Ecco chi era il vero Squartatore protagonista della docuserie di Netflix

È approdata su Netflix la docuserie che racconta la vita di Peter Sutcliffe, definito lo "squartatore dello Yorkshire" per la modalità efferata dei suoi delitti: le sue vittime erano donne

Ecco chi era il vero Squartatore protagonista della docuserie di Netflix

Tredici donne uccise e sette ferite gravemente nel tentativo di ucciderle: sono queste le vittime che hanno reso noto Peter Sutcliffe come “The Yorkshire Ripper”, ovvero lo Squartatore dello Yorkshire. Martello, coltello e cacciavite le armi usate dal serial killer inglese per colpire le sue vittime, molte delle quali prostitute. La storia, che per anni ha fatto discutere sulle modalità cruente del serial killer, è approdata il 16 dicembre scorso su Netflix con una docuserie. Ma chi era Peter Sutcliffe?

Una vita normale fino al 1974

Nato l’11 dicembre del 1922 a Bingley, Peter Sutcliffe cresce all’interno di una famiglia cattolica con una vita normale. A 15 anni interrompe gli studi ed entra nel mondo del lavoro: fa il becchino negli anni ’60, passa in fabbrica negli anni ’70 e poi, dopo una serie di attività non andate a buon fine, approfitta della buonuscita ricevuta dopo un licenziamento per prendere nel 1975 la patente per i mezzi pesanti. Dopo gli esami di guida, inizia a lavorare come autista in una ditta di pneumatici ma nel marzo del 1976 viene licenziato perché scoperto a rubare quelli usati. Nei mesi successivi Sutcliffe trova un altro lavoro, stavolta stabile, come autista. Durante queste fasi, nel 1967, incontra l’amore in Sonia Szurma: i due si sposano il 10 agosto del 1974.

La coppia arriva al matrimonio non senza problemi. Durante il fidanzamento alcuni eventi turbano profondamente Peter Sutcliffe, incidendo sul suo futuro da serial killer. Con Sonia l’uomo conduce la vita di coppia tipica di quel periodo, con i classici appuntamenti del sabato sera. In un’occasione, poco prima di incontrare la fidanzata, Peter viene avvertito dal fratello che Sonia avrebbe avuto degli incontri con un gelataio di origini italiane. Dopo una serie di domande senza risposta tra Peter e Sonia, il dubbio si insinua ormai nella mente dell’autista che poche ore dopo, per vendicarsi, decide di avere rapporti con una prostituta. In una stazione di servizio, sulla strada di Manningham Lane, ne incontra una: i due si dirigono nella casa della donna.

Pensavo che avrei avuto rapporti con la prostituta - dichiarerà più in avanti durante il processo lo Squartatore -ma ho cambiato idea quando è arrivato il punto in cui dovevamo farlo. Prima di scendere dall’auto stavo cercando di trovare una scusa e mi sentivo stupido”. Alla fine il rapporto non viene consumato. A fronte delle 10 sterline pagate per una prestazione da 5, Peter dice alla donna di tenere la parte a lei spettante ma di volere il resto. La donna scende in garage con la scusa di prendere il denaro, ma lì ci sono i suoi protettori e Peter viene messo alla fuga. “Mi sono sentito oltraggiato - racconterà l’uomo - umiliato e imbarazzato. Ho provato odio per la prostituta e per i suoi simili”. Tre settimane dopo Peter Sutcliffe incontra casualmente la prostituta in un pub di Lumb Lane, le chiede ancora quei soldi senza però ottenerli. Il rancore verso le prostitute e le donne in generale, diventa sempre più forte.

La prima aggressione

Nel settembre del 1969, mentre Sutcliffe si trova a bordo del proprio furgone, intravede una prostituta e “mosso dalle voci di Dio”, come lui stesso dirà più in avanti, colpisce la donna con una pietra contenuta dentro un calzino e poi scappa. Il giorno seguente la polizia bussa in casa dell’uomo: la vittima dell’aggressione, rimasta viva, è riuscita a prendere la targa del furgone. Lui si difende, dice di aver colpito la donna solo con una mano. Fortunatamente per lui la prostituta non sporge denuncia perché è sposata con un uomo che sta già scontando una pena per aggressione e non vuole avere altre grane.

Ero ossessionato - confesserà Peter - dall’idea di trovare la prostituta che mi doveva dare il mio denaro”. Dopo quell’episodio, alcuni anni dopo avrà inizio l’escalation delle aggressioni. Il 5 luglio del 1975 Peter si arma di martello e coltello e aggredisce una donna, Anna Rogulskyj, che aspetta in strada il fidanzato per ricucire un rapporto logorato da alcuni problemi. Dopo averle fatto perdere i sensi con un colpo di martello in testa, le taglia lo stomaco col coltello. La sua azione omicida viene fermata da un vicino che interviene. La vittima si salverà ma con gravi ripercussioni psicologiche. Ad agosto è il turno di Olive Smelt, aggredita a Halifax con dei tagli sopra le natiche. Anche lei riesce a salvarsi. Il 27 agosto Sutcliffe aggredisce a Silsden, con cinque colpi alla testa, la 14enne Tracy Browne, mentre passeggia in un sentiero. Anche in questo caso arriva una macchina che interrompe l’azione omicida. Quest’ultimo attacco verrà confessato spontaneamente da Sutcliffe.

