Coronavirus

L'esperto smonta il pass: "Perché non serve"

Secondo il professor Ciccozzi "un tampone eseguito 48 ore prima non dà garanzie". E riguardo alle riaperture, ha invitato alla cautela

L'esperto smonta il pass: "Perché non serve"

Il professore Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma, ha smontato in pochissimo tempo l’idea che un risultato negativo del tampone fatto 48 ore prima possa venire considerato uno dei requisiti validi per spostarsi da una regione all’altra o per partecipare a eventi.

Ecco perché il tampone non è affidabile

Il passaporto vaccinale “va bene, ma sconsiglio di puntare sul tampone fatto 48 ore prima. È poco affidabile, non dà garanzie. Nelle 24 ore successive potrebbe essere successo di tutto” ha spiegato il professore che ha anche affrontato il tema delle riaperture. Sul tavolo del governo e dell’Unione europea c’è il pass che permetterà di muoversi sul territorio nazionale e degli Stati membri. Nel pomeriggio di oggi è prevista una riunione del Comitato tecnico scientifico per fare il punto della situazione. Ciccozzi però ha detto chiaramente all’Huffington Post che anche in fatto di riaperture serve cautela, e che dopo l’arrivo del pass vaccinale serviranno comunque i controlli. Come ha fatto notare il professore, “circa il 10% dei vaccinati può infettare pure dopo la doppia dose. Bisogna stare molto attenti e fare controlli random, test antigenici rapidi negli aeroporti, per esempio”. In poche parole, anche dopo dovremo rispettare il distanziamento e continuare a indossare la mascherina. Anche una volta che saremo stati vaccinati.

Intanto il premier Mario Draghi ha annunciato lo scorso venerdì alcune riaperture a partire dalla data di lunedì 26 aprile. Ma anche qui Ciccozzi ha tenuto a sottolineare che questa ripartenza è “basata su decisioni che considerati i comportamenti del virus e l’andamento dinamico della pandemia, non possono essere definitive. Se aumentano i contagi bisognerà tornare indietro”. Ovvero, non illudetevi: se la situazione torna a peggiorare si richiude tutto. Anche perché, come ha precisato, si devono guardare i dati per poter prendere qualsiasi decisione. E in questo momento la curva epidemiologica, anche se lentamente, sta virando verso il basso. “Ma serve buon senso da parte di tutti. Possiamo respirare un po’ di più rispetto al passato, ma non dobbiamo approfittarne. È fondamentale continuare a rispettare le regole anti contagio. Gli artefici dell’andamento della pandemia siamo noi" ha spiegato il professore.

Riapertura delle scuole

Non è sembrato invece in disaccordo con l’idea del governo di riaprire tutte le scuole, visto che è del parere che il protocollo a scuola funziona ed è sicuro. Quelli che invece lo preoccupano maggiormente sono i possibili assembramenti all’esterno delle strutture scolastiche e i viaggi sui mezzi pubblici di andata e ritorno. “Ho viaggiato su metro e autobus all’ora di punta, ho visto folla e assembramenti e nessun controllo. Il virus si diffonde così” ha affermato Ciccozzi.

L’Italia come la Sardegna?

Il rischio che si verifichi in Italia quello che è successo in Sardegna, passata dal bianco al rosso in breve tempo è purtroppo possibile. Secondo il professore lo sbaglio è stato decidere di riaprire tenendo conto solo del valore dell’Rt, che la scienza ha già dimostrato non essere sufficiente. A suo parere il rischio dovrebbe invece venire calcolato utilizzando altri parametri, come l’incidenza e il tasso di occupazione dei letti nei reparti di terapia intensiva. Ma, “le decisioni, considerati i comportamenti del virus e l’andamento dinamico della pandemia, non possono essere definitive. Se aumentano i contagi bisognerà tornare indietro. Come sa perfettamente il presidente Draghi, persona in cui confido molto. Chiarito questo, ripeto che l’aumentare o meno del numero delle infezioni dipenderà dai nostri comportamenti. E poi c’è il vaccino che può aiutarci ad affrontare le riaperture con più tranquillità” ha precisato.

La campagna vaccinale

E proprio sulla campagna vaccinale il professore sembra essere ottimista, visto che secondo la sua idea il nuovo piano del generale Figliuolo è stato fatto molto bene, anche se la sospensione del vaccino AstraZeneca ha ritardato non poco le vaccinazioni. Adesso abbiamo preso un buon ritmo e “di questo passo non è impensabile arrivare a 500mila somministrazioni al giorno. Sempre che ci siano le dosi a disposizione”.

Il pass vaccinale

Il professore non punterebbe però sull’uso del tampone negativo fatto 48 ore prima del viaggio per essere certi che il soggetto non sia contagioso. Il motivo è presto detto: “È poco affidabile, non dà garanzie. Nelle 24 ore successive potrebbe essere successo di tutto. Sappiamo ancora poco sulle possibilità di reinfezione post vaccino. Circa il 10% dei vaccinati può infettare pure dopo la doppia dose e allora bisogna stare molto attenti e fare controlli random”. Questi controlli potrebbero per esempio essere i test antigenici rapidi effettuati negli aeroporti. Senza dimenticare di mantenere le distanze e continuare a indossare la mascherina anche una volta vaccinati. L’importante secondo Ciccozzi è che però tutti gli Stati europei vadano nella stessa direzione e non in ordine sparso, come avvenuto finora.

Pericolosità dei vaccini

Il professore ha sottolineato che gli eventi avversi registrati con i vaccini AstraZeneca e J&J sono estremamente rari e che un soggetto che si ammala di Covid ha il 15% di possibilità di avere un evento trombotico. Confortante invece il fatto che le Agenzie regolatorie abbiano subito stoppato il lotto indagato. Da tenere comunque presente che, come del resto tutti i farmaci, nessun vaccino è esente da effetti collaterali. Sul siero di Johnson&Johnson Ciccozzi ha detto di aspettarsi “che venga stabilito che non c’è un nesso causale tra vaccino e eventi trombotici rari, ma solo temporale e come avviene nella maggior parte di casi il preparato arriverà in distribuzione. Dopodiché questa pandemia ha evidenziato anche la necessità di investire nella ricerca farmaceutica per produrre un vaccino nostro. Spero che ReiThera non sarà l’unico”, che saremmo in grado di fare, così come uno a Rna.

Immunità di gregge entro l'estate

Secondo il professore, se continuiamo d questo passo entro l’estate dovremmo raggiungere l’immunità di gregge, ovvero il 75% della popolazione vaccinata, se acceleriamo anche prima. Tenendo però presente che dovremo fare richiami a intervalli regolari.

Convincere gli indecisi

La colpa dell’indecisione di alcune persone riguardo la vaccinazione, è attribuibile secondo Ciccozzi alla mancanza di una corretta informazione scientifica.

“Agli indecisi va detto che sul vaccino non sappiamo ancora tutto, ma sappiamo per certo che, nella quasi totalità dei casi - in una percentuale vicina al 100% - il vaccino elimina i sintomi della malattia. Non ci si aggrava più, la mortalità per Covid sarà fortemente ridotta. Non mi pare un dettaglio” ha quindi concluso.

Commenti