La protesta, la scomparsa e il tribunale: le ultime ore della giornalista russa anti-Putin

Per ore si erano perse le tracce di Marina Ovsyannikova, la giornalista che aveva contestato la guerra in Ucraina durante il tg del primo canale russo. Poi la svolta: l'udienza in tribunale, la multa e il rilascio

La protesta, la scomparsa e il tribunale: le ultime ore della giornalista russa anti-Putin

La protesta della giornalista Marina Ovsyannikova ha fatto rumore. Il cartello di denuncia contro la guerra in Ucraina, da lei esibito in diretta durante il tg del primo canale russo, è diventato il simbolo del dissenso non silenzioso a Vladimir Putin e alla sua "operazione speciale" contro Kiev. Il gesto plateale consumatosi dinanzi a milioni di telespettatori ha infastidito e non poco il Cremlino: in un briefing, il portavoce del presidente russo ha bollato l'accaduto come un atto di "teppismo". Intanto la protagonista del blitz televisivo, dopo ore di silenzio nelle quali sembrava sparita nel nulla, è comparsa davanti ai giudici con l'accusa di aver "organizzato un evento pubblico non autorizzato". Poi la multa e il rilascio.

"Non riusciamo a trovarla, ma stiamo continundo a cercare", aveva rivelato alla Cnn l'avvocato Dmitry Zakhvatov. Il telefono della giornalista risultava infatti irragiungibile dalla serata di ieri, da quando - dopo la protesta in diretta - la donna era stata trattenuta dalla polizia per alcuni accertamenti. Un pool di avvocati specializzati nella difesa dei diritti umani si sta occupando del caso. "Io e i miei colleghi abbiamo cercato tutta la notte la giornalista, ma né il centro televisivo stesso, né il dipartimento di polizia di Ostankino hanno dato conferma della sua presenza. Gli avvocati non sono riusciti a mettersi in contatatto con lei", ha testimoniato la legale Anastasia Kostanova, aggiungendo: "Ciò significa che la nascondono dai suoi avvocati e cercano di privarla dell'assistenza legale e, a quanto pare, stanno cercando di preparare l'accusa più severa".

Secondo quanto riportato dall'avvocato Pavel Chikov, che già in passato aveva offerto assistenza ad alcuni attivisti antigovernativi in Russia, la giornalista Ovsyannikova era stata sottoposta a un controllo "pre-investigativo" da parte del comitato investigativo della Federazione Russa. Una circostanza che tuttavia non avrebbe previsto né la detenzione, né la reclusione. Eppure, della dissidente televisiva si erano perse le tracce da ore. "Marina Ovsyannikova non è stata ancora trovata. È stata imprigionata per più di 12 ore", avev denunciato Chikov in un tweet. In un primo momento, si era ipotizzato che la giornalista fosse stata arrestata in base alle nuove norme che prevedono anche la detenzione (fino a 15 anni) per chi diffonde notizie sull'esercito russo ritenute false dal Cremlino. Ad avvalorare questa eventualità era stato lo stesso avvocato Dmitry Zakhvatov.

Poi, dopo interminabili ore di silenzio, le prime notizie sulla sorte di Marina. Secondo Novaya Gazeta, la donna è apparsa in tribunale a Mosca per prendere parte all'udienza che la vede accusata di aver "organizzato un evento pubblico non autorizzato". La giornalista è difesa dall'avvocato Anton Gashinsky, come emerge da una foto pubblicata su Telegram che la ritrare accanto al legale. Stando a quanto trapela, alla dissidente televisiva non sarebbe stata contestata la violazione della nuova legge sulle "notizie false". Infatti, secondo quanto riferito e accertato da France Press, al termine dell'udienza la giornalista al centro del caso è stata solo multatata di 30mila rubli russi (circa 255 euro, al cambio di oggi) e poi rilasciata. All'uscita del tribunale, la donna ha dichiarato di essere stata interrogata per 14 ore.

In un videomessaggio pubblicato prima del plateale gesto in tv, la giornalista aveva lanciato accuse contro Mosca parlando di "regime antiumano". Uno sfogo che sta raccogliendo manifestazioni di solidarietà da tutto il mondo. In un video postato sui social, lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto "personalmente grato" alla donna che ha alzato il cartello - e la voce - contro Putin.

Proprio dal fronte internazionale si era levato anche l'appello delle Nazioni Unite affinché la Russia non punisse Marina Ovsyannikova. Ravina Shamdasani, portavoce Onu per i diritti umani, aveva sostenuto che le autorità russe devono garantire che la donna "non debba affrontare nessuna punizione per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione". Il presidente francese, Emmanuel Macron, nel frattempo aveva proposto una "protezione consolare" per la giornalista russa che ha contestato la guerra in Ucraina. "Lanceremo la procedura diplomatica per offrire una protezione sia all'ambasciata sia una protezione come l'asilo. Avrò occasione, nel mio prossimo colloquio con il presidente Putin, di proporre questa soluzione in modo diretto e molto concreto", aveva affermato l'inquilino dell'Eliseo dopo aver visitato un centro d'accoglienza per profughi ucraini nell'ovest della Francia. Nel frattempo l'amministratore delegato di Channel 1, Konstantin Ernst, risulta nella lista dei russi finiti nel mirino delle nuove sanzioni Ue.

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