Morto Steven Babbi, 24enne malato di tumore e abbandonato dall'Inps

Steven Babbi è morto a causa di tumore osseo a 24 anni. Nel 2017 l'Inps gli aveva sospeso l'indennità di malattia. L'azienda presso cui lavorava continuò a pagargli lo stipendio

Morto Steven Babbi, 24enne malato di tumore e abbandonato dall'Inps

Ce l'ha messa tutta per sconfiggere il cancro, ha lottato con le unghie e con i denti pur di restare aggrappato alla vita che tanto amava ma, alla fine, il tumore ha avuto la meglio. Steven Babbi, il 24enne di Cesenatico noto alle cronache per la sua coraggiosa battaglia contro uno Stato che aveva smesso di riconoscergli l'indennità retribuita per malattia, è morto nella giornata di sabato 15 febbraio.

La sua storia ha commosso tutti, tanto che alla fine Steven è diventato un simbolo per i malati oncologici vittime delle ingiustizie sociali. E probabilmente, lo resterà ancora per molto. A dare annuncio della sua scomparsa è stata la Siropack Italia Srl, una ditta di Cesenatico che si occupa di imballaggi, presso cui il ragazzo lavorava. "Con infinito dolore comunichiamo che Steven ci ha lasciati – si legge nel post pubblicato su Facebook – Se n'è andato così come ha sempre vissuto, affrontando ogni momento con positività, forza e immensa determinazione".

Dall'età di 13 anni, Steven era affetto dal sarcoma di Ewing, un tumore che attecchisce il tessuto osseo. Ma nonostante la vita lo avesse messo a dura prova, aveva sempre cercato di condurre il più possibile un'esistenza comune a tanti altri, studiando e lavorando sodo. Nel febbraio del 2016 era stato assunto alla Siropack, azienda che produce macchine da imballaggio per l'industria farmaceutica e Alimentare. Purtroppo però, il cancro avanzava rapidamente tanto che, nel marzo del 2017, fu costretto a fermarsi a seguito dell'asportazione di un polmone. Percepì l'indennità di malattia per i canonici sei mesi previsti dalla legge fino a quando, a settembre dello stesso anno, gli fu sospesa. A quel punto furono Rocco e Barbara De Lucia, i fondatori dell'azienda, ha segnare una svolta decisiva per la sua vita. In barba alle ingiustizie, decisero di continuare a pagargli lo stipendio versando fino all'ultimo centesimo di contributi. Lo adottarono, come fosse un figlio acquisito, facendosi promotori di una lunga battaglia per i diritti sociali dei malati oncologici. Una gara di solidarietà, una lotta impegnata che commosse l'Italia intera.

Ora Steven non c'è più ma i due i prenditori non intendono mollare la presa. "Lotteremo con maggiore determinazione. – scrivono in una nota pubblicata sul sito dell'azienda – Lotteremo per tenere viva la testimonianza di Stevem e dare voce alla richiesta di escludere dal limite dei 180 giorni di malattia retribuita annuale tutti i malati oncologici, per restituire a ciascun lavoratore quella dignità che Steven ha dimostrato fino alla fine, e per far sì che il nostro Paese destini più fondi alla ricerca affinché i nostri malati possano avere una maggiore speranza di vita".