Parigi, polemiche sull'opera di Jeff Koons per le vittime Isis: sulla targa niente nomi

Il monumento, collocato nei giardini del Petit Palais, non piace ai parigini perché sembra più celebrare l'artista anziché commemorare le vittime. Ma le opere che fanno discutere sono sparse in tutto il mondo

Il monumento rappresenta una mano che tiene insieme un mazzo di tulipani colorati, a cui l'artista ha dato il nome di "Tulips", e li offre alla città. Enormi. In teoria, la scultura serviva a commemorare le persone che hanno perso la vita a Parigi, nel novembre 2015, a seguito degli attacchi terroristici del Bataclan da parte di un commando dello Stato islamico. Ma oggi, il monumento realizzato (anzi, ideato) da Jeff Koons, piazzato dopo diverse polemiche nei giardini del Petit Palais a ricordo dei delle vittime dell'attentato, continua a far parlare di sé. E non positivamente.

La polemica contro Koons

Secondo quanto riportato da Repubblica, infatti, l'enorme installazione, in un primo momento, doveva essere collocata tra il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris e il Palais du Tokyo, proprio in mezzo alla prospettiva che, sul fondo, vede stagliarsi la Tour Eiffel. Ma i parigini non ne hanno voluto sapere e sono insorti contro questa decisione. Per questo motivo è stata scelta un'altra sistemazione. Inoltre, il monumento ha irritato gran parte dell'opinione pubblica francese perché il concetto di monumento, almeno in un caso come questo, dovrebbe commemorare e non "celebrare", come forse invece avrebbe fatto Koons. A fare arrabbiare i parigini, infatti, è stata la placca sopra alla quale non sono stati messi i nomi delle persone decedute nell'attentato al Bataclan, ma soltanto di chi ha contribuito a realizzare l'opera.

L'altra opera d'arte che fa discutere Parigi

Ma quello di Jeff Koons non è l'unico monumento che ha animato il dibattito sull'arte a Parigi. Non lontano dai tulipani di Koons, infatti, l'artista cinese Yan Pei-Ming, dagli anni Ottanta residente nel capoluogo francese, ha celebrato al Museo d'Orsay i 200 anni dalla nascita di Gustave Courbet con un monumentale dipinto delle stesse dimensioni del celebre "Funerale a Ornans", realizzato nel 1850 dal pittore francese. Nel suo famoso quadro, Courbet rappresentava il funerale del suo prozio, mentre l'artista cinese le esequie della madre a Shangai.

Altri casi controversi

Parigi, però, non è l'unico luogo in cui la scelta delle opere d'arte scatena dibattiti accesi. È accaduto anche a Londra alla Turbine Hall della Tate Modern, dove l'artista afroamericana Kara Walker ha installato "Fons Americanus", un'enorme fontana dove le ninfe sono state sostituite dalle vittime del razzismo della storia statunitense. Un'accusa pesante soprattutto alla schiavitù e a tutte le atrocità compiute nello stesso periodo. A New York, poi, al Moma, aperto di recente, i curatori hanno deciso di mettere accanto a Picasso e a Matisse, ci sono artisti meno conosciuti, della tradizione dell'America latina. A Times Square, poi, Kehinde Wiley, diventato famoso per aver dipinto il ritratto ufficiale di Barack Obama, ha messo un enorme monumento equestre in bronzo (alto più di otto metri) a cui ha dato il nome di "Rumors of War". Sopra c'è un giovane afroamericano e secondo l'artista si tratta di una risposta concreta ai monumenti visti dall'artista a Richmond, in Viriginia, che celebrano i generali bianchi dell'esercito sudista, i quali, durante la guerra civile difendevano la schiavitù.

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