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Rotary vuol dire solidarietà: il sostegno all'Italia colpita dal Covid

Come affermava Paul Harris, fondatore del Rotary International: "Lo spirito del Rotary prospera in tutti i luoghi dove gli uomini pensano e dove il loro cuore è sufficientemente grande da includere il bene per gli altri"

Rotary vuol dire solidarietà: il sostegno all'Italia colpita dal Covid

Rotary vuol dire Solidarietà. E proprio in questi giorni il Rotary Italiano sta dando una grande prova a tutto il nostro Belpaese di essere veramente un’associazione di servizio. E quindi, se dovessimo racchiudere in una sola parola il concetto e il vero significato delle diverse attività portate avanti dal Rotary, la parola per antonomasia sarebbe senza alcun dubbio: Solidarietà.

Come affermava, nel lontano 1912, Paul Harris, fondatore del Rotary International, che oggi conta oltre 1,2 milioni di uomini e donne intraprendenti, amici, conoscenti, professionisti e imprenditori: “Lo spirito del Rotary prospera in tutti i luoghi dove gli uomini pensano e dove il loro cuore è sufficientemente grande da includere il bene per gli altri”.

Il pensiero di Paul Harris non si realizza con le parole ma con i fatti. Infatti, in questa difficile parte dell’anno rotariano i Rotariani ed i Club hanno inequivocabilmente dimostrato di avere un grandissimo cuore ed essere realmente «People of Action».

Per ringraziare il grande lavoro parallelo e di sostegno che Rotary sta facendo per contrastare l’epidemia di Covid-19 in molte parti d’Italia, in particolare quelle più colpite, abbiamo deciso di dare la parola all’ingegner Maurizio Mantovani, attuale governatore del Distretto 2050, che abbraccia alcuni comuni a sud di Milano e le province di Lodi, Pavia, Piacenza, Cremona, Brescia, Mantova e conta 76 Rotary Club e oltre 3.000 rotariani.

Governatore Mantonavi, sappiamo che i Rotariani sono davvero «People of Action», ovvero persone d’azione. Ci può spiegare allora come state pragmaticamente affrontando l’emergenza Coronavirus in queste settimane?

“Al momento della scoperta del primo contagio in Lombardia, avvenuta nel nostro Distretto perchè si è scoperto a Codogno il paziente 1, i Club del Distretto hanno immediatamente sospeso, anche su mio consiglio e invito, tutte le riunioni conviviali. La cosa che più mi ha colpito è stata che i club non si sono persi d’animo, sospendendo le loro normali riunioni, dove i rotariani si vedono e si ritrovano per poter parlare e programmare diversi progetti, ma immediatamente si sono attivati per capire che cosa si poteva fare per fronteggiare l’impatto di quest’epidemia, che si stava scatenando e che stava provocando una progressiva crisi negli ospedali di tutto il Distretto. Immediatamente i club hanno saputo quali fossero le necessità di cui gli ospedali e gli operatori sanitari avevano bisogno, anche grazie alle indicazioni fornite da alcuni medici e operatori sanitari che abbiamo all’interno dei nostri club. Il pronto intervento dei rotariani ha in qualche modo sostituito de facto gli ospedali stessi, ad esempio nelle attivitià di pagamento di ordini che avevano in sospeso di materiale e di attrezzature necessarie per fronteggiare l’epidemia, purtroppo rimaste ferme per giorni a causa delle lungaggini burocratiche che ovviamente ha l’ente pubblico. I club hanno anticipato le somme e quindi sono riusciti a far arrivare agli ospedali, in tempi rapidissimi, le strumentazioni che avevano in ordine e che erano bloccate per ritardi nei pagamenti. Successivamente, i club si sono consorzionati assieme per creare numerose catene di raccolta fondi, raggiungendo anche delle somme importanti. Ad esempio, i Club dell’area Bresciana, che conta 23 club, si sono riuniti assieme e hanno appoggiato una raccolta fondi, realizzata dal quotidiano locale, interessando professionisti ed industriali. L’estesa divulgazione di questa raccolta fondi ha portato i suoi frutti, ovvero si sono raccolti 11 milioni di euro in una settimana. Inoltre, in Regione Lombardia, la persona che è stata messa come responsabile per l’utilizzo di questa importante somma è un rotariano del club del nostro Distretto.”

Possiamo quindi dire che l’unione fa la forza?

“Certo! Le varie iniziative promosse in questo periodo dai diversi club sono riuscite a far riemergere a tutti i soci il vero spirito rotariano che è servire al di sopra di ogni interesse personale. Gli impegni presi dai diversi club, in questi giorni difficili e complicati, sono stati realizzati raccogliendo fondi per fare in prima persona, utilizzando le professionalità all’interno del Rotary per riuscire a fare arrivare le strumentazioni nel più breve lasso di tempo possibile e donarle agli ospedali. Quindi, come al solito i Rotariani sono stati parte attiva nella vicenda. Ci tengo a sottolineare che sono diverse le aree che si sono mosse per intervenire contro la crisi sanitaria dettata dal Covid-19. Una tra tante, ad esempio, l’area di Cremona e di Crema, che si sono subito messe a disposizione degli ospedali per offrire attrezzature di grande efficacia per contrastare l’epidemia. I soci hanno fatto di tutto per portare sistemi di protezione individuale per gli operatori sanitari, realizzando qualcosa davvero di incredibile.”

