Il pasticcio del green pass

Questa storia del green pass è un gran pasticcio. Al di là della questione strettamente sanitaria, quella economica è devastante

Il pasticcio del green pass

Questa storia del green pass è un gran pasticcio. Al di là della questione strettamente sanitaria, quella economica è devastante. È la clamorosa dimostrazione di come una parte della nostra classe politica confonda la teoria con la pratica, il titolo di un decreto con la sua attuazione. Vi ricordate quando la dichiarazione dei redditi (chiamata 740) fu definita lunare? Essa era diventata incomprensibile ai più, difficile da compilare, adatta a indurre in errore e costosa. Il mondo del green pass, è una via di mezzo tra il castello di Kafka e il 740, applicato ai consumi degli italiani. Il suo primo effetto, nelle nobili intenzioni governative, avrebbe dovuto essere quello di contenere il virus: per ora ha contenuto le prenotazioni. È bastato l'annuncio. La Confesercenti ha fatto due calcoli. Le sole attività che loro rappresentano in un colpo solo e in pochi mesi perderebbero 1,5 miliardi di fatturato: bar e ristoranti 300 milioni. Il green pass è semplicemente stupido. E qui non poniamo questioni, altrettanto fondamentali, che hanno a che vedere con le nostre libertà. Come è altrettanto stupido definire no vax chi lo contesta. Essere dotati di un certificato per un grande evento, può essere ragionevole. Sono storie a sé, dotate di organizzazioni complesse e strutturate. Ma qualcuno si rende minimamente conto di che cosa voglia dire pretendere il patentino per bere un caffè? O andare al ristorante? O financo, come ha incautamente proposto la Zampa, per presentarsi al supermercato? Mettiamola solo sul piano pratico. Chi controlla? Quando costa sbagliare? Abbiamo introdotto un Qr code per emettere la fattura elettronica, cioè per pagare le tasse al ristorante, e qualcuno ci sa dire quanti lo hanno mai utilizzato?

Difficile pensare che in casa Confesercenti si annidi una pericolosa cricca di antivaccinisti. Più facile ritenere che ci siano piccoli imprenditori, distrutti da due anni di chiusure, che non sanno come pagare mutui, fornitori, banche, tasse e dipendenti. Milioni di italiani che sono appesi alle cervellotiche decisioni contenute in un decreto. E i consumatori? Come si fa a penalizzare chi non ha ancora fatto il vaccino? Ce ne sono milioni che sono ancora in fila o che devono rinunziare alla seconda dose perché tornano al paese di origine o vorrebbero andare in vacanza. Ah no, su questo in effetti sbagliamo. Stiano a casa. Altro che vacanze. E se dalle loro parti non c'è mare o montagna si accontentino delle vie del centro.

Un nuovo ghetto dove chi resta ha il privilegio di sapere la storia del suo vicino: non è stato ancora siringato.