Montaruli (Fdi): "Il silenzio sulle foibe? Un'ingiustizia dell'Italia"

Negazionismo e riduzionismo: il 10 febbraio è ormai trascorso, ma della pacificazione nazionale sulle foibe non c'è ancora traccia: anche quest'anno pioggia di critiche e strumentalizzazioni da sinistra

Montaruli (Fdi): "Il silenzio sulle foibe? Un'ingiustizia dell'Italia"

"Una mancata e corretta discussione sul tema delle foibe e la manipolazione dei libri di storia sono stati la motivazione di molti, me compresa, per iniziare a partecipare alla militanza politica. Ricordo quando chiesi alla mia docente cosa fossero le foibe e perché non se ne parlasse. Lei sorvolava e minimizzava richiamando la natura carsica dei luoghi. Quando mi iscrissi ad Azione giovani (movimento giovanile di Alleanza Nazionale, ndr) si stava elaborando proprio un libretto. Un testo attraverso cui venivano denunciati i falsi storici nei libri di scuola. Sapevo cosa fossero le foibe e il dramma dell’esodo grazie a mia nonna, che mi ammoniva a portare rispetto per le persone che vivevano nelle case popolari conferite agli esuli. Molti però davvero non conoscevano questo pezzo di storia". Così, l'onorevole Augusta Montaruli, ora parlamentare di Fratelli d'Italia, ha iniziato a fare politica. Un moto interiore - una spinta vocazionale - può nascere per via della percezione di un profondo senso d'ingiustizia. E le pagine mancanti nei libri di storia, spesso e volentieri, provocano sgomento. Per un po' di tempo, il dramma delle foibe è stato denunciato da una sola parte politica. Ora ci si augura che, prima o poi, si giunga alla pacificazione nazionale. Ma non sembra un'operazione semplice.

Tutt'oggi si assiste a tentativi di riduzionismo storiografico o persino di negazionismo. Anche quest'anno, pure gravitando sui social network, gli italiani hanno potuto constatare gli effetti pratici di un'operazione culturale che sembra voler ridimensionare la nattura drammatica delle "Verità infoibate", come le hanno chiamate Fausto Biloslavo e Matteo Carnieletto, nel libro uscito poco fa in edicola, in allegato a IlGiornale. La Montaruli è stata fortunata, per così dire. Perché il racconto di una nonna vale forse dieci libri di storia. Le case donate a Torino agli esuli erano tangibili. Le foibe, per tanti, erano un punto di domanda, una supposizione o persino un'invenzione. Non tutta la generazione della Montaruli, e neppure quelle successive, però, ha avuto contezza della portata drammatica di una fase della nostra storia patria che spesso viene saltata a piè pari. Magari per via dell'inopportunità di interrogarsi su certi passaggi: "Trovare i ragazzi di Azione Giovani - ci dice Augusta Montaruli - fu come trovare dei miei simili. Facemmo subita la battaglia per il libro di testo non obbligatorio". Come possono essere obbligatori, del resto, dei testi scolastici che preferiscono gli omissis sistematici? Verità infoibate dimostra che purtroppo c'è ancora da scavare. Le statistiche sulle foibe non sembrano essere state ancora sciorinate. C'è - chi ha letto il libro lo sa - chi si domanda ancora che fine abbia fatto il padre. Se non altro perché in alcune circostanze si è costretti a fare i conti con identità scomparse. Con persone che non si trovano più.

Già, l'identità: la parola che forse lega meglio alle vicende esistenziali degli infoibati e degli esuli istriano-dalmati. Perché la loro colpa - come si è detto e scritto tante volte - è stata solo quella di essere italiani. Non la pensano tutti così, pensate. Ma per le forze politiche che hanno fatto sì che il 10 febbraio divenisse il Giorno del ricordo dubbi non ce ne sono. Per istituire quella solennità civile c'è voluto tempo, sforzo e pazienza: è stato l'ultimo governo presieduto da Silvio Berlusconi ad assecondare quella volontà. E i blocchi degli anni precedenti al 2004? La Montaruli fornisce un giudizio netto: "Una vera e propria ingiustizia in cui grande responsabilità ebbe anche lo Stato italiano. L’estremo ritardo in cui avvenne l’approvazione della Giornata del ricordo dopo decenni di silenzio e le verità negate hanno rappresentato per noi una ferita, ma in quella storia noi troviamo anche l’amor di Patria, l’orgoglio di essere italiani, il valore dell’attaccamento per la propria terra che in chiave commemorativa rappresenta ancora le bandiere di Istria Fiume e Dalmazia". Non che la situazione odierna sembri essere migiliore. Anzi, stando a quello che ha tirato fuori la parlamentare del partito guidato da Giorgia Meloni, pare proprio di poter dire che il politicamente corretto si è alleato con chi teme la verità: "Spiace - continua la Montaruli, riferendosi alla memoria delle bandiere - che a non pensarla così sia il Ministero degli Esteri che quest’anno in un documento ha affermato di ritenere inopportuna l’esposizione di quei vessilli adducendo che ciò avrebbe creato polemiche con Slovenia e Croazia e quindi accettando e subendo una narrazione errata. Per impedire che episodi come questo si ripetano ha un senso la nostra militanza politica e presenza nelle Istituzioni".

Insomma, ogni dieci febbraio c'è qualche istituzione che svirgola la necessità di ricordare punto e basta. Ascoltando la Montaruli, si apprende che il 2021 non fa eccezione: "Purtroppo ancora una volta abbiamo assistito a forme di negazionismo o del più subdolo giustificazionismo. A Torino, l’Anpi, anziche preoccuparsi di come una targa era stata distrutta anni prima, polemizza perché è stata ricostruita, a spese nostre peraltro. i secessionisti di Suedtiroler Freiheit hanno tacciato il film Rosso Istria proiettato nel comune di Merano come "propaganda fascista". Un autore che non voglio neanche citare nel suo libro dice che nella foiba di Basovizza non vi è certezza vi siano stati morti. Non ci siamo". Gli anni passano, ma della pacificazione di cui sopra non c'è l'ombra.

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