Cronache

Il Papa elogia Ratzinger, ma cosa pensa l'emerito del "Padre nostro"?

Papa Francesco ha elogiato Ratzinger nel corso della consegna del "premio" intitolato al teologo tedesco. Cresce il dibattito sul "Padre Nostro". Bergoglio e Benedetto XVI hanno la stessa visione della "Preghiera del Signore"?

Il Papa elogia Ratzinger, ma cosa pensa l'emerito del "Padre nostro"?

Papa Francesco ha sempre sostenuto la necessità di modificare il "Padre nostro". La Cei, approvando la terza versione del Messale Romano, ha certificato di concordare con il Santo Padre. Alla Santa Sede ora spetta la ratifica definitiva. "Non abbandonarci alla tentazione" sarà, salvo sorprese, sarà la nuova formulazione di "non indurci in tentazione". Ma se ne discute.

Il cosiddetto "fronte tradizionalista" non ci sta e comunica che proseguirà nel recitare la preghiera secondo quanto stabilito in precedenza. Alcuni, i più oltranzisti, la diranno in latino, come hanno sempre fatto. Stefano Fontana, che è il direttore dell'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan, ha parlato di "personalismo liturgico".

La svolta del pontefice argentino, insomma, non è stata recepita con soddisfazione teologica da tutti. Questa mattina, poi, il Santo Padre ha conferito il "premio Ratzinger" del 2018: "Il suo - ha detto Bergoglio riferendosi al papa emerito, come riportato da AciStampa - è uno spirito che guarda con consapevolezza e con coraggio ai problemi del nostro tempo, e sa attingere dall’ascolto della Scrittura nella tradizione viva della Chiesa la sapienza necessaria per un dialogo costruttivo con la cultura di oggi".

Il pontefice argentino ha voluto ricordare, come fa di consueto, l'importanza del pensiero del suo predecessore. Ma coloro che sostengono l'esistenza di profonde differenze tra i due pontefici non hanno resistito: Papa Francesco e Benedetto XVI avrebbero una visione differente sulla Preghiera del Signore.

Per Ratzinger "non indurci in tentazione" significherebbe domandare a Dio di non consentire a Satana di mettere l'uomo nella condizione di poter essere tentato. "Non mi pare che Benedetto XVI ne avesse parlato", dice un'autorevole fonte conservatrice a IlGiornale.it. A dire il vero Benedetto XVI aveva affrontato la questione nel suo "Gesù di Nazareth": "Con essa - aveva scritto in quel celebre libro - diciamo a Dio: "So che ho bisogno di prove affinché la mia natura si purifichi. Se tu decidi di sottopormi a queste prove, se – come nel caso di Giobbe – dai un po’ di mano libera al Maligno, allora pensa, per favore, alla misura limitata delle mie forze. Non credermi troppo capace. Non tracciare ampi i confini entro i quali posso essere tentato, e siimi vicino con la tua mano protettrice quando la prova diventa troppo ardua per me".

Se Dio non consente al demonio di tentare l'essere umano, in sintesi, il diavolo non può fare nulla. Ecco perché "non indurci in tentazione" non sarebbe una dicitura errata. Vale la pena sottolineare che delle parziali modifiche erano state apportate dall'assemblea dei vescovi italiani anche sotto il pontificato del teologo tedesco. Le modifiche liturgiche, prescindendo dal pensiero promosso dagli ultimi due papi, continuano a suscitare dibattito all'interno della Chiesa cattolica.

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