"Papa Francesco a Lesbo? ​Gesto contro politica Ue"

L'opinione di monsignor Gianfranco Perego, direttore della Fondazione Migrantes, braccio pastorale della Cei

"Papa Francesco a Lesbo? ​Gesto contro politica Ue"

Il viaggio di Papa Francesco nell'isola greca di Lesbo ha una "valenza politica importantissima". In un momento in cui si alzano muri e l'Europa delega la responsabilità dei migranti a "un Paese che non ha neanche firmato la convenzione di Ginevra" come la Turchia, la visita di Bergoglio rappresenta "una critica forte a questa politica perché ritrovi la solidarietà e l'attenzione a un diritto fondamentale su cui si poggia la democrazia". A parlare con LaPresse è monsignor Gianfranco Perego, direttore della Fondazione Migrantes, braccio pastorale della Cei.

"A Lampedusa il Papa ha inaugurato sostanzialmente un cammino di attenzione a questo mondo di immigrazioni forzate che nell'ultimo anno da 50 è diventato di 60 milioni di persone. Chiede quindi un'attenzione alla tutela dei diritti di coloro che chiedono protezione internazionale, da guerre in atto, da persecuzioni politica, religiosa, da disastri ambientali, da nuove forme di schiavitù. In questo senso c'è un parallelismo tra Lampedusa, Lesbo, ma non solo. Possiamo vedere in molte sue visite elementi che caratterizzano l'attenzione sociale ed ecclesiale di Papa Francesco", sostiene Perego. Che poi aggiunge: "Questa visita assume anche un significato politico molto importante. Nel momento in cui crescono i muri, c'è una chiusura, c'è l'esternalizzazione verso la Turchia della protezione internazionale da parte dell'Europa, il viaggio diventa una critica forte a questa politica perché ritrovi la solidarietà e l'attenzione a un diritto fondamentale su cui si poggia la democrazia. È paradossale che si sia delegato alla Turchia, che non ha mai firmato la convenzione di Ginevra, il compito di proteggere persone che sono richiedenti asilo e rifugiati. Al tempo stesso questo viaggio il Papa non lo fa da solo, ma lo fa assieme al patriarca di Costantinopoli e all'arcivescovo di Atene, quindi assume anche una valenza ecumenica molto forte".

Infine sull'ipotesi di chiusura del Brennero paventata dall'Austria, il direttore della Fondazione Migrantes dice: "È paradossale e vergognoso che l'Austria davanti a 20-25 persone richiedenti asilo e rifugiati al giorno che attraversano il confine dall'Italia (2mila dall'inizio dell'anno) chiuda le porte e non si preoccupi di gestire l'accoglienza e il passaggio. Credo che sia una ferita profonda alla libera circolazione delle persone che potrebbe penalizzare non soltanto i rifugiati, ma anche i nostri lavoratori creando una crescita di costi nel trasferimento di merci e altro. È un passo grave".

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