Il razzismo secondo Marx. Ma i comunisti non indignano

L'attuale movimento Black Lives Matter, e fiancheggiatori vari, ha guidato le proteste per la morte di George Floyd, l'afroamericano soffocato dalla polizia di Minneapolis

L'attuale movimento Black Lives Matter, e fiancheggiatori vari, ha guidato le proteste per la morte di George Floyd, l'afroamericano soffocato dalla polizia di Minneapolis. Una causa giusta, sostenuta nel peggiore dei modi, cioè con la violenza e il saccheggio. I cortei si sono trasformati in contestazione sempre più radicale dei simboli occidentali. Giù dunque le statue di Cristoforo Colombo, dei padri della patria statunitensi, e qui in Italia di Indro Montanelli. Non era comunque abbastanza. Ci sono andati di mezzo filosofi (Kant), romanzi (Via col vento), film (il pericoloso Dumbo), santi francescani (Junípero Serra), generali nordisti (Ulysses Grant) e infine l'intera iconografia di Gesù Cristo, rappresentato sempre come un bianco: un chiaro esempio di suprematismo...

Il politicamente corretto riduce la nostra storia a colonialismo, imperialismo, rapace appropriazione culturale, oppressione religiosa, omofobia, razzismo, fascismo. Pazienza se quella minuscola propaggine dell'Asia chiamata Europa è stata, da quando esiste l'umanità, l'unica parte del mondo capace di garantire libertà e ricchezza, anche a costo di immani stragi, nessuno lo nega. Ma l'Occidente, di solito, impara dai suoi errori. Che mondo invece vogliano i manifestanti possiamo desumerlo in negativo: non vogliono il modello liberal-democratico. Black Lives Matter contesta tutto ma non i simboli del comunismo. Mentre la statua di Churchill viene imbrattata, quelle di Marx ed Engels continuano a ospitare placidi piccioni. Che i due filosofi fossero immuni dai difetti di molti altri europei della loro epoca?

Da oggi presentiamo una serie di pezzi di Spartaco Pupo, professore di Storia delle dottrine politiche all'università della Calabria e direttore scientifico di Oikos Centro studi sul Noi politico. Pupo dimostra che gli autori del Manifesto del partito comunista erano colonialisti e credevano nella razza.

E adesso chi glielo dice ai sostenitori del politicamente corretto?

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