"In Italia mancano trasparenza e meritocrazia"

Pamela Barbaglia, giornalista finanziaria, rimprovera all'Italia l’assenza di opportunità, trasparenza e meritocrazia nell’accesso al mondo del lavoro. "L'Italia non ha nulla di invidiare agli altri paesi europei, ma a troppi giovani sonon state tarpate le ali"

Giornalista finanziaria, Pamela Barbaglia scrive per l’agenzia Thomson Reuters di Londra, città in cui lavora da gennaio 2008. Il suo ruolo è questo: trovare notizie esclusive su operazioni finanziarie (Mergers and Acquisitions) che andranno a modificare la compagine azionaria di aziende quotate sulle principali piazze europee.

Perché hai lasciato l'Italia?
L’assenza di opportunità, trasparenza e meritocrazia nell’accesso al mondo del lavoro, soprattutto nella professione giornalistica, nonostante le qualifiche e l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti (da cui ho chiesto recentemente la rimozione).   

Ora come ti trovi? 
A Londra mi sento a casa, sono apprezzata per quel che so fare. Qui la dedizione al lavoro si traduce in opportunità pratiche di carriera, ovviamente per chi se le merita. C’e’ un proverbio in Inghilterra che dice "chi è stanco di Londra è stanco della vita". Ebbene io non sono ancora stanca della mia vita londinese!

Hai valutato altri Paesi/soluzioni?
Dopo Londra ho avuto l’opportunità di trasferirmi a New York. La testata giornalistica dove lavoravo l’anno scorso mi aveva proposto un ruolo importante a New York. Adoro l’America e il ritmo pulsante di New York, è stato difficile rinunciare ma Reuters mi ha offerto un’alternativa valida qui a Londra.

Ti pesa essere andata via dall'Italia?
No, non è mai stato un problema. Ma in  Italia la qualità della vita è superiore: vivendo qui ho imparato ad apprezzare tutte le cose belle che l’Italia offre, a partire dal cibo, dai colori, dall’arte, dalla creatività delle persone. Per questo le vacanze in Italia, anche brevi, sono fondamentali.

Torneresti? A quali condizioni?
Non lo escluderei, in Italia c’e’ bisogno di giornalismo d’inchiesta. Ma non accetterei pressioni o ingerenze esterne. Se la notizia è confermata da almeno due o più fonti va pubblicata anche se può dare fastidio ai piani alti.

Rimproveri qualcosa all'università italiana? E al nostro mercato del lavoro?
Credo che il livello dei laureati italiani sia ottimo, se non superiore alla media europea. Ma i tempi della laurea restano troppo lunghi, e gli stage post-laurea sono diventati una sorta di circolo vizioso perché raramente offrono sbocchi professionali. In Inghilterra una stagista viene reclutato solo se esiste una concreta opportunità di lavoro, e ovviamente viene retribuito per il lavoro svolto in qualità di stagista. Il principale problema del mercato del lavoro in Italia è l’immobilismo: in Inghilterra i giovani cambiano lavoro ogni 2-3 anni, e chi ha una performance deludente subisce un processo disciplinare a cui segue il licenziamento.

E a chi ci governa? Che suggerimento vorresti dare a chi governa oggi l'Italia?
C’è grande fermento tra la comunità finanziaria internazionale per investire in Spagna, stanno affiorando i primi segnali della ripresa economica spagnola. Al contrario c’è ancora molto scetticismo sulle prospettive per l’Italia, più che altro per l’esposizione al rischio: qui manca la certezza del diritto e la durata dei processi è esorbitante rispetto ai paesi anglosassoni. Il mercato del lavoro in Italia è paralizzato e i sindacati dettano legge. Servono riforme strutturale e il governo non può perdere tempo.

Ha qualche marcia in più il Regno Unito rispetto a noi nel campo di tua competenza?
Il giornalismo in Inghilterra è basato sui fatti, le opinioni non contano e non importa se lavori al Financial Times o in un magazine di provincia: al lettore devi illustrare fatti, numeri e avvenimenti in modo imparziale. Il giornalista non sale sul pulpito. Tutti hanno l’opportunità di scrivere perché ciò che contano sono i fatti. Jeremy Paxman della Bbc insegna che lo scetticismo entra nel toolkit di un reporter ma quando diventa cinismo offusca il pensiero e blocca la ricerca della verità. Altra cosa da ricordare è che in Inghilterra il mestiere del giornalista non ha alcun glamour: non ci sono esami di stato, ordini o barriere all’accesso, non c’è l’ossessione di mostrarsi o mostrare. Si scrive in maniera diretta, senza orpelli: quel che importa è la chiarezza.

Come ti vedi tra dieci anni? E come vedi l'Italia tra dieci anni?
Tra dieci anni l’Italia potrebbe riemergere dalla crisi e tornare a vivere un ciclo economico positivo. Io vorrei esserne testimone e scrivere di aziende italiane in fase di espansione, a caccia di target in America o Asia per essere predatori anziché prede. Ma quello che succederà tra dieci anni dipende da quello che facciamo adesso, dipende dalle riforme strutturali su cui non si può perdere tempo. Dipende dalla lotta all’illegalità e ovviamente dal coraggio di chi può operare questi cambiamenti.

Sulla base delle tue esperienze internazionali, quali ritieni che sia il principale gap dell'Italia a livello europeo?
L’Italia non ha nulla da invidiare ai partner europei: abbiamo le migliori aziende manufatturiere, abbiamo l’ambizione e il talento di portare avanti grandi progetti in ambito scientifico, la creatività e la passione per emergere in ambito artistico e culturale. Purtroppo l’Italia ha negato - e sta negando - una chance a tanti giovani talenti. In troppi sono stati puniti da nepotismo e raccomandazioni. Certo alcuni sono riusciti a farsi strada da soli, ma credo che la frustrazione di quanti non ce l’hanno fatta sia palpabile. In Italia c’e’ una generazione di giovani a cui sono state tarpate le ali.