Il nonno di Eitan: "Ho perso fiducia nella giustizia italiana"

Il nonno di Eitan ha parlato alla televisione israeliana, continuando a sostenere che la sua casa è la casa di Eitan: zia Aya intanto ha sentito il bimbo

Il nonno di Eitan: "Ho perso fiducia nella giustizia italiana"

"Ho perso la fiducia nella giustizia italiana". A parlare è il nonno di Eitan, accusato del rapimento dell’unico sopravvissuto alla strage del Mottarone. Shmuel Peleg si riferisce al fatto che l'affido della tutela del bambino sia stato dato ad Aya Biran, medico e sorella del padre di Eitan, tutela che l'uomo e i suoi congiunti credevano fosse temporanea.

L'intervista è stata trasmessa dalla televisione israeliana e riporata a “Quarto Grado”. Shmuel Peleg ha raccontato di come sia avvenuto il viaggio: l’uomo si era recato da Eitan, che stava dalla tutrice, la zia Aya Biran, con una nuova auto a noleggio, non quella che aveva già utilizzato per un noleggio di lungo periodo e sulla quale le autorità italiane avevano istallato un Gps. Con la vettura, il nonno, Eitan e un terzo uomo misterioso si sono recati a Lugano, per prendere, solo il nonno ed Eitan, un volo privato che si stima sia costato circa 9000 euro. Il volo li ha portati nell’area metropolitana di Tel Aviv, in un costoso quartiere residenziale dove Peleg vive.

Il viaggio è stato un viaggio normalissimo. Abbiamo noleggiato una macchina, ci hanno controllato i passaporti e siamo arrivati in Israele”, avrebbe commentato Shmuel, che però non ha saputo rispondere sul perché i due abbiano preso un volo privato e non uno normale. “Ora Eitan lo abbiamo riportato a casa: questo è ciò che volevano i suoi genitori", pare abbia aggiunto l’uomo”.

Due dettagli restano ancora molto misteriosi sul viaggio di Eitan. Uno: come abbiano fatto a passare velocemente i controlli anti-Covid, dato che per un viaggio in Israele sono richiesti due tamponi con relativi esiti alla partenza e all’arrivo. Due: le generalità di Eitan erano registrate in un sistema che avrebbe impedito un espatrio non autorizzato, ma non si sa cosa non abbia funzionato in quel sistema, dato che l’allarme pare non sia mai partito.

Il viaggio di zia Aya

Intanto Aya pare abbia parlato telefonicamente con il piccolo Eitan, che non sa di essere stato rapito, forse anche per dare al piccolo una parvenza di normalità nella sua situazione: si tratta solo di un’ipotesi, non si conosce in realtà la ragione di questi contatti tra le due famiglie.

Aya però volerà presto in Israele: lei e il marito, entro il 29 settembre, dovranno fare un viaggio per tentare di riportare il nipotino a casa, a Pavia, dove i genitori scomparsi a causa della tragedia della funivia l’avevano iscritto alla prima elementare.

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