La saponificatrice di Correggio: una storia tra verità e leggende

Leonarda Cianciulli è stata una serial killer italiana, accusata di aver ucciso 3 donne tra il 1939 e il 1940. Al processo raccontò di aver sciolto i corpi delle vittime nella soda caustica, per farne del sapone. Ma ecco cosa c'è di vero nella sua storia

La saponificatrice di Correggio: una storia tra verità e leggende

Una serial killer che, dopo aver ucciso e sezionato le sue vittime, faceva sapone con i loro corpi e dolcetti con il loro sangue. Sono queste le immagini che vengono richiamate alla mente dalla storia di Leonarda Cianciulli, alias la "saponificatrice" di Correggio, che tra il 1939 e il 1940 uccise tre donne a colpi di scure. Ma non tutto è come sembra: "Ha creato una mitologia di sé stessa", ha rivelato al Giornale.it Fabio Sanvitale, giornalista investigativo, che su questa vicenda ha scritto, insieme al professor Vincenzo Mastronardi, un libro. Partendo dagli atti del processo, Sanvitale e Mastronardi hanno avviato "una ricerca a tappeto, nel tentativo di andare a trovare più documentazione possibile o rintracciare persone ancora vive, che avevano assistito a quegli eventi". E dalle ricerche "è uscito fuori qualcosa di sorprendente, che ribaltava la storia della saponificatrice".

Chi era la "saponificatrice"?

Leonarda Cianciulli nacque a Montella, in provincia di Avellino, nel 1894, e 23 anni dopo sposò Raffaele Pansardi, un impiegato al catasto. Secondo quanto racconta la donna nel memoriale che scrisse durante la sua permanenza nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, alla vigilia delle nozze la madre l'avrebbe maledetta. Nel 1930, la Cianciulli fu costretta a trasferirsi, dopo il terremoto del Vulture, che distrusse la sua casa. Così, lei, il marito e i 4 figli (i soli sopravvissuti dopo 17 gravidanze, tra aborti spontanei e morti premature) arrivarono a Correggio. "Nessuno sapeva che aveva già precedenti penali - spiega Fabio Sanvitale, che ricorda - Aveva tre precedenti e un'assoluzione": la Cianciulli, infatti, era stata condannata per furto nel 1912, per minaccia a mano armata nel 1919 e per truffa nel 1927.

Nonostante il suo passato, la "saponificatrice" si inserì tra gli abitanti di Correggio, avviando un'attività di compravendita di abiti, mobili e oggetti vari: "Il marito continuò col suo impego, che per il tempo era un lavoro importante, mentre lei avviò un traffico legale, comprava e rivendeva vari oggetti, era una sorta di rigattiere - spiega Sanvitale - Economicamente stavano bene, il tenore della famiglia non era basso". Sembra anche che Leonarda Cianciulli offrisse servizi di chiromanzia. Stando a quanto scrisse nel suo memoriale, la "saponificatrice" aveva "studiato magia, letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli".

Leonarda Cianciulli

Nel 1939 iniziarono gli omicidi. Era l'anno in cui scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e la paura che i figli venissero chiamati al fronte si insinuò nella mente della "saponificatrice", stando alle parole della donna, affidate al memoriale. "Il più lungo che abbia mai letto - ha raccontato il giornalista Sanvitale - è un romanzo, in cui lei ha creato una mitologia di se stessa": infatti, in realtà, dei due figli che avrebbero potuto essere inviati al fronte "uno non l'hanno mai chiamato a militare, l'altro si è offerto volontario, ma non venne mai accettato". La maggior parte dei dettagli conosciuti su Leonarda Cianciulli derivano dalle parole del suo memoriale. Secondo alcuni, non fu veramente lei a scriverlo, ma fu un'invenzione dei suoi avvocati. Una tesi, questa, con cui non concorda Fabio Sanvitale, che attribuisce il diario alla "saponificatrice", perché quando lo scrisse, durante gli anni in cui si trovava nell'ospedale psichiatrico, "era lontana dagli avvocati: lei era ad Aversa mentre loro erano a Reggio Emilia e, in quel momento, l'Italia era spezzata in due. È forse possibile che le abbiano dato una mano le suore, ma la sostanza è sua". Nonostante i dubbi intorno alle dichiarazioni contenute nel memoriale, "una cosa è certa: i figli li amava in una maniera straordinaria".

Gli omicidi

Il caso della "saponificatrice" di Correggio emerse nel 1940, quando la cognata di Virginia Cacioppo, famoso soprano d'opera, denunciò la sua scomparsa al questore di Reggio Emilia, non avendo più notizie della donna da tempo. Così, iniziarono le indagini, che portarono subito a sospettare di Leonarda Cianciulli. Gli investigatori, infatti, seguirono le tracce di un Buono del Tesoro della Cacioppo, che era stato presentato al Banco di San Prospero dal parroco. Il prete, convocato dal commissario, dichiarò di aver ricevuto il Buono da un amico della Cianciulli, che rivelò di averlo a sua volta ricevuto da Leonarda. Per questo, la "saponificatrice" venne fermata. Poco dopo anche il figlio Giuseppe Pansardi, detto Peppuccio, finì sotto la lente degli investigatori, accusato di aver spedito delle lettere spacciandosi per le vittime. In seguito, durante una perquisizione in casa Cianciulli, vennero trovate nel solaio un'accetta, una scure, un martello e un seghetto e nel pozzo nero vennero rinvenute alcune ossa dei cadaveri. Il 17 aprile la donna, preoccupata per il coinvolgimento del figlio, confessò 3 omicidi.

La prima donna a essere uccisa dalla "saponificatrice" fu Ermelinda Faustina Setti, 70enne attirata con la scusa di un futuro matrimonio a Pola. Così, il 17 dicembre del 1939, giorno previsto per la partenza, la donna si recò a casa dell'"amica" per farsi scrivere una lettera da spedire a casa, una volta giunta a Pola, e per firmare una delega indirizzata a Leonarda, che avrebbe dovuto gestire i suoi beni. Ma il viaggio di Faustina non iniziò mai: la donna venne uccisa a colpi di ascia e il suo corpo venne diviso in 9 parti. Nel suo memoriale, la "saponificatrice" rivelerà di aver sciolto il corpo con la soda caustica, facendolo sparire, e di aver raccolto il sangue in un catino, per poi farlo seccarle al forno e usarlo per fare pasticcini, che vennero serviti alle altre amiche.

La seconda vittima fu Francesca Clementina Soavi, un'insegnante a cui Leonarda aveva promesso un lavoro al collegio femminile di Piacenza, che scomparve il 5 settembre del 1940. Per cercare di sviare i sospetti il più a lungo possibile, la Cianciulli convinse l'amica a scrivere delle cartoline da inviare ai famigliari, ma le consigliò di mantenere il segreto sulla sua destinazione. Anche in questo caso, la donna venne uccisa a colpi di scure, dopodiché venne derubata dei soldi e dei beni, per cui la Soavi aveva firmato la delega.

Infine, il 30 novembre del 1940, l'ex soprano Virginia Cacioppo venne attirata dalla "saponificatrice" con la scusa di un lavoro a Firenze. Anche a lei Leonarda chiese di non dire nulla circa la sua partenza, ma la donna infranse il silenzio. La Cacioppo andò incontro alla stessa sorte delle altre due donne: "finì nel pentolone, come le altre due - scrisse la serial killer nel suo memoriale - ma la sua carne era grassa e bianca: quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti".

Leonarda Cianciulli venne arrestata qualche mese dopo l'ultimo delitto, ma per l'inizio del processo dovette aspettare il 1946, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1942, la Stampa di Torino aveva reso nota la vicenda, parlando di "una serie di atroci delitti commessi in Correggio negli anni 1939-40 da una donna criminale, certa Leonarda Cianciulli". Dopo l'arresto, la "saponificatrice" venne sottoposta a una perizia psichiatrica e venne condotta nel manicomio crinimale di Aversa, dove passò gli anni precedenti all'inizio del processo.

"Credo nella resurrezione"

Il 12 giugno del 1946 ebbe inizio il processo a Reggio Emilia. Ad aumentare la curiosità già alta della popolazione contribuirono i tentativi di suicidio della donna che, stando a quanto riportano i giornali dell'epoca, "ha tentato di suicidarsi ingoiando alcuni chiodi e cocci di vetro. Questo stomaco di criminale ha digerito chiodi e vetri, e allora tentò di impiccarsi lacerando a strisce una coperta". La Cianciulli venne accusata di aver ucciso Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Cacioppo, e di essersi liberata dei cadaveri "saponificandoli in un calderone preso a prestito da un’amica col pretesto di fare molto sapone". Al banco degli imputati insieme alla Cianciulli c'era il figlio Giuseppe, accusato di complicità. Nel corso delle udienze, la "saponificatrice" si dichiarò innocente: "Non sono una donna colpevole - disse Leonarda, il cui primo pensiero sembrava quello di proteggere il figlio - Non desidero che mio figlio assista al mio interrogatorio. Racconterò tutto quello che volete; condannatemi anche, però mio figlio è innocente e non voglio che mi ascolti". Per difendersi dalle accuse di furto ai danni delle donne che aveva ucciso, la Cianciulli sostenne di non aver rubato per lucro: "Avevo bisogno di danaro per farne dono agli dei, per rendere mio figlio invulnerabile, avendo letto nell’Eneide che Achille era stato reso invulnerabile dai sacrifici resi agli dei da sua madre", dichiarò nel corso del processo.

Per quanto riguarda gli omicidi, invece, la "saponificatrice" descrisse l'uccisione delle tre donne con l'ascia e la successiva distruzione dei cadaveri. Della Soavi, Leonarda disse: "Una voce interna mi suggeriva: ammazzala e guarirà. Allora l’abbattei con la scure". Poi descrisse il procedimento con cui sostenne di aver distrutto il corpo della vittima: "Dopo due giorni misi la mia amica a pezzi nella caldaia a bollire nella soda caustica. Quando vedevo la carne sciogliersi, esultavo. Io mescolavo il liquido e ci toglievo con un mestolo la schiuma, con la quale ci facevo la cera". L'intento, sostenne la serial killer, era quello di far resuscitare le tre donne: "Credo nella resurrezione della carne - avrebbe detto durante il processo, secondo quanto tramandato dalla stampa dell'epoca - Se io riuscivo a farle resuscitare, avrei rivoluzionato il mondo. Sarei diventata ricca, io e le mie vittime".

Alla fine del processo, la donna venne considerata colpevole di triplice omicidio, furto e vilipendio di cadavere e condannata a 30 anni di carcere, preceduti da 3 anni da scontare in una casa di cura. Di fatto, però, la Cianciulli non uscì più dall'ospedale psichiatrico, dove morì