Moralista vero e ladro presunto Il contrappasso del vescovo

«Devi dimetterti punto e basta. Sarebbe la prima volta che fai qualcosa di buono che giova al Paese e alla Chiesa». Se facesse a se stesso quello che ha fatto agli altri, oggi monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, dovrebbe intimarsi il ritiro in convento. E se noi fossimo come lui, e usassimo i pesi che carica sulle spalle del prossimo, gli diremmo: vattene! E perché? Mogavero, già sottosegretario della Cei, e famoso come esponente dell'ala progressista (...)(...) dell'episcopato, risulta indagato dalla Procura con l'infamante accusa di aver sottratto 180mila euro dalle casse della diocesi destinate ai poveri. La prima frase è una decalcomania tratta da un tonante articolo di Alberto Bobbio, apparso su Famiglia cristiana il 4 ottobre del 2011, che cominciava proprio così: «Deve dimettersi punto e basta. Sarebbe la prima volta che fa qualcosa che giova al Paese». Famiglia cristiana lo elogiò per questa sua volontà da scorticatore dei peccati altrui: «È uno abituato a parlare limpido». C'è bisogno di dire che parlava di Silvio Berlusconi? Trovate questo anatema e tanti altri in un libro-intervista scritto con il vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi: La Chiesa che non tace (Rizzoli). Erano i momenti in cui chi non impalava pubblicamente il premier passava per un poco di buono, complice del malfattore per eccellenza, e doveva vergognarsi se scoperto a entrare in chiesa. Il moralista col sasso in mano non esitava a scagliarlo con mira favolosa contro i confratelli sospetti di cripto-berlusconismo: «Sarà difficile giustificare le coperture che qualche esponente ecclesiastico ha dato, per altro non richiesto, al presidente del Consiglio, come se si dovesse custodire in qualche modo l'uomo della Provvidenza del terzo millennio». Famiglia cristiana si accovaccia adorante davanti al profeta, uomo che non teme di «essere dalla parte della minoranza» (sic). Ha un dispiacere, il vescovo: e cioè che «tra i sostenitori più accesi del premier ci siano dei buoni cattolici». Poveri idioti, che non sanno quello che fanno. Insiste: «Come uomo Berlusconi è una grande delusione... c'è il profilo morale dell'uomo, che adotta comportamenti non certamente esemplari». Proprio così: giudica l'uomo. E questo oggi è ritenuto il campione bergogliano della misericordia, ripetutamente intervistato al Sinodo dove la sua frase incisa su tutti i taccuini è stata: «Su risposati e gay io sto con papa Francesco». Come dire che gli altri vescovi no.Nell'intervista sostiene un garantismo al minimo sindacale: «Vale per tutti anche per Berlusconi la presunzione di innocenza». Una misericordia abbastanza della mutua, diciamo. Dice peste e corna, strazia l'immagine di un battezzato, e poi butta un crisantemo sul fiume. Poi, forse preoccupato di passare per berlusconiano, aggiunge, visto che si tratta di un politico, «abbiamo l'esempio di quanto accade all'estero, dove si fa un passo indietro per molto meno». E tu, vescovo Domenico? Applicherai a te stesso questa norma? Resta, devi restare. Esiste anche il dovere cristiano e civico di impedire che la magistratura, dopo essersi presa il potere di far fuori i politici, si metta anche a eliminare gli ecclesiastici.Confessione finale. Crediamo all'innocenza delle sue mani, che siamo certi non si sono contaminate coi soldi sottratti ai miseri, ma non abbiamo mai creduto all'innocenza della sua lingua. Non dire degli altri quello che non vuoi dicano di te. O no? Renato Farina