Rom arrestato dopo la sparatoria: Kyenge lo salvò dall'espulsione

Nekl 2012 la Kyenge evitò l'espulsione a un giostraio rom. Ieri è stato arrestato in autostrada dopo una sparatoria coi carabinieri

Rom arrestato dopo la sparatoria: Kyenge lo salvò dall'espulsione

Quella di Senad Seferovic, oggi 26enne, è una stroria di criminalità ordinaria. Tra furti e sparatorie il giostraio rom entra ed esce dal carcere. L'ultima volta è successo ieri, quando è stato arrestato in A4, l'autostrada che collega Milano a Venezia, dopo un inseguimento con tanto di sparatoria. È l'ennesimo fallimento dell'ex ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge che nel 2014 si era battuta per tirarlo fuori dal Cie. Il giudice di pace di Modena le aveva dato ragione avvalendosi del fatto che, non essendo mai stato naturalizzato in Bosnia Erzegovina, non aveva alcun documento. Peccato che le pendenze giudiziarie avessero spinto la Questura a chiederne l'espulsione dall’Italia.

Oggi Senad è di nuovo in carcere. Ieri, come racconta la Gazzetta di Modena, si trovava a bordo di un'auto che, all'alt intimato dai carabinieri a Peschiera del Garda, aveva dato vita a una corsa infernale. E dopo otto chilometri percorsi contromano in autostrada, un'auto dei militari speronata e una violenta sparatoria, hanno bucato una gomma e sono stati raggiunti dai carabinieri. Ne è scaturita una rissa, con tanto di calci e pugni. Solo Senad è stato acciuffato, mentre i tre complici hanno fatto perdere le proprie tracce. E così, a distanza di un solo anno dall'ultimo fatto di cronaca, eccolo tornare in carcere. Nel 2015 i carabinieri di Anzola, cittadina in provincia di Bologna, lo avevano arrestato insieme a un'altra banda di cinque nomadi che erano stati beccati a Fiorano mentre trasportavano un carico di rame appena rubato. Un bottino da circa 40mila euro.

Quando Carlo Giovanardi si era opposto all Kyenge, che voleva la libertà di Senad dal Cie, era stato coperto di insulti da un comitato. Eppure la Questura aveva pubblicamente confermato che il rom aveva un'impressionante sfilza di denunce. "Bisognava espellerli - tuona ora Giovanardi - invece un giudice di pace di Modena ha preferito non applicare la legge e appellarsi alla sua coscienza". Ma è mai possibile che, mentre polizia e magistrati mettono un malvivente in carcere, un giudice di pace possa prendere una simile decisione? La stessa Kyenge era a conoscenza dei rischi dell'operazione: "Sapevamo perfettamente dei suoi precedenti e non li abbiamo mai nascosti. Ci siamo battuti per i suoi diritti legati alla mancata cittadinanza. Se era delinquente doveva stare in galera e se lo è oggi ci starà oggi. Ma non doveva stare al Cie. Il carcere non è il Cie". Nella sparatoria di ieri, però, avrebbe anche potuto lasciarci le penne qualcuno.

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