Il Raffaello che non ti aspetti

Per entrare alla mostra di Raffaello, alle Scuderie del Quirinale, occorre arrivare qualche minuto prima dell'orario scelto al momento della prenotazione online, indicato sul biglietto.

Per entrare alla mostra di Raffaello, alle Scuderie del Quirinale, occorre arrivare qualche minuto prima dell'orario scelto al momento della prenotazione online, indicato sul biglietto. C'è tempo per riprendere fiato dopo la leggera salita e i sanpietrini, ma attendendo fuori dal Palazzo, contendendosi con il resto dei turisti la poca ombra sul piazzale, dietro le transenne. Dentro vedi il fresco e il vuoto.

L'appuntamento è alle 15. Un'addetta del museo puntualissima - chiama i nomi. Si entra uno alla volta, a gruppi di otto. «L'arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati», diceva Leo Longanesi. Oggi è una prenotazione obbligatoria via web.

Se l'emergenza sanitaria e l'apertura contingentata dei musei ti permettono di scegliere solo una mostra per il 2020, che sia questa. Nel cuore di Roma, nella testa di un genio.

Quando le Scuderie del Quirinale annunciarono la mostra di Raffello Sanzio in occasione del 500esimo anniversario dalla sua morte, inaugurata il 5 marzo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (poco prima che esplodesse la pandemia di Coronavirus), poi subito chiusa, l'inversione delle date nel titolo Raffaello 1520-1483 stupì tutti. E ancora colpisce, lì sui banner, vedere la data di morte precedere quella di nascita. Il divino Raffaello capovolto. Eppure l'idea di percorrere la parabola dell'artista a ritroso, partendo dalla grande tela ottocentesca del francese Pierre-Nolasque Bergeret Onori resi a Raffaello al suo capezzale di morte, posta ai piedi dello scalone che porta al primo piano, e poi, in cima, il commovente I funerali di Raffaello di Pietro Vanni (1900), è inappuntabile. E così, iniziando dalla fine, e finendo col suo principio, ecco l'avventura artistica e umana del pittore italiano tra i più celebri del Rinascimento, à rebours: da Roma alla giovinezza fiorentina, gli inizi nell'Umbria fino alla nativa Urbino. Morì, privilegio degli Immortali, lo stesso giorno in cui nacque, il 6 aprile, a 37 anni. Ille hic est Raphael, timuit qui sospite vinci, rerum magna parens et moriente mori. È l'epitaffio del Bembo. «Questi è quel Raffaello da cui, fin che visse, madre Natura temette d'esser superata e quando morì temette di morire con lui».

Oggi Raffaello è sepolto al Pantheon. Ed ecco, nella prima sala, la ricostruzione della monumentale tomba sormontata dalla Madonna del Sasso, scolpita dall'allievo di Raffaello, Lorenzetto, a grandezza quasi naturale: è più bassa solo di qualche spanna, perché i soffitti non permettevano la scala 1:1. È un'enorme stampa su metallo, realizzata da FactumArte, in cui anche toccandole fatichi a capire che persino le imperfezioni delle venature del marmo sono finte. Un fake, ma capolavoro.

In realtà l'intera mostra, curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, è un capolavoro. L'eccellenza italiana al suo meglio. Vale il fastidio della prenotazione, l'attesa al sole, la militarizzazione dei tempi e dei modi della visita, i 15 euro del biglietto. Molti dicono che dopo il Coronavirus sia il futuro delle mostre: poche, originali, di altissima qualità.

Durante il lockdown è restata in somno. A un certo punto si è potuta visitare virtualmente da casa, con video-racconti online sul sito e i canali social del museo. Ma, come si dice, a dimostrazione della freddezza di tutte le iniziative culturali da remoto, non è come esserci.

