"Un questionario per portare il gender a scuola". E scoppia il caos

Polemica sul questionario sull'identità di genere diffuso a migliaia di docenti italiani dalla piattaforma WeSchool, che ora chiede di poter inserire il dibattito sui temi Lgbt nell'ora di educazione civica

"Un questionario per portare il gender a scuola". L'ira delle associazioni: "Ritiratelo"

Il 75,5 per cento dei docenti e degli studenti italiani vorrebbe che si parlasse di più di tematiche legate al mondo Lgbt nelle scuole. È quello che rivela un’analisi di WeSchool, piattaforma che fornisce servizi per la didattica a distanza. Il questionario, come riportava la settimana scorsa Skytg24, è stato inoltrato a migliaia di studenti e insegnanti. In 3.199 hanno scelto di rispondere ed è emerso come per oltre tre intervistati su quattro tematiche come "omofobia" e "identità di genere" debbano essere oggetto di dibattito in classe.

I risultati del sondaggio lanciano l’allarme anche sulla frequenza degli episodi omofobi in classe e mettono in luce l’incertezza diffusa tra i professori su come comportarsi in questi casi. La proposta del portale, quindi, è di sopperire a queste mancanze inserendo la discussione su questi temi nell’ora di educazione civica.

La piattaforma, inoltre, si è messa a disposizione per "formare" i professori interessati ad affrontare l’argomento. Un gruppo di associazioni di genitori, tra cui Pro Vita e Famiglia, Family Day/Difendiamo i Nostri Figli, Articolo 26 e Non si Tocca la Famiglia, denunciano però come l’iniziativa sia in realtà un "cavallo di Troia" per "indottrinare" i ragazzi su tematiche ideologiche, come quella dell’identità di genere.

Gli studenti rischiano di essere "usati a fini propagandistici", denunciano le associazioni che hanno lanciato una petizione per il ritiro del questionario dopo la segnalazione da parte di alcuni docenti. Gli insegnanti, si legge nel testo della raccolta firme, avrebbero ricevuto la mail in cui si invitava "a compilare e far compilare ai loro studenti - a partire da 11-13 anni" il questionario, "senza minimamente mettere al corrente i genitori dell’iniziativa". Il test, attaccano ancora le associazioni, sarebbe stato "pensato per orientare le risposte" visto che "l’impostazione dei quesiti" sarebbe "tutt’altro che super partes", tra asterischi e riferimenti alle varie identità di genere.

"Inevitabile – scrivono gli attivisti pro-family - che gli studenti indecisi e disorientati rispondano secondo i criteri suggeriti tra le righe dal sondaggista, che poi userà i risultati della sua indagine per finalità non scientifiche, né didattiche ma meramente politiche". "Ancora una volta si provano a imporre tematiche educative sensibili ai nostri figli senza consenso dei genitori", denuncia Maria Rachele Ruiu, membro del Direttivo di Pro Vita e Famiglia, rinnovando l’appello a "ritirare il questionario", ammonendo la piattaforma sull’utilizzo dei risultati "per promuovere attività scolastiche senza la condivisione con le famiglie e per di più su temi su cui anche la comunità scientifica è divisa".

"Chiediamo al MIUR – conclude l’attivista - che vigili affinché i dati degli studenti non siano usati per fare propaganda, e perché l’educazione civica resti una materia attraverso la quale si possa insegnare agli studenti l’accoglienza incondizionata verso tutti, a prescindere dalla propria condizione".