Secondo Lei le attività di solidarietà da parte dei club in queste ultime settimane, avvicinerà molte persone al mondo Rotary, portando nuovi iscritti?

“Sinceramente questo non lo so, ma me lo auguro. Abbiamo sicuramente dimostrato che non siamo persone che si ritrovano a cena per parlare dei propri affari, ma abbiamo spiegato con i fatti che cos’è il Rotary: un gruppo di persone che mette a disposizione la propria professionalità per il bene altrui. Il Rotary ha delle connessioni incredibili perchè ogni rotariano è una persona che è comunque introdotta nella vita economica e sociale dei singoli territori, dove esistono i club, e quindi sono in grado di utilizzare le proprie connessioni personali per coinvolgere entità esterne al Rotary.”

Come è cambiata la vita dei Rotary Club in questo periodo di lockdown?

“Le misure adottate a livello nazionale dal governo hanno ovviamente coinvolto anche noi. Infatti, gli eventi che avevamo in programma sono stati tutti cancellati, perchè i nostri eventi sono a tutti gli effetti degli assembramenti di persone, e quindi era ed è tuttora impossibile poterci riunire in gruppo. Non ci siamo persi d’animo e li abbiamo sostituiti con eventi in formato elettronico, e anche in questo aspetto i club si sono aperti immediatamente anche a ciò che inizialmente erano restii. Abbiamo adottato nuovi strumenti comunicazione, ad esempio chiamate in videoconferenza, che sono entrati in maniera diciamo prepotente all’interno di tutto il Distretto.”

Un Distretto 2.0 è diventato allora il 2050?

“Quasi. È chiaro che la riunione fisica ha un gusto completamente diverso, però abbiamo fatto ovviamente di necessità, virtù, e quindi abbiamo utilizzato anche formule che sono tipiche dei club elettronici, gli e-club, ai quali partecipo anch’io.”

La frase che contraddistingue il Rotary è mettere la propria professionalità al servizio dei bisogni della società. Come riuscite quindi nel concreto a stare vicino alle persone in difficoltà in questo periodo?

“I Rotariani hanno come sempre delle importanti connessioni e il nostro obiettivo non è quello di sostituirci alla Caritas o ad altre organizzazioni che fanno bene il loro mestiere, ma, grazie al nostro network e alla nostra forza, riuscire ad arrivare dove probabilmente altri non arrivano. In questo periodo stanno fiorendo anche delle nuove idee di business, sempre con il focus puntato verso il prossimo. Infatti, ad esempio, siamo a contatto con delle aziende che producono food e ci siamo proposti con una funzione di supporto per fare in modo che arrivino a queste imprese i finanziamenti economici necessari per poter continuare la linea produttiva. In cambio del supporto dato alle aziende, chiediamo loro di produrre food a prezzi agevolati, per trasferire successivamente questo cibo alle persone che ne hanno bisogno.”

Tutte queste belle iniziative cambieranno le priorità della vostra associazione. Come vede quindi il futuro dei Rotary Club?

“Il Rotary è un’organizzazione basata sulla ruota, la ruota gira e ogni anno, precisamente il 30 giugno, i dirigenti del Rotary cambiano e ne entrano dei nuovi. Sappiamo tutti ciò di cui ci preoccuperemo nel futuro. Intanto, cercheremo di capire se riusciremo a tornare alla nostra vita classica, che si manifesta nelle nostre riunioni conviviali e i nostri convegni. Comunque, stiamo dedicando molta attenzione alla parte del paese che è andata in crisi in questa pandemia sotto l’aspetto sia economico, sia sociale. Nel prossimo anno porremo molta attenzione nell’aiutare queste fasce di popolazione, che saranno purtroppo i nuovi poveri, persone normali che si sono trovate senza lavoro o hanno chiuso le aziende e che in pochi mesi rientrano sotto la soglia della povertà.”

Il prossimo 30 giugno si concluderà la sua esperienza da Governatore del Distretto Rotary 2050. Cosa pensa di questo incredibile anno?

“L’anno in cui io ho servito il Rotary come governatore è stato e continua ad essere un anno particolare. Mi sono trovato ad interrompere la mia attività di governatore fatta di rapporti e di visite che non ho potuto fare; però, dall’altra sono molto orgoglioso di essere stato governatore in questo periodo, perchè ho assistito a una produzione di servizi all’interno dei club in questi due ultimi mesi che non sarebbero mai stati realizzati nemmeno nel corso di un anno intero, e questo mi ha dato una grande soddisfazione e un grande orgoglio di appartenere a quest’organizzazione e quindi di essere Rotariano.”

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