No all'incontro Lamorgese-Salvini Draghi la difende

Nel vertice EuMed che si è chiuso venerdì a tarda sera non si è parlato solo di ambiente ed energia. I nove leader europei presenti ad Atene, infatti, hanno affrontato anche la delicata questione migratoria.

No all'incontro Lamorgese-Salvini Draghi la difende

Nel vertice EuMed che si è chiuso venerdì a tarda sera non si è parlato solo di ambiente ed energia. I nove leader europei presenti ad Atene, infatti, hanno affrontato anche la delicata questione migratoria. Tema oggetto di confronto nella seconda plenaria della giornata, dedicata alla sicurezza e alla stabilità del Mediterraneo, e nella cena tra i capi di Stato e di governo che ha chiuso il summit. Un dossier caldissimo, soprattutto per gli Stati che aderiscono a EuMed, di fatto la linea dei Paesi di prima accoglienza: Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta (con il vertice di venerdì allargato per la prima volta a Croazia e Slovenia).

Inevitabile, quindi, che ad Atene si sia ragionato su una linea comune da tenere in sede europea, soprattutto in vista del Consiglio Ue in programma a Bruxelles il 21 e 22 ottobre. Un appuntamento che avrebbe dovuto occuparsi proprio della questione migratoria, in particolare del meccanismo di redistribuzione automatica dei migranti che approdano sulle coste del Mediterraneo. Una discussione che sarà invece rinviata, perché è di tutta evidenza che le elezioni tedesche in programma il 26 settembre congelano tutte le scelte politiche più delicate dell'Europa. Finché non sarà chiaro che governo e quale cancelliere ci sarà a Berlino, l'Ue si muoverà infatti a scartamento ridotto.

Draghi ne è ben consapevole, tanto che - pur insistendo sulla necessità di una riforma complessiva - per il momento si accontenterebbe di riuscire a dirottare una quota consistente dei 15 miliardi europei del partenariato verso i Paesi dell'Africa del Nord, primi fra tutti Tunisia e Libia che sono gli Stati costieri più instabili. In attesa che l'Europa si dia una regola chiara sulla redistribuzione per quote proporzionali tra tutti i ventisette Paesi membri, insomma, quei soldi potrebbero favorire una stabilizzazione del quadro. Un tema, questo, che sarà affrontato nel prossimo vertice Med5 - tra Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro - a cui la prossima settimana parteciperà il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese.

Sul fronte interno, invece, si allontana - e di moltissimo - l'ipotesi di un faccia a faccia tra il titolare del Viminale e Matteo Salvini. Il leader della Lega lo ha invocato più volte. E in conferenza stampa il premier si era perfino detto possibilista («se il ministro è d'accordo», era però stata la sua accorta precisazione). In verità, sembra che sia proprio Draghi quello meno intenzionato a convocare un vertice a tre che finirebbe per diventare una sorta di «processo» alla Lamorgese. Proprio mentre il premier era impegnato al summit EuMed, infatti, dall'Italia rimbalzavano ad Atene i soliti affondi di Salvini contro il ministro dell'Interno, reo di aver «permesso lo sbarco di 40mila immigrati senza nessun controllo». Inutile, insomma, dare il via libera a un incontro che servirebbe solo a fare da volano alle critiche del leader leghista, soprattutto adesso che la partita va giocata a livello europeo e una maggioranza di governo divisa sul tema non è certo utile alla causa. Peraltro - come è noto - Draghi non condivide affatto le obiezioni di Salvini. Anzi, l'ex numero uno della Bce ha partecipato in prima persona a tutte le decisioni prese dalla Lamorgese in materia di immigrazione. Oltretutto, se la Lega ha delle questioni politiche da porre già esiste un luogo consono che è la cabina di regia. E poco importa al premier che quello sia un format che non prevede la presenza dei leader di partito (Salvini), ma solo dei capi delegazione (Giancarlo Giorgetti) o dei ministri competenti sull'argomento di volta in volta trattato.

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