Paghetta, ramanzina, rimproveri: ora l'Ue vuol decidere come si educano i figli

Il Consiglio Ue per i diritti dell'infanzia rivede le indicazioni sui comportamenti educativi "adeguati". Dire "fila in camera tua...", ora, è considerato obsoleto. Ma tra gli psicologi non tutti concordano

Paghetta, ramanzina, rimproveri: ora l'Ue vuol decidere come si educano i figli

Così non si dice, così non si fa. La ramanzina ora potrebbe arrivare dall'Europa, con qualche ideale scappellotto ai genitori troppo severi. La scure dell'Ue sarebbe infatti pronta ad abbattersi anche tra le quattro mura di casa, per spiegare alle mamme e ai papà (forse, per Bruxelles, meglio chiamarli genitore 1 e 2) come si crescono i figli. Le istituzioni europee si stanno apprestando a stabilire quali comportamenti siano ammessi e quali no nell'educazione dei pargoli più indisciplinati. Vietati castighi e intransigenze: il famoso "fila subito in camera tua", ad esempio, potrebbe essere considerato una vera e propria "violenza educativa".

Le indicazioni educative Ue

Il Consiglio dell'Ue sta infatti pensando di rivedere le sue posizioni sulle tematiche educative, con particolare riferimento ad alcune pratiche abitualmente utilizzate dai genitori. Secondo quanto riferisce il quotidiano Le Figaro, la direttrice della Divisione Ue per i diritti dell’infanzia, Regina Jensdottir, ha comunicato in una mail che presto arriveranno nuove indicazioni sull'argomento: cosa potranno dire e fare i genitori lo spiegherà l'Europa. Nello specifico, verranno probabilmente riviste le posizioni in merito alla cosiddetta punizione del time out, che costringe il bambino a stare solo per un po' di tempo dopo la marachella comessa. Smentendo l'iniziale indicazione contenuta in un opuscolo, ora l'Unione Euopea definisce "obsoleta" questa pratica.

Il rischio dell'omologazione educativa

"Bisogna reagire al comportamento scorretto con spiegazioni e in modo non aggressivo, evitando castighi come il time out, la riparazione dei danni o la decurtazione della paghetta", spiegano le indicazioni Ue, assecondando la revisione richiesta da diverse associazioni. Ma la mossa sembra più che altro dettata da un eccesso di politicamente corretto e dalla deleteria pretesa di un'omologazione educativa che spersonalizza il ruolo genitoriale. Che gli schiaffi, le violenze e i ricatti emotivi e psicologici siano pratiche da condannare è infatti lapalissiano: peraltro, lo stesso codice penale italiano (articolo 571) sul punto è molto chiaro e non necessità di interpretazioni. Diverse invece sono le indicazioni pedagogiche calate dall'alto, anche a fronte di pareri discordanti.

I pareri discordanti

"Le punizioni senza violenza fisica possono essere ugualmente dannose (...) bambini sono inoltre danneggiati dal clima di violenza tra i genitori. La migliore soluzione, è che i governi forniscano assistenza ai genitori per aiutarli a reagire in modo appropriato", scrive in una risoluzione il Consiglio d'Europa per l'infanzia. Ma è sull'introduzione dei nuovi modelli educativi che la questione inizia già a dividere, con prese di posizione anche diametralmente opposte a quelle dell'Ue.

Interpellata a Le Figaro, ad esempio, la psicologa Caroline Goldman ha affermato che "nessuno studio scientifico definisce dannoso il fatto di mandare un bambino nella sua stanza". E sui social, l'esperta ha contestato un modello educativo che vorrebbe proporre "l'orizzontalità totale tra genitori e figli, senza un polo di saggezza, poiché ogni autorità è ritenuta abusiva".

La psicologa, contraria alle direzione intrapresa in Europa, ha auspicato di essere ascoltata dal Consiglio d'Europa, "per sostenere e guidare gli effetti benefici di una potestà genitoriale equa, rispettosa e strutturante per i bambini".

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