La Ferilli guida i tifosi italiani degli ayatollah

Neanche il tempo di metabolizzare l'attacco notturno dell'Iran a Israele e già in Italia è sceso in campo il partito giustificazionista di Teheran impegnato a promuovere le ragioni degli Ayatollah

La Ferilli guida i tifosi italiani degli ayatollah
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Neanche il tempo di metabolizzare l'attacco notturno dell'Iran a Israele e già in Italia è sceso in campo il partito giustificazionista di Teheran impegnato a promuovere le ragioni degli Ayatollah. Dismessa per qualche ora la casacca della Palestina, collettivi, estremisti di sinistra, movimenti radicali ma anche opinionisti e politici si sono affrettati a indossare la maglia verde, bianco, rossa dell'Iran mettendosi in prima fila per colpevolizzare Israele anche quando viene attaccato. Pur di prendere posizione contro lo Stato ebraico e l'Occidente, la sinistra italiana sarebbe disposta a sostenere qualsiasi posizione arrivando anche a giustificare la teocrazia islamica di Teheran con una serie di contraddizioni capaci di far impallidire gli stessi pasdaran. Già la difesa della causa palestinese e le posizioni giustificazioniste di Hamas da parte di chi in Italia invoca ogni due per tre l'inclusività e i diritti lgbt era abbastanza ridicola ma arrivare a legittimare l'Iran è l'apoteosi. La tesi più in voga negli ambienti dei collettivi e della sinistra è che l'Iran non ha compiuto un attacco ma un contro attacco dopo il missile che ha colpito nei giorni scorsi alcuni edifici diplomatici iraniani in Siria ed è perciò legittimo.

Lo scrive nero su bianco Potere al Popolo: «L'escalation in corso non è iniziata ieri con i missili iraniani. È iniziata prima, con il bombardamento israeliano delle sedi diplomatiche iraniane in Siria. Avete sentito qualcuno dei nostri governanti condannare fermamente gli attacchi israeliani?». Fa ancora meglio Giuliano Granato, portavoce di Potere al Popolo trasformatosi in portavoce del governo iraniano, che condivide un tweet della missione permanente iraniana alle Nazioni Unite e scrive: «L'Iran sostiene che l'azione militare di questa sera è in risposta al bombardamento del consolato a Damasco e si configura come legittima difesa stando all'art. 51 della Carta dell'Onu».

Sabato sera, poco prima dell'attacco iraniano, intervenendo in una trasmissione tv, Massimo D'Alema aveva invece affermato: «Qualcuno dovrebbe spiegare agli israeliani che non è carino bombardare le sedi diplomatiche». Una tesi portata avanti anche da un'improvvisata esperta di geopolitica, Sabrina Ferilli, secondo cui: «Avendo Israele attaccato l'ambasciata iraniana, dubito che ci si aspettasse in cambio fiori e cioccolatini. Ed ora i gran buffoni del mondo si fingono allarmati e preoccupati. Loro? Figuriamoci noi». A proposito di esperti, le fa eco Selvaggia Lucarelli che ha pubblicato un video con l'attacco missilistico iraniano a Israele scrivendo «il risultato di aver consentito a Israele di fare ciò che voleva per sei mesi». Secondo Fiorella Mannoia invece è tutta colpa di Netanyahu che «sta distruggendo Gaza e anche Israele, se non lo obbligano a dimettersi sarà la fine. Per tutti». Il leitmotiv è sempre lo stesso, anche quando è Israele ad essere attaccata è comunque colpa dello Stato ebraico.

Non solo non spendono una parola di solidarietà nei confronti di Israele ma, con un vero e proprio ribaltamento della realtà, si arriva a puntare il dito contro chi condanna l'attacco iraniano. È il caso del tweet di Chiara Geloni, portavoce storica di Pier Luigi Bersani, che scrive: «Guardo i tweet di certi liberali e mi chiedo chi siano i veri ayatollah». Va a finire che tra poco si scoprirà che la crisi in Medio Oriente è tutta colpa dei liberali.

Nel quadro d'insieme non poteva mancare il silenzio assordante dell'Anpi che, mentre promuove il cessate il fuoco per il 25 aprile, non dice nulla per condannare l'attacco iraniano.

A questo punto non resta che attendere la discesa in campo delle «queer per Teheran», le occupazioni delle università in solidarietà alla teocrazia islamica iraniana e le conferenze apologetiche degli ayatollah. È solo questione di tempo, i cattivi maestri purtroppo ci sono già.

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