La "par condicio" è un'ossessione. Ma non sposta voti

L'ossessione della politica per la "par condicio" mediatica (diritto di parola per pari minuti) in campagna elettorale è vecchia come la politica stessa

La "par condicio" è un'ossessione. Ma non sposta voti
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L'ossessione della politica per la «par condicio» mediatica (diritto di parola per pari minuti) in campagna elettorale è vecchia come la politica stessa. Chi è in maggioranza, e quindi si presume possa influire sui mezzi di informazione pubblica, prova a tenere la posizione di vantaggio, chi è minoranza strepita e sgomita per farsi largo. È l'ultima eredità di un mondo che non esiste più, se non nella testa dei politici, quello in cui la televisione, sia pubblica sia privata, aveva il monopolio dell'informazione rivolta alle masse.

Nei fatti oggi non è vero che chi è al governo, per quanti trucchetti o forzature possa mettere in campo, si può avvantaggiare a scapito delle povere opposizioni. Nel 2022 Giorgia Meloni e il centrodestra vinsero alla grande le elezioni dopo una campagna elettorale in cui due dei tre tg Rai (Tg1 e Tg3) e la trasmissione di punta (In mezz'ora di Lucia Annunziata) misero in scena un vero e proprio plotone di esecuzione contro il centrodestra per tirare la volata alla sinistra, allora socio di maggioranza del governo Draghi e quindi della stessa Rai.

È proprio così: Giorgia Meloni vinse le elezioni senza poter contare in Rai neppure sull'aiutino di un usciere, così come due anni scarsi prima il premier Giuseppe Conte venne mandato a casa pur controllando i vertici della tv di Stato e avendo un suo uomo di fiducia alla guida del Tg1 (Giuseppe Carbone). E non è che nelle tv private le cose siano andate diversamente: la benevola attenzione di Mediaset per il centrodestra non ha impedito i quattro rovesci elettorali della coalizione guidata allora da Silvio Berlusconi ma ancora di più la sfacciata faziosità dei programmi di punta di La7 non ha mai contribuito a ribaltare la situazione a vantaggio della sinistra.

Chi ancora oggi pensa che un'elezione si vinca in base al «minutaggio» in tv o al numero di titoli sui giornali è sulla strada sbagliata. Se così fosse, Renzi e Calenda sarebbero maggioranza assoluta, Bersani sarebbe da tempo presidente della Repubblica, Di Battista capo assoluto dei Cinque Stelle.

Ci sono politici che ogni volta che aprono la bocca perdono consenso per la quantità di fesserie che riescono a dire «a parità di minuti». L'unità di misura delle idee non sono i minuti, bensì la loro forza: quelle buone non hanno bisogno di ripetitori, volano veloci nell'etere ma di bocca in bocca.

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