Il primo omicidio

La vita di Peter Sutcliffe è ormai quella di un uomo animato da spirito di vendetta verso le donne. Le sue azioni, si giustifica, sono guidate da voci divine. Il 30 ottobre del 1975 lo Squartatore porta a termine il primo omicidio: con due martellate e 15 pugnalate tra petto e addome, uccide Wilma McCann. Nonostante le minuziose indagini, non viene scoperto. Il secondo omicidio segue nel gennaio del 1976. La modalità è sempre la stessa: colpi di martello in testa e coltellate nel corpo. Le vittime iniziano a essere tante e il modus operandi delinea la figura del serial killer cui i media danno il nome di Squartatore dello Yorkshire.

Una prostituta, Marcella Claxton, sopravvive all’aggressione - in seguito, tra l'altro, testimonia contro Peter Sutcliffe durante il processo. Nel frattempo continuano gli omicidi anche quando, nel 1980, l’assassino è in attesa del processo per guida in stato d’ebbrezza. In quello stesso anno altre due donne, Jacqueline Hill e Uphadya Bandara sopravvivono alle violente aggressioni.

Il 2 gennaio del 1981 Sutcliffe viene fermato dalla polizia a bordo della sua auto con una prostituta a Sheffield. Nella vettura vengono ritrovate delle targhe false e l’uomo viene arrestato. Durante l’interrogatorio emergono diversi elementi che fanno pensare agli inquirenti di essere di fronte allo Squartatore dello Yorkshire. Le perquisizioni in casa dell’uomo permettono di ritrovare le armi usate per commettere gli omicidi: l’assassino, messo alle strette, dopo un lungo interrogatorio confessa: “Sono contento che sia tutto finito - dice agli inquirenti - Avrei ucciso quella ragazza a Sheffield se non fossi stato catturato".

Il processo e la morte dello squartatore

Peter Sutcliffe non ammette di aver commesso i 13 omicidi volontari che gli vengono imputati. Ammette però i sette tentativi di omicidio. Quattro le consulenze psichiatriche che dichiarano l’uomo affetto da schizofrenia paranoide. Lo Squartatore viene dichiarato colpevole per tutti i capi d’accusa e condannato all’ergastolo. Nel novembre del 2020 si ammala di Covid-19 e, ricoverato nella struttura ospedaliera del carcere, rifiuta le cure, morendo all’età di 74 anni. Non sono mancate le reazioni alla sua morte dal mondo politico: il premier del Regno Unito Boris Johnson lo ha definito “un individuo depravato e malvagio”. Parole che non necessitano commenti anche quelle del funzionario di polizia Bob Bridgestock che in quel periodo ha seguito le indagini sul serial killer: “Non verserò una lacrima” ha detto.

“L’orribile vicenda di Peter Sutcliffe ci racconta la vita di un assassino che attraversa ogni singolo step esistenziale verso la serializzazione omicidiaria”. Sono queste le parole del criminologo e docente dell’Università “Niccolò Cusano” Marino D’amore che ha tracciato per Il Giornale.it il profilo dello squartatore dello Yorkshire. “Nonostante Peter non sia cresciuto in una famiglia problematica - ha proseguito il criminologo - appare chiaro che ha sviluppato, nel tempo, un’evidente incompetenza sociale, condizione che ha imposto dei grossi vincoli alla sua relazionalità, all’interno di un normale processo di costruzione dell’identità. Quell’incompetenza sociale si è evoluta in una feroce misoginia, legata ai presunti tradimenti della fidanzata, che, a sua volta, ha generato un processo di spersonalizzazione del mondo femminile, trasformando, nella sua visione distorta e morbosa, ogni donna in un oggetto da eliminare”.

Il criminologo D’Amore ha spiegato così l’evoluzione dei tratti criminali di Peter Sutcliffe: “Un processo progressivo - ha detto - che lo ha condotto verso la schizofrenia paranoide diagnosticata dalle consulenze psichiatriche. Tale commistione di elementi lo ha trasformato in un serial killer disorganizzato, come testimoniano i numerosi risultati fallimentari, fortunatamente per le vittime, delle sue esecrabili azioni, che, al contempo, hanno palesato una recrudescenza parallelamente a una paradossale volontà di redenzione, testimoniata dal rifiuto delle cure nelle ultime settimane della sua vita”.

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