Nigeriano ucciso, arrestato ultrà. La difesa: "Il palo usato dal profugo"

La difesa dell'ultrà: "I primi ad aggredire sono stati i due nigeriani". Oggi attesa l'autopsia sulla vittima. Il pm ritiene "attendibili" i testimoni

Nigeriano ucciso, arrestato ultrà. La difesa: "Il palo usato dal profugo"

Oggi si attendono intorno alle 12 i risultati della prima autopsia sul corpo di Emmanuel, il nigeriano ucciso a Fermo dopo una colluttazione con un ultrà locale. Intanto, proseguono le indagini. Le versioni della moglie del migrante e quella di Amedeo Mancini, arrestato ieri con l'accusa di omicidio preterintenzionale, divergono. Chinyery, la vedova, sostiene che dopo un insulto sfondo razzista, Mancini avrebbe prima aggredito lei e poi massacrato di botte il marito. L'ultrà, invece, dice di essere stato aggredito per primo con un palo della segnaletica stradale e di aver solo reagito.

La difesa del legale di Mancini

Ieri, intanto, intervistato da la Zanzara, il legale di Amedeo Mancini ha ribatito la linea difensiva. "I due nigeriani erano vicini a un'auto in modo sospetto - dice l'avvocato - armeggiavano intorno a un'auto. Tra gli insulti sciocchi e stupidi detti da Mancini e la colluttazione sono passati 5 minuti". Il legale, quind, sposa la versione dell'assisitito e confermata (secondo quanti si apprende) da almeno 4 testimoni (tre donne e l'amico che lo accompagnava). "Il palo lo ha preso il nero, è pacifico - aggiunge l'avvocto - I primi ad aggredire sono stati i due nigeriani, ma questo è ormai chiaro anche dal capo di incolpazione che è omicidio preterintenzionale. Il ragazzo - conclude - ha detto la parola scimmia e un invito ad andarsene. Una frase ignobile che il ragazzo poteva risparmiarsi. Ora si è pentito, è distrutto, ma con il pugno non si vuole uccidere. Probabilmente il nigeriano è morto sbattendo la testa".

L'avvocato non è mancato di commentare anche l'aggravante di razzismo che pende sulla testa dell'ultrà come la spada di Damocle. "Scimmia? - dice a La Zanzara - E' una parola che viene detta in giro anche da onorevoli e i ragazzi pensano si possa dire e invece non si deve dire. Certamente se questi signori politici usassero un linguaggio più contenuto persone che non hanno livelli culturali elevati non si sentirebbero liberi di dirlo". Il riferimento sembra chiaro: Calderoli che chiamò "orango" Cecile Kyenge.

Anche di fronte agli inquirenti Amedeo Mancini ha ribadito di "non voler uccidere", ma di essersi difeso. "Quando quel giovane di colore mi è venuto addosso con il segnale stradale, ho visto la morte in faccia e mi sono difeso. Sono distrutto dal dolore, ma cosa avrei dovuto fare?". Così come ha negato di essere razzista o di destra: "Non sono iscritto ad alcun partito e non sono certamente di estrema destra, né razzista. Non ho alcuna preconcetto sui migranti, che sono povere persone che meritano comprensione, rispetto e aiuto".

La ricostruzione e le due versioni

Partiamo dal racconto dei testimoni, quattro persone che hanno raccontato la stessa versione dei fatti e che erano presenti alla tragedia. Il racconto coincide con quanto detto dall'ultrà e cozzano, invece, con la versione della moglie del nigeriano. Ieri il pm che coordina le indagini, Francesca Perlini, ha ritenuto "attendibili" tutti i testimoni. Anche se conferma l'aggravante di razzismo.

I presenti alla colluttazzione, sostanzialmente, concordano nel dire che a tenere in mano il palo stradale e ad aggredire per primo sarebbe stato il nigeriano. Dopo l'insulto, il nigeriano e la moglie sarebbero andati avanti, per poi tornare indietro dopo alcuni momenti e iniziare la colluttazione. Emmanuel avrebbe spinto Mancini, colpendolo poi con il palo e "facendolo cadere a terra". A quel punto l'ultrà si sarebbe rimesso in piedi, colpendo Emmanuel "con un solo pungo".

La versione di Chinyery è invece diversa. Sostiene che l'ultrà abbia picchiato senza motivo suo marito, uccidendolo. Secondo la vedova, ad usare il palo sarebbe stato sempre Mancini che insieme all'amico avrebbe anche infierto su Emmanuel a terra.

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