Papa Francesco ai fedeli: "Il vero rischio? Perdere la memoria di Dio"

Messa a San Pietro con i catechisti di tutto il mondo: "Se perdiamo la memoria di Dio, anche noi stessi perdiamo consistenza"

Papa Francesco ai fedeli: "Il vero rischio? Perdere la memoria di Dio"
Papa Francesco tra i fedeli beve l'erba mate

"Se manca la memoria di Dio, tutto si appiattisce sull’io, sul benessere. La vita, il mondo, gli altri, perdono di consistenza, non contano più nulla, tutto si riduce a una sola dimensione: l’avere". Papa Francesco è tornato ad affrontare il nodo del diffondersi dell’avidità laddove la fede appare in ritirata. "Se perdiamo la memoria di Dio, anche noi stessi perdiamo consistenza, anche noi ci svuotiamo, perdiamo il nostro volto come il ricco del Vangelo", ha quindi spiegato nell’omelia della Santa Messa celebrata in piazza San Pietro per i catechisti di tutto il mondo che hanno partecipato al pellegrinaggio promosso in occasione dell’Anno della Fede.

Per il Santo Padre, il catechista deve custodire e alimentare la memoria di Dio: "La custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri" . Portando a esempio la Vergine Maria che, davanti all’azione di Dio nella sua vita, non pensa all’onore, al prestigio e alle ricchezze, Bergoglio ricorda come, dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo e aver concepito il Figlio di Dio, Maria sia andata a far visita all’anziana parente Elisabetta, anch’essa incinta, per aiutarla. "Nell’incontro con lei il suo primo atto - ha continuato il papa - è la memoria dell’agire di Dio, della fedeltà di Dio nella sua vita, nella storia del suo popolo, nella nostra storia". Il Pontefice ha, quindi, spiegato che per ogni cristiano la fede deve appunto contenere la memoria della storia di Dio, "la memoria dell’incontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che ci trasforma". "La fede è memoria della sua Parola che scalda il cuore, delle sue azioni di salvezza con cui ci dona vita, ci purifica, ci cura, ci nutre", ha aggiunto papa Francesco spiegando che il catechista è, dunque, un cristiano che "mette questa memoria al servizio dell’annuncio". Lo fa, non per farsi vedere né per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore e della sua fedeltà.

Essendo un cristiano che porta in sé la memoria di Dio, il catechista deve quindi lasciarsi guidare dalla memoria di Dio in tutta la sua vita e la sa risvegliare nel cuore degli altri. Per il Santo Padre si tratta di un compito davvero. Un compito che impegna tutta la vita. "Lo stesso Catechismo che cos’è se non memoria di Dio, memoria della sua azione nella storia, del suo essersi fatto vicino a noi in Cristo, presente nella sua Parola, nei Sacramenti, nella sua Chiesa, nel suo amore?", ha chiesto il papa domandando ai 40mila presenti alla Messa se sono sentinelle che risvegliano negli altri la memoria di Dio. "Il catechista è uomo della memoria di Dio se ha un costante, vitale rapporto con Lui e con il prossimo - ha osservato - se è uomo di fede, che si fida veramente di Dio e pone in Lui la sua sicurezza; se è uomo di carità, di amore, che vede tutti come fratelli; se è uomo di pazienza e perseveranza, che sa affrontare le difficoltà, le prove, gli insuccessi, con serenità e speranza nel Signore; se è uomo mite, capace di comprensione e di misericordia". Da qui l'invito a pregare il Signore affinché i catechisti siano capaci di custodire la memoria di Dio nella propria vita e di risvegliarla nel cuore degli altri.