Eccoci. Riaperta simbolicamente il 2 giugno, festa della Repubblica, la mostra resterà visitabile fino alla fine di agosto, e le prenotazioni sono vicine al sold out. Dieci sale, duecento opere, un allestimento elegante - «La differenza tra qualcosa di buono e qualcosa di grande è l'attenzione ai dettagli», Charles R. Swindol - e almeno un capolavoro assoluto per stanza: il manoscritto della Lettera a Leone X di Raffaello e Baldassarre Castiglione, il Ritratto di Papa Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi (1518), l'Apollo del Belvedere a penna e inchiostro (1513-15), l'Estasi di Santa Cecilia, la Madonna del Divino Amore (1516), la Fornarina (1519-1520) che hanno spostato qui da Palazzo Barberini, La Velata, un minuscolo quadretto che rappresenta Il sogno del cavaliere, il Ritratto di Tommaso Inghirami (1510-12), quello di Giulio II e là in fondo, alla fine, cioè l'inizio il celebre Autoritratto su tavola di pioppo (1506-08)... Impossibile rivedere in futuro, tutta insieme, una collezione simile.

Intanto la si vede qui, separati da due metri anche se si è congiunti.

Prenotazione online obbligatoria, orario di inizio visita tassativo, misure antiCovid rigidissime sanificazione della suola delle scarpe, rilevazione temperatura corporea, igienizzazione mani, mascherina obbligatoria, distanziamento di due metri, il servizio guardaroba non è attivo e devi tenere con te borse e zaini - ingressi ogni cinque minuti, a gruppi di otto persone massimo, ognuno accompagnato da una hostess, per una visita totale di 80 minuti, suddivisi in dieci sale, fanno otto minuti circa a sala. Si vede meglio, ma più veloce. Guadagni silenzio e una maggiore visuale, perdi la libertà di soffermarti e di poter tornare indietro. E soltanto per leggere i testi redatti dai curatori ci vorrebbe il triplo del tempo. Ma meno selfie significa più intimità. E senza folla spiccano le opere. La gente d'ora in avanti sarà selezionata dalla motivazione. Alle mostre non si entra più per caso.

Faticosa da affrontare fra prenotazioni e scaglionamenti resta la mostra più bella dell'anno, per l'Italia e non solo. L'omaggio di un grande Paese - quando vuole e sa esserlo - a uno dei suoi figli maggiori.

A oggi, dalla riapertura del 2 giugno, sono oltre 120mila i biglietti venduti, compresi quelli già prenotati fino al 30 agosto. Si possono scegliere anche visite serali: fino alle 23 da domenica a giovedì, fino all'una di notte venerdì e sabato. Imperdibile. Nelle prime settimane dopo il lockdown, ci dicono gli addetti del museo, i visitatori erano quasi esclusivamente romani. Poi hanno cominciato ad arrivare dal resto d'Italia. Gli stranieri, ancora oggi, sono pochissimi. Principalmente dall'Europa occidentale, ma il flusso non è certo intenso come al solito. Gli italiani vengono praticamente da tutte le regioni, senza significative differenze. Oggi, nel nostro gruppo, c'è una matura coppia di Teramo, una famiglia di Sinalunga, marito e moglie di Parma, una signora che viene dall'Eur. Sbaglieremo, ma la maggior parte di loro non conosce Chiara Ferragni.

A proposito di bellezze e di Veneri. Raffaello era «persona amorosa e affezionata alle donne», scrive il Vasari. In una stessa sala, sulla stessa lunga parete anche loro debitamente distanziate - ti guardano tre donne bellissime: una giovane belga, la Fornarina e la Velata. È l'harem dell'artista, e la nostra meraviglia. Non c'è niente da fare. In qualsiasi stanza lei sia - qui, a Palazzo Barberini, sulle pagine di un catalogo, in un'inquadratura della Grande bellezza - è la Fornarina, forse Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, forse una qualsiasi ragazza romana amata da Raffaello, che vedi per prima. Nella sua non perfetta bellezza resta lei la più bella della storia dell'arte.

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