"Rimuovere i crocifissi dagli uffici della polizia". È bufera sulla circolare

Ha fatto scoppiare non poche polemiche la lettera inviata dal Sap alla dirigente della polizia stradale di Forlì-Cesena, in cui veniva chiesto di rimuovere il simbolo religioso dalla sede operativa. Successivamente arriva la replica del Sap nazionale, che prende le distanze dall’iniziativa

"Rimuovere i crocifissi dagli uffici della polizia". È bufera sulla circolare

Anche il Sap (sindacato autonomo di polizia) sembra essersi schierato contro la presenza del crocifisso all’interno dei luoghi pubblici, in questo caso si fa riferimento ai locali in cui operano gli stessi agenti.

A darne notizia è il “Secolo d’Italia”, che riporta anche la lettera con cui l’associazione sindacale si è rivolta alla dirigente della polizia stradale di Forlì-Cesena.

La sede operativa in questione era stata da poco ristrutturata, ma il Sap ha voluto dare delle nuove direttive che non hanno mancato di susciatare parecchie polemiche. La motivazione alla base della richiesta di rimuovere il simbolo religioso è sempre la stessa: non offendere le altre culture. Così, del resto, si legge nella lettera.

“Dove lavorano e lavoreranno alternativamente parecchi operatori, con l’innegabile diritto a convinzioni religiose proprie e diverse, non ha nessuna ragione di essere esposto un simbolo di una singola professione religiosa, più o meno diffusa che sia”.

E così dopo le scuole e gli uffici comunali, adesso il divieto di esporre simboli religiosi arriva anche alle forze dell’ordine. Il Sap si preoccupa di tutelare le minoranze, quando i problemi degli agenti di polizia (che dovrebbe rappresentare) sono ben altri: numero di uomini insufficiente, impiego del taser, o aggressioni sempre più frequenti.

La querelle creatasi a seguito della notizia ha infine portato lo stesso Sap a fornire dei chiarimenti. Scrivendo al “Secolo d’Italia”, il sindacato ha voluto prendere le distanze dalla lettera inviata alla responsabile della polizia stradale, in quanto “si è trattato di un’iniziativa di un singolo non condivisa dalla nostra struttura nazionale”.

Una seconda lettera di chiarimento è stata dunque inviata alla sede di Forlì-Cesena.

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