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Un Paese paralizzato

Il disastro di Casamicciola, con la sua scia di lutti, ci dice molto dell'Italia di oggi

Un Paese paralizzato

Il disastro di Casamicciola, con la sua scia di lutti, ci dice molto dell'Italia di oggi. Al di là delle polemiche, è allora opportuno interrogarsi sulle ragioni di questo sfascio. In fondo, le immagini che abbiamo visto (con quella frana di fango che ha travolto ogni cosa) sono abbastanza frequenti nelle cronache di questi anni; e dunque ci si deve chiedere perché l'Italia sia diventata, sotto vari punti di vista, il Paese dei ponti che crollano e delle case spazzate via dal maltempo.

È cruciale tenere presente che l'Italia non cresce da decenni. Questo significa che siamo una società ferma e per tanti aspetti declinante. Ma un tratto comune delle società in tale situazione e ci si può riferire tanto all'Argentina peronista quanto alla Russia sovietica è che esse tendono a erodere i loro capitali. Ogni civiltà ha infatti bisogno di investimenti e cure, ma questo è difficile quando la demagogia e l'assistenzialismo depauperano i proprietari e lasciano pure senza risorse gli enti locali.

Alla fine, un'economia che nel tempo erode i propri investimenti, perché non è in grado di curarne la manutenzione, risulta fragile dinanzi alle intemperie.

Senza dubbio, anche la gestione scellerata del territorio ischitano ha giocato un suo ruolo. La questione cruciale, però, non è da riconoscere tanto nelle molte migliaia di richieste di condono, dato che com'è ovvio la maggior parte di queste situazioni hanno a che fare con minime infrazioni di un sistema regolamentare che è più parte del problema che della soluzione. Più che alle violazioni di un ordinamento barocco e alla fin fine inadeguato, bisogna allora guardare al declino del diritto quale strumento a tutela dei diritti: perché è chiaro che sono due cose ben diverse l'abuso edilizio di chi aggiunge una porta al bagno e quello di chi, invece, costruisce dove non dovrebbe e pone le premesse per un generale dissesto, con danni anche per gli altri.

Alla fine, la crisi dell'economia e quella del diritto sono collegate. C'è infatti la necessità di tornare a crescere, perché soltanto una società prospera e che guarda al futuro con ottimismo è disposta a risparmiare e a prendersi cura dei propri capitali; ciò che è fondamentale se vogliamo che le forze della natura trovino dinanzi a loro una barriera in grado di resistere. Ma perché questo avvenga bisogna rifondare il diritto, che non deve più intralciare la libera iniziativa dove non è necessario, ma invece tutelare i nostri diritti dinanzi ai comportamenti altrui irresponsabili.

In Germania non c'è alcun bisogno di ottenere un'autorizzazione per ogni modifica interna alla propria abitazione, ma al tempo stesso non abbiamo quelle gravi violazioni assai comuni da noi. Su questo semplice dato di fatto varrebbe la pena di riflettere.

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