Un migrante morto sull'altare: la Pasqua choc a Palermo

L'immagine forte di un migrante morto in mare appare nell'altare di Casa Professa, la chiesa gesuitica di Palermo

Un migrante morto sull'altare: la Pasqua choc a Palermo

Chi è entrato nella splendida chiesa del Gesù, meglio nota come Casa Professa a Palermo, ha visto quell'opera che tanto fa discutere da qualche giorno. Da quando giovedì scorso è stata svelata in occasione della Settimana Santa. Un migrante morto in mare, con la testa affondata nell'acqua, le braccia penzoloni e il corpo senza vita. Un immagine che stride con la Pasqua ma che vuole essere un messaggio, destinato a tutti. "Vogliamo smuovere le coscienze su tematiche attuali - spiega padre Walter Bottaccio, gesuita rettore della chiesa di Casa Professa a Palermo -. In realtà, quello che attraversiamo è un momento molto particolare: stiamo addormentando le nostre coscienze. Non sono i migranti che ci tolgono il lavoro, anzi i famosi 35 euro non vanno ai migranti ma a coloro che lavorano nel terzo settore. La verità è che non sappiamo più discernere cosa è buono da cosa è male e non ci rendiamo conto che salvare persone in mare non è un atto cristiano, è prima di tutto un atto umano".

L'opera è stata realizzata dall'artista Vincenzo Maniscalco ed è stata installata nell'altare della chiesa. Ma non è la prima opera sul tema dei migranti che viene installata a Palermo. Nel 2017, è stato organizzato il primo presepe per i migranti nella chiesa dell'Olivella, sempre a Palermo. In quel caso, il presepe allestito all'interno di una vecchia barca era stato dedicato all’accoglienza dei migranti e al ricordo di Aylan Kurdi, il piccolo profugo siriano di 3 anni trovato morto sulla spiaggia di Bodrum il 2 settembre 2015. L'obiettivo dell'istallazione era coniugare il tema degli sbarchi con l'integrazione.

E proprio sull'integrazione e sull'aiuto a chi si ritrova ai margini della società è nata diversi anni fa, la missione Speranza e Carità di Biagio Conte, il missionario laico che a Palermo ha creato la Cittadella del povero. Fratel Biagio si è recato sotto il porticato di piazzale Ungheria per portare un vaso di fiori nel punto dove è stato ucciso lo scorso novembre il clochard Aldo, morto a causa delle botte riportate per una rapina di appena 25 euro. "Un augurio prezioso di una Pasqua di pace e di speranza", ha detto Fratel Biagio, che ha voluto lanciare il proprio appello: "alla Santa Chiesa, a tutti i popoli della terra, alle istituzioni, alle Forze dell'ordine, alle associazioni, ai comunicatori sociali, a tutti i cittadini e a tutte le persone di buona volontà, affinché possiamo sostenere, aiutare i più poveri, i senza tetto, i disoccupati, gli immigrati, gli ammalati, i disabili e i carcerati". Un gesto, quello di portare i fiori ad un uomo morto in strada, per dedicare ad Aldo una preghiera e perché cose così orribili non si ripetano più. "In questo cammino appena concluso ho portato ovunque un profondo messaggio di pace e di speranza. Ho attraversato Francia, Spagna, Portogallo, Marocco (dal 9 ottobre al 14 aprile), ho visto tanta sofferenza, tanto disagio per i giovani, che mi preoccupano perché sono esposti a tanti pericoli. Stiamo attenti, c'è una forte disumanizzazione. È doveroso ritornare a Dio e al nostro prossimo. Operiamo per un umanesimo più veritiero e più giusto. Ricchi e poveri insieme per costruire un mondo migliore".

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