso. Poi la furia. La donna, colta di spalle mentre guardava la televisione, ha anche cercato di reagire, ma lui l’ha colpita con un pugno e ha iniziato a infierire con l'arma. Così, dopo averla sgozzata, ha lasciato il corpo a terra a dissanguarsi per quattro ore. Quindi è salito al piano di sopra dove stavano dormendo i bambini. È andato prima nella cameretta della figlia: le ha appoggiato una mano sul collo e con l’altra ha affondato, di punta, il coltello nella gola. La piccola è morta senza nemmeno svegliarsi. Poi si è diretto nella camera matrimoniale dove il fratellino veniva fatto addormentare per essere spostato in cameretta. Anche al piccolino Lissi ha fatto scendere la lama nella gola, tenendo fermo il collo, mentre dormiva profondamente. La donna e i figli sono stati brutalmente assassinati con numerose coltellate in casa, una villa nella zona residenziale di Motta Visconti. La scena apparsa ai soccorritori è stata raccapricciante: sangue ovunque e i corpi della bambina nella sua cameretta, del piccolo nel letto matrimoniale e della donna, in soggiorno, martoriati. La cassaforte aperta e i contanti in essa contenuti, una cifra di non particolare entità, pare, spariti, ma senza segni di effrazioni evidenti sul forziere o sulla porta. Una messinscena, insomma.

"Dopo aver sterminato la famiglia - ha spiegato il procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa - Lissi è andato a vedere la partita dell’Italia da amici, come se niente fosse". Dopo la mattanza si è infatti trovato con un amico al pub del paese, lo Zymè. "Non tremava, non era nervoso, sorrideva e parlava di calcio, come tutti - ha raccontato un vecchio conoscente - ha anche esultato in occasione dei gol di Marchisio e Balotelli".

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