Non solo aiuti a pioggia: meglio prestiti alle imprese

Salvare le imprese dall'asfissia da mancanza di liquidità. Il primo salvagente lanciato dal governo con il decreto Cura Italia è atterrato piuttosto lontano dalle esigenze reali delle imprese

Salvare le imprese dall'asfissia da mancanza di liquidità. Il primo salvagente lanciato dal governo con il decreto Cura Italia è atterrato piuttosto lontano dalle esigenze reali delle imprese. Le criticità raccontate nei giorni scorsi dal Giornale cominciano a trovare ascolto nel governo. Con il prossimo decreto il bonus di 600 euro per le partite Iva dovrebbe essere riproposto ad aprile ed essere aumentato fino a 800. Ma i beneficiari dovrebbero dimostrare il calo del fatturato. Dettaglio non da poco, perché a bloccare l'erogazione dei primi fondi stanziati è stata proprio l'impostazione burocratica: ogni verifica richiede tempo e documentazione. E il lockdown imposto dal virus rende tutto più complicato sia agli imprenditori che alla macchina chiamata a erogare i fondi, non abituata a ragionare con i tempi dell'emergenza.

Dalla società civile arriva una proposta concreta, ma la politica si trincera dietro i soliti riti: alla task force annunciata dal ministero dell'Economia e al comitato parlamentare sui finanziamenti alle imprese chiesto dal Pd si aggiunge l'annuncio della commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche: «Monitoreremo l'attività che si sta svolgendo sul sistema bancario». Previsto un ciclo di audizioni a partire proprio dalla task force del Mef. Strumenti che però sembrano poco adatti all'urgenza del momento.

La speranza comune è che il decreto di aprile aggiusti il tiro. Magari dando retta a qualche suggerimento che arriva dal settore privato. Sta riscuotendo interesse il progetto curato da un gruppo di manager, economisti, banchieri e giuristi riuniti nell'associazione «M&M - Idee per un Paese migliore». Il piano Bridge in sintesi prevede che qualunque operatore economico (partite Iva, imprese, commercianti, cooperative, enti del terzo settore) che abbia registrato un fatturato nello scorso anno, possa accedere a prestiti bancari a tasso zero restituibili in dieci anni a partire dal primo gennaio 2022. «L'importo massimo pari a tre dodicesimi del fatturato 2019 - spiega Fabrizio Pagani, presidente dell'associazione ed ex capo della segreteria tecnica del ministro Padoan - verrebbe garantito dallo Stato al cento per cento». Nel Cura Italia sono già previste forme di finanziamento per le imprese garantite dallo Stato all'80 per cento. Ma il fatto che la garanzia non copra l'intera cifra sta già determinando intoppi decisivi. Come testimoniato da diversi associati a Confartigianato, le banche, come tutte le altre imprese, sono in difficoltà a garantire l'operatività. «La garanzia totale - spiega Pagani - evita agli istituti di credito il peso di istruttorie e verifiche. E l'erogazione di linee di credito può interessare le banche che possono accedere alla liquidità extra garantita dalla manovra sui Tltro della Bce. La nostra proposta, che mettiamo a totale disposizione di qualunque forza politica, non serve per la ripartenza dell'economia, ma per traslare di sei settimane la situazione di difficoltà delle imprese e traghettarla fino a maggio. Confidando che basti a dare loro il tempo di ripartire». Proprio ieri, gli azzurri Renato Brunetta e Giorgio Mulè hanno lanciato l'idea di un «prestito d'onore universale» che sembra andare nella stessa direzione indicata dal Bridge. Idea che potrebbe far breccia nel governo, stando alle parole del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli: «Garantire alle imprese prestiti lunghi a tasso zero».

Ieri intanto il Consiglio dell'ordine dei consulenti del lavoro ha confermato una criticità anticipata dal Giornale: «Sarà impossibile per milioni di lavoratori italiani ricevere, nei tempi annunciati dal governo, gli importi maturati per Cassa Integrazione». Per i professionisti, il carico di burocrazia legato alla concessione della cassa integrazione rende impossibile arrivare all'approvazione per tutti i lavoratori entro il 15 aprile. Una circostanza che potrebbe finire con il ricadere sulle spalle delle imprese. Che a quel punto dovranno scegliere se lasciare i propri dipendenti senza stipendio e senza ammortizzatore sociale. La cassa è stata estesa anche alle imprese con meno di sei dipendenti, tra le quali molte potrebbero non avere la disponibilità finanziaria necessaria ad anticipare il sussidio. Il rischio, avvisano i consulenti del lavoro, riguarda milioni di lavoratori. E il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo annuncia un protocollo concordato con Abi e parti sociali per garantire anticipi della cassa integrazione direttamente sui conti correnti. Ma il tempo stringe.

In attesa del nuovo decreto economico che si spera in grado di correggere alcune storture del Cura Italia, in Parlamento è iniziato l'iter di conversione del decreto per l'emergenza economica attualmente in vigore. Proposte di modifica sono arrivate da tutti i partiti, maggioranza inclusa.

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Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Mar, 31/03/2020 - 18:30

fondamentalissimo dare soldi alle imprese! perchè loro possono pagare gli stipendi ai dipendenti, poi i dipendenti con quelli potranno far girare un minimo di economia, e se l'economia gira, anche le banche possono respirare! se invece, al contrario, si danno soldi alle banche, saranno gli unici a respirare, tutto il settore commerciale soffoca, poi , presto o tardi, soffocheranno anche le banche! furbi? :-) mah.....

TitoPullo

Mar, 31/03/2020 - 18:56

Ehhh....ma i 5Stalle devono riforaggiare il proprio elettorato!!la stragrandde maggioranza di questa combricola non ha MAI lavorato quindi come puo'essere sensibile ai problemmi del lavoro e della produzione? Continuano invece a voler spartire quello che non c'é!!Ma dove volete andare con 'sta combricola! E sto usando un'eufemismo!Bisogna mandarli A-CA-SA prima che distruggano questo paese!!!