Cronache

"Il virus è cambiato". Anche i bimbi hanno un'arma in più

Mentre inizia la somministrazione del vaccino per gli under 12, l'Fda americana ha autorizzato anche l'uso degli anticorpi monoclonali. "Terapia efficace e sicura" perché "si ammalano e sono a rischio": ecco cosa ci hanno detto due esperti

GSK - Parma
GSK - Parma

Dopo i vaccini, anche gli anticorpi monoclonali: pochi giorni fa, la Food and Drug Administration (Fda) degli Stati Uniti ha approvato l'uso d'emergenza di bamlanivimab ed etesevimab per i bambini al di sotto dei 12 anni. L'azienda è la Eli Lilly, la stessa che un anno fa approvò il primo trattamento con monoclonali per l'uso sulla popolazione adulta.

Prima cura per under 12

"È il primo trattamento anticorpale autorizzato per bambini e neonati", scrive in una nota l'azienda stessa. È il caso di fare due considerazioni: la prima è che, finalmente, anche i bambini adesso hanno gli stessi mezzi degli adulti per fermare il Covid-19 dopo che per oltre un anno non hanno avuto a disposizione né i vaccini né una cura ad hoc. Il rovescio della medaglia è che, con le nuove varianti del virus, anche i bambini hanno la stessa probabilità di ammalarsi degli adulti cosa che avveniva molto più di rado all'inizio della pandemia. Ma come funzionano questi due farmaci insieme? "Bamlavinimab ed Esetinimab agiscono legandosi ed inattivando la proteina spike di Sars-Cov-2, che è la chiave che il virus usa per penetrare all’interno delle nostre cellule. Rappresentando il trattamento di precisione del Covid-19, gli anticorpi monoclonali sono un’opzione per bloccare l’infezione da Sars-Cov-2 nelle prime fasi ed impedirne la progressione a malattia che richieda la necessità di ricovero, in particolare in quei soggetti ad alto rischio di sviluppare un Covid-19 grave", afferma al Giornale.it Renato Bernardini, Professore ordinario di Farmacologia all'Università di Catania e membro del Consiglio Superiore di Sanità.

Così agiscono sull'organismo dei bambini

Al farmacologo abbiamo chiesto cosa siano questi anticorpi: si tratta di grandi proteine simili agli anticorpi da noi naturalmente prodotti, capaci di riconoscere in maniera precisa e selettiva sostanze o organismi estranei (come ad esempio i virus) "allo scopo di neutralizzarne permanentemente gli effetti nocivi". In pratica, questi due farmaci in combinazione hanno ricevuto l’approvazione emergenziale anche per bambini contagiati al di sotto dei dodici anni che presentano un alto rischio di sviluppare una malattia severa. "Inoltre, sono indicati nella stessa popolazione anche come trattamento di profilassi in caso di esposizione al Sars-CoV2. In tal senso, la combinazione dei due farmaci rappresenta il primo trattamento con anticorpi approvato per l’età pediatrica. Tale trattamento appare efficace e sicuro anche nei bambini", ci dice il farmacologo.

Il virus è cambiato: perché colpisce i più piccoli

Al contrario di quanto erroneamente si riteneva all’inizio della pandemia, i bambini e, in particolar modo, quelli fragili (obesi, diabetici, etc), possono sviluppare malattia severa che può portare anche alla a morte. "I monoclonali sono uno strumento molto importante perché in questi soggetti possono efficacemente prevenire la progressione del Covid-19 dalle fasi iniziali a quelle severe. È naturale quindi che questi farmaci siano stati studiati anche nelle popolazioni pediatriche al fine di rendere disponibile un efficace trattamento protettivo in assenza di altre opzioni di trattamento", aggiunge il prof. Bernardini. La "colpa" è anche di un virus diverso, più contagioso e aggressivo probabilmente di quello originario di Wuhan. E ne soffrono anche i più piccoli che si ammalano anche se meno rispetto agli adulti.

"Abbiamo due tipologie: quelli sani che prendono il Covid e possono stare molto male fino a morire e poi c'è tutta la fascia dei bambini con altre malattie quali leucemie o chi fa trattamenti con cortisone o immunosoppressori che possono infettarsi con il virus e ammalarsi. È assolutamente e drammaticamente necessario, purtroppo, avere una terapia anche per i bambini perché finora non li abbiamo potuti vaccinare", afferma a IlGiornale.it il Prof. Carlo Federico Perno, direttore del dipartimento di Microbiologia dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che sottolinea come non sia vero che i bambini non si ammalino, anzi: la produzione di anticorpi monoclonali ad hoc è la "dimostrazione molto chiara e la più diretta possibile che se viene sviluppato e autorizzato un monoclonale per i bambini, evidentemente si ammalano e sono a rischio".

Con quali criteri vengono somministrati

Ma quali sono i criteri con cui vengono scelti i bambini a cui somministrare i monoclonali? "I criteri sono stabiliti dalle regole di ciascun Paese - aggiunge il microbiologo - Aspettiamo che l'Aifa si esprima sull'argomento". Una volta ottenuto l'ok, sapremo quali piccoli pazienti possono utilizzare questo tipo di trattamento che, come affermato dal Prof. Perno, il criterio generale è l'utilizzo in tutti quei bambini che hanno una malattia grave o che possono svilupparla e sono a rischio di terapia intensiva e morte. "Se i dati scientifici di efficacia e sicurezza, valutati da Ema e da Aifa verranno convalidati è, oltre che auspicabile, molto probabile che anche l’Italia si doterà di questo trattamento che, in certi casi, può salvare la vita ai piccoli pazienti", sottolinea il farmacologo Bernardini.

Perché non sono stati aggiornati i vaccini

Capitolo vaccini: se da più parti abbiamo letto e riportato quanto sostenuto dalle stesse Pfizer e Moderna, e cioé che da gennaio avremo a disposizione un vaccino ad Rna "aggiornato" per la variante Omicron, in realtà abbiamo scoperto che non è così perché la variante non "bucherebbe" la nuova variante del Covid-19 ma sarebbe altamente efficace come accade con la variante Delta. "Non risulta che né Pfizer né Moderna stiano aggiornando il vaccino. Mi risulta che stiano valutando se debba essere aggiornato, che è molto diverso", sottolinea il Prof. Perno, che ci spiega i motivi per cui non è stato aggiornato fino a questo momento.

"La ragione per cui non lo hanno aggiornato per la variante Delta, è che il vaccino copre benissimo questa variante e non c'era nessuna ragione per aggiornarlo. La variante Delta è perfettamente sensibile al vaccino così come lo era l'Alfa e la variante B1 originaria. Prima di aggiornare un vaccino bisogna valutare se perde efficacia: a me non risulta che l'abbia persa con Omicron, si sta valutando", aggiunge il microbiologo. Insomma, a gennaio non ci sarà nessun vaccino nuovo ma "nell'arco di tre mesi, nell'ipotesi in cui si dimostrasse che la variante Omicron buca il vaccino, sarà aggiornato ma non mi risulta assolutamente che stiano preparando un vaccino per la variante Omicron. Sicuramente non è così".

Chi decide se "aggiornare" il vaccino non sono Pfizer o Moderna ma la comunità scientifica e i governi: questa è un'ottima notizia per quanti pensassero che ci volesse, subito, un nuovo vaccino per coprire Omicron perché, al momento, così non è.

"Se ne avremo bisogno, ce ne accorgeremo", conclude.

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