Ora i garantisti battano un colpo

Matteo Salvini andrà a processo per sequestro di persona, così hanno deciso i giudici di Palermo che hanno in mano l'inchiesta su Open Arms, la nave delle Ong che il leader della Lega bloccò al largo quando era ministro degli Interni.

Ora i garantisti battano un colpo

Matteo Salvini andrà a processo per sequestro di persona, così hanno deciso i giudici di Palermo che hanno in mano l'inchiesta su Open Arms, la nave delle Ong che il leader della Lega bloccò al largo quando era ministro degli Interni. Per la stessa ipotesi di reato, poche settimane fa, il pm di Catania chiese - caso nave Gregoretti - il non luogo a procedere, sostenendo che il blocco degli sbarchi fu una decisione politica condivisa dal governo. Questo dimostra che in questo Paese la giustizia non è un fatto oggettivo ma una opinione del singolo magistrato, meglio sarebbe dire della sua formazione culturale e del suo orientamento politico. Ciò che non è reato a Catania è reato a Palermo, come se fossimo in due Stati diversi con due legislazioni diverse.

La certezza del diritto dalle nostre parti è una chimera, soprattutto quando di mezzo ci sono politici, come dimostra anche l'accanimento su Silvio Berlusconi, su cui incombe una condanna per una ipotesi di reato figlia di un processo, il caso Ruby, che si è concluso con la piena assoluzione dell'imputato «per non aver commesso il fatto». E, allora, viene da chiedersi se non sia giunto il momento che il Parlamento metta mano a una riforma della giustizia che ripristini i fondamentali della democrazia, che non può essere ostaggio e in balia delle opinioni personali dei magistrati.

Onestamente non credo che il premier Draghi e la ministra della Giustizia Cartabia abbiano questa intenzione. I loro obiettivi sono altri e affrontare un braccio di ferro con la magistratura mi sembra essere al di fuori dei loro pensieri e convenienze. Sbagliano, perché va bene il Covid e la crisi economica, ma curare il cancro della malagiustizia è una urgenza non più rinviabile. Se il governo, come temo, non se la sente che almeno il Parlamento si dia una mossa e non si faccia intimidire da chi sostiene che nessuno ha il diritto di mettere in discussione l'autonomia del potere giudiziario. Proprio nel nome della separazione dei poteri, ognuno dei quali ha il diritto di fare ciò che meglio crede senza sudditanze culturali o remore psicologiche. In questo senso le continue lamentele di Lega e Forza Italia non sono più accettabili, parliamo di due partiti di maggioranza che hanno la possibilità di porre il problema non sui giornali ma nelle sedi decisionali. Per cui o passano all'azione o la smettano di lamentarsi, come fanno da circa vent'anni, di un problema che dipende solo da loro.

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