Coronavirus

Niente negazionismi ma niente lockdown

No, una nuova pandemia non possiamo permettercela. Né dal punto di vista economico, né da quello della tenuta sociale e - ultimo, ma non per importanza - da quello della nostra salute psicologica

Niente negazionismi ma niente lockdown

No, una nuova pandemia non possiamo permettercela. Né dal punto di vista economico, né da quello della tenuta sociale e - ultimo, ma non per importanza - da quello della nostra salute psicologica. Mai più un lockdown. Non si può ricominciare tutto daccapo, come in un eterno giorno della marmotta o in una puntata di Russian Doll. Non si possono replicare - esattamente nello stesso modo - gli errori commessi all'inizio del 2020. La prima volta eravamo spiazzati, presi alla sprovvista da un virus sconosciuto e da un incubo - quello della pandemia - che non aveva mai sfiorato la nostra epoca. E i governi hanno reagito prima in ritardo e poi in affanno, inseguendo il Covid con misure emergenziali che hanno limitato le nostre libertà individuali - lo ricordava l'ex premier Mario Draghi pochi giorni fa in un'intervista - per fermare una valanga invisibile che ha ammazzato centinaia di persone ogni giorno. Ma la seconda volta, se ci comportassimo come due anni fa, saremmo degli sciagurati e dei cretini. Ora che il virus - qualunque variante abbia deciso di indossare - torna ad arrivare dalla Cina, dobbiamo interrompere la proiezione della pellicola che abbiamo già visto.

Se a Pechino piace questo film dell'orrore possono guardarselo all'infinito. Ma ci lascino in pace. E il problema è tutto qui. Il regime cinese non ha mai detto la verità sulla natura del virus, ha omesso i numeri reali delle vittime, ha portato avanti una politica inutile di lockdown totalitari senza una sacrosanta campagna di vaccinazione, ha deportato i malati senza curarli, se ne è fregato di quello che diceva la scienza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E ora il conto non può ricadere su di noi, già plurivaccinati (il 67% dei cittadini ha ricevuto tre dosi) e infettati almeno una volta (quasi 25 milioni). In Italia il Coronavirus è diventato poco più e, in taluni casi, persino meno di un'influenza. Non si può tornare indietro. Il governo fa bene, quindi, a tamponare tutti coloro i quali atterranno in Italia dalla Cina e deve mettere in atto - senza panico, ma con determinazione - una strategia di prevenzione ancora più capillare per sventare il pericolo dei contagi. L'esecutivo fa bene pure a non chinare il capo davanti alle sirene antiscientifiche e No Vax, perché la storia recente ci ha insegnato che, spesso, quelle sirene anticipano quelle delle ambulanze. E ne abbiamo sentite già troppe.

Ma la storia recente ci ha anche insegnato che l'Italia, a differenza di Pechino, è una democrazia, non una dittatura e non deve cedere mai più all'allarmismo ideologico di una sinistra che si balocca con chiusure e divieti e che trasforma subito un virus in campagna elettorale. Gli errori nell'affrontare le pandemie vengono misurati dagli elettori: vedi la scellerata gestione Speranza-Conte del 2020. Errare è umano, perseverare è diabolico.

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