Niente raccomandata e l'Inps chiede i soldi a un ragazzo disabile

Per la mancata consegna di una raccomandata, mai ricevuta dalla famiglia, ad un ragazzo disabile al 100% l'Inps richiede indietro i soldi del sostegno. La disperazione della famiglia e l'ira dell'Osservatorio per le Disabilità

Niente raccomandata e l'Inps chiede i soldi a un ragazzo disabile

Succede a Monopoli, in provincia di Bari, a Martino un ragazzo autistico, invalido al 100%, il postino non recapita la raccomandata per la revisione dell'invalidità per emergenza Covid, l'Inps non solo interrompe la pensione, ma pretende la restituzione della somma di 3.515,40 euro, soldi percepiti dal giovane da agosto ad oggi. A denunciare la vicenda é Luigia, la madre di Martino, il giovane disabile che nel frattempo, da corretta cittadina si era informata al Caf che ha sempre seguito le sue pratiche, chiedendo come mai non fosse stata ancora convocata e le é stato risposto che era normale visto che questo genere di pratiche stava slittando probabilmente a causa del Covid e che avrebbero mandato presto un la convocazione.

Mai però la donna si sarebbe aspettata un trattamento del genere dall'Inps, che, almeno teoricamente, dovrebbe tutelare la categoria. L’Istituto di previdenza il giorno 3 dicembre 2020 scorso ha fatto recapitare una missiva alla signora Luigia, in cui è stata informata che per effetto della mancata visita da parte del figlio alla revisione fissata per il 31 agosto 2020, la prestazione di invalidità civile era stata sospesa dal mese di settembre 2020, chiedendole oltretutto la restituzione retroattiva delle cifre ricevute da settembre ad oggi.

Non ha bussato nessuno alla mia porta – dichiara Luigia, la mamma di Martino – quando ho chiesto al Caf e ho telefonato all’Inps per dire che era passata la data, mi hanno detto di stare tranquilla che mi sarebbe arrivata la convocazione, io non ho trovato nemmeno la comunicazione nella mia cassetta postale, se il postino l'avesse portata e non ha bussato, almeno avrebbe dovuto lasciare una comunicazione, ma non c'era niente di niente, si tratta di mio figlio, non avrei lasciato passare tempo”.

La famiglia si è rivolta ad un legale; “Episodi del genere non devono assolutamente capitare – tuona l’avvocato della famiglia - l'assenza del giovane alla visita del 31.08.2020 è imputabile esclusivamente alla circostanza che il postino incaricato della notifica del relativo avviso, recatosi presso il domicilio della famiglia, che abita in un un appartamento di Monopoli con ingresso indipendente, non ha suonato alla porta a causa del decreto covid, né ha lasciato alcun avviso in merito. In altre parole – prosegue il legale - la signora Luigia, madre di Martino, non ha mai avuto alcun avviso di tale visita, neanche telefonico, né l’Inps si è curato di verificare il motivo reale della assenza alla visita del 31.08.2020, chiedo pertanto – conclude l’avvocato – la rettifica immediata della determinazione in oggetto in autotutela, con l’avviso che in caso contrario, sarò costretto ad adire l'autorità giudiziaria per tutelare gli interessi della mia assistita e del figlio disabile”.

Sulla vicenda interviene anche l’Osservatoria per la disabilità La Battaglia di Andrea, “È uno scandalo che una mancanza di un postino ed una mancata verifica da parte dell’Inps di Bari condanni un ragazzo disabile – dichiara Asia Maraucci, presidente dell’Osservatorio – ci troviamo sempre di fronte al caso che a pagare sono i più deboli, e chi realmente ha sbagliato si comporta come Ponzio Pilato e se ne lava le mani, se così è andata, chiediamo l’immediato licenziamento del postino da parte di Poste Italiane, il licenziamento degli impiegati dell’Inps che non hanno fatto il loro dovere e le immediate dimissioni del direttore dell’Inps di Bari; non solo devono rettificare ciò che indebitamente hanno chiesto alla famiglia – prosegue la donna – ma adesso devono risarcirla dei danni morali che ha subito, devono rimediare alla lacrime di una mamma di un figlio disabile, adesso non deve essere mortificato anche da chi dovrebbe tutelarlo.

Non dovevano sospendere e chiedere il rimborso trattandoli con sufficienza – conclude la donna –avrebbero dovuto accertarsi del motivo dell’assenza del ragazzo, ricordando tra l’altro a questi funzionari , che dall’autismo purtroppo non si guarisce”.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica