Obbligati all'obbligo

Le prossime settimane serviranno a Draghi per definire la sua filosofia sul passaporto vaccinale. L'obiettivo è parlare chiaro. Niente più alibi o zone d'ombra.

Obbligati all'obbligo

Le prossime settimane serviranno a Draghi per definire la sua filosofia sul passaporto vaccinale. L'obiettivo è parlare chiaro. Niente più alibi o zone d'ombra. Il green pass nasce come compromesso. Non ti obbligo, ma ti spingo verso una direzione. Chi non si vaccina, per paura, per sospetto o per ideologia, trova sulla sua strada una serie di ostacoli. Non può per esempio sedersi all'interno di un ristorante o salire su un treno veloce da Roma a Milano e viceversa. Le limitazioni sono un deterrente a non vaccinarsi. Non sono però realmente strategiche. Sullo sfondo c'è la necessità di garantire la sicurezza del prossimo, ma i divieti sono stati distribuiti qua e là come avvertimenti, come fastidi, come «punizioni». Il risultato è una certa ambiguità sul perché qui sì e lì no, come se le scelte non seguissero sempre la via del buon senso. Queste contraddizioni sono state rilevate da chi considera il passaporto un arbitrio burocratico. Il governo ha lasciato lo spazio politico a dubbi e domande. Perché i ristoranti sì e le mense aziendali no? Perché il cliente sì e il cameriere no? Perché sui treni regionali, i bus e le metropolitane non viene richiesto il green pass? Perché i controllori sono esenti? Perché in Parlamento no? Perché chi va in palestra sì e chi fa l'istruttore pazienza? La risposta è che sono obiezioni capziose, non tengono conto della filosofia generale. Solo che hanno comunque una ratio, tanto è vero che il governo ha deciso di cambiare approccio. Si passa dal particolare all'universale. Il passaporto non svolge più la funzione di deterrente verso chi non lo ha. È qualcosa di più largo e profondo. È una condizione indispensabile per muoversi nella vita pubblica. È un requisito di piena cittadinanza. È il modo per permettere a tutti un ritorno alla «normalità». Questo ora viene espresso con toni sempre più espliciti. Le carte non sono ancora pienamente scoperte, ma si va verso quella direzione. Le resistenze di Salvini su allargare il passaporto ai dipendenti pubblici e privati hanno rallentato per ora le mosse del governo. La decisione del Consiglio dei ministri di renderlo necessario per chi lavora nelle scuole, nelle università e nelle case di riposo è però un passo decisivo verso l'universalità. Il passo finale sembra già scritto. È una scelta politica e sociale netta, ma senza dubbio chiara. Chiami le cose con il proprio nome. Il tempo del passaporto sta per finire. L'approdo sarà l'obbligo di vaccinazione.

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