Quelle scalate al potere nella Chiesa di Papa Francesco

Da una parte gli scandali che si sono abbattuti sul C9, dall'altra il gran lavoro del cardinale Parolin: ecco chi può scalare la Chiesa del Papa

Quelle scalate al potere nella Chiesa di Papa Francesco

Da una parte la spinta riformista di Papa Bergoglio, dall'altra le logiche precostituite di chi non vuole mollare la presa: da quando l'ex arcivescovo di Buenos Aires è stato eletto sul soglio di Pietro, molti analisti presentano questa narrativa, rimarcando l'esistenza di un "blocco" che non consentirebbe al Santo Padre di fare pulizia come vorrebbe. Un po' com'è successo con Joseph Ratzinger. Altri, al contrario, ritengono che il pontefice argentino si sia affidato ad un "cerchio magico". E che le gerarchie vaticane odierne rappresentino in tutto e per tutto la linea imposta da questo pontificato. Una Chiesa cattolica che sarebbe stata costruita ad immagine e somiglianza del suo vertice. Sono considerazioni che riguardano l'organizzazione interna, ma anche le differenti vedute dottrinali.

Ora si parla soprattutto dell'ultimo scandalo legato ai fondi e alla loro gestione. Tante disamine pongono un focus sul ruolo esercitato dalla segreteria di Stato, che è il "ministero degli Esteri" della Santa Sede. Se non altro perché le acquisizioni di documenti e di apparati elettronici hanno avuto luogo all'interno di alcuni uffici del dicastero appena citato. Ma può non voler dire che le presunte resistenze al Papa abitino proprio in quel "ministero".

Pure perché sembrerebbe chiaro come quei "giochi finanziari", quelli per cui è stata predisposta un'indagine interna della Santa Sede e per cui sono stati emanati dei provvedimenti di sospensione, non abbiano a che fare con la conduzione corrente: si fanno altri nominativi. Quello di Parolin, nelle ricomposizioni del presunto quadro che ha generato l'inchiesta, non c'è o comunque non è associato a quello che sta emergendo.

Il cardinale Pietro Parolin e il Papa della Chiesa cattolica hanno fatto sì che la Chiesa tornasse ad essere una delle protagoniste della geopolitica mondiale. Basti pensare all'accordo provvisorio stipulato con la Repubblica popolare cinese. Se esiste un clima di discussione tra i due non è tangibile in maniera pubblica. E forse le frizioni vanno ricercate all'interno delle gestioni precedenti. La segreteria di Stato, peraltro, dovrebbe acquisire spazi di manovra più ampi grazie alla riforma della Costituzione apostolica, che dovrebbe essere avallata entro la fine dell'anno.

In queste settimane, poi, è iniziata a circolare una voce: il cardinale Pietro Parolin sarebbe in lizza per il patriarcato di Venezia, che ha spesso fatto da trampolino in direzione dell'elezione papale. Ma è stato lo stesso interessato a destrutturare questa ipotesi. Certo, Parolin è il nome presente sulla bocca di chi caldeggia una sostituzione italiana, quando sarà, del Papa argentino. Ma prevedere cosa accadrà nel prossimo Conclave non è possibile. Si ha contezza dei numeri: l'ex arcivescovo di Buenos Aires ha creato la metà più uno dei cardinali che fanno parte dell'assise cardinalizia.

Per questo è lecito pronosticare come anche il prossimo vescovo di Roma porti avanti istanze progressiste. Ma non si sa mai. Se Parolin non è annoverabile tra gli stretti collaboratori del Papa chiamati in causa per alcuni presunti scandali, lo stesso non si può dire per alcuni alti ecclesiastici che Jorge Mario Bergoglio aveva individuato per il C9, ossia l'organo deputato a coadiuvare il Santo Padre nella riforma curiale.

Dalle voci sul cardinal Maradiaga al processo al cardinale Pell, passando per lo scandalo legato agli abusi in Cile, che ha sfiorato un altro membro: il consiglio ristretto dei cardinali, per vicende che restano comunque da confermare e verificare, ha fatto parlare di sè in modo indiretto. Se sono esistiti tentativi di scalate interne, come le ha chiamate l'edizione odierna de La Verità, quelle messe in atto dal "fronte bergogliano", hanno subito delle battute d'arresto, che sono derivate anche da alcuni fatti di cronaca.

I cardinali americani hanno preso parecchio spazio con l'elezione di Bergoglio, ma quello che è accaduto attorno al caso dell'ex cardinal Mc Carrick sembrerebbe aver ridimensionato anche la credibilità di quella che i tradizionalisti chiamano "filiera". Pure i progressisti statunitensi, per farla corta, hanno dovuto respingere degli attacchi, che non sono partiti sempre e solo dal "fronte conservatore".

Il cardinale Pietro Parolin, d'altro canto, continua nella sua opera: il Vaticano si è seduto di nuovo sui tavoli geopolitici che contano. Normale, dunque, che le ricostruzioni di chi cerca di di pescare un nome spendibile per la Chiesa del domani si soffermino sul porporato italiano.