Rifiutare il siero è un diritto. Appestarci no

Il sintomo di quanto ci siamo disabituati alla libertà, molto più che nell'anomalia di essere spesso governati da premier non eletti, sta nel fatto che è sempre più difficile riconoscerla

Rifiutare il siero è un diritto. Appestarci no

Il sintomo di quanto ci siamo disabituati alla libertà, molto più che nell'anomalia di essere spesso governati da premier non eletti, sta nel fatto che è sempre più difficile riconoscerla. Viene fraintesa, maneggiata goffamente come un concetto dai confini indefiniti, citata a sproposito. E soprattutto viene brandita come una bottiglia di birra dagli hooligans del «faccio quello che mi pare perché questo è un Paese libero». Un Paese, appunto, non una giungla.

Ancora una volta è il Covid ad innescare un domino di implicazioni filosofiche innestate su problemi molto pratici. Il tema è sempre l'obbligo di vaccino, pragmaticamente e scientificamente la via maestra per fermare la pandemia in ogni sua variante. Dato che la via maestra è giuridicamente di difficile percorribilità, in Francia hanno ideato una deviazione che porti alla stessa meta, che è l'immunizzazione della popolazione: un pass che consenta l'accesso ai luoghi della socialità - dai bar ai cinema, dai ristoranti ai teatri - solo ai vaccinati. L'effetto? Un milione di prenotazioni in un giorno. Abbastanza per far ragionare anche il governo italiano sull'ipotesi di adottare la stessa misura. Tutto ciò, da Parigi a Roma, ha armato la rivolta dei corazzieri del diritto di appestare il prossimo, che considerano il provvedimento illiberale.

Occorre chiarirsi su cosa sia la libertà, che non è lo stato di natura dell'uomo che si fa lupo per l'altro uomo. Perfino per Bakunin la società anarchica si basava sull'autogoverno, la sintesi, l'aiuto reciproco e l'armonia, non sul menefreghismo totale e la prepotenza di chi - più forte, più giovane o semplicemente più sconsiderato - vive senza rispetto del bene comune. Non vaccinarsi, così come non portare la mascherina («museruola» per i fieri no mask che si illudono di essere Braveheart mentre sono al massimo personaggi da cinepanettone) è da incoscienti e da incivili. Perché chi rifiuta di difendere se stesso, offende gli altri. E li espone a limitazioni, disagi, oltre che alla malattia. Vale più la libertà di un insegnante di non vaccinarsi o quella di centinaia di alunni di andare a scuola? Perché i milioni di italiani che si sono vaccinati, ora rischiano di vedersi privati di socialità, istruzione o anche solo del diritto allo svago proprio perché qualcuno non accetta le regole condivise. Ma chi non accetta le regole condivise, di fatto si auto-esclude dal consesso sociale. Il pass semplicemente certifica questa auto-ghettizzazione.

La società non è un buffet all you can eat, dove si paga un tot (le tasse, in teoria...) e poi si fanno i propri porci comodi. Vigono norme di comportamento e leggi per garantire che nessuno prevarichi il prossimo, perché i diritti siano tutelati a costo di qualche freno. Un afflato patriottico non giustifica un canto da stadio a un funerale, così come l'adesione al nudismo non è sufficiente per andare a fare la spesa in mise adamitica. Allo stesso modo, non basta non fidarsi del vaccino per avere il diritto di andarsene in giro come potenziali bombe virali a orologeria. Non si può imporre l'obbligo? Benissimo, però si può - e si deve - pretendere che la loro scelta non minacci la nostra salute. Tutti hanno la sacrosanta libertà di ammalarsi se proprio ci tengono, ma nessuno ce l'ha di farci ammalare o costringerci alla quarantena dopo un anno e mezzo di sacrifici. C'è il delivery, lo smart working, internet: i no vax se ne stiano a casa, se la caveranno.

Per cui ben venga il pass, da modulare garantendo l'accesso ai servizi a chi per motivi medici non può vaccinarsi ed evitando arzigogoli burocratici. Sarebbe un passo importante, paradossalmente il più liberale di tutti. Perché è bene ricordare che il virus ci ha chiusi in casa, la mascherina e il vaccino ci hanno ridato la vita, o già ci siamo dimenticati di coprifuoco, famiglie divise a Natale e negozi falliti? Bisogna amare la libertà, ma senza tradire mai la verità. Lo diceva Beethoven, non un pericoloso dittatore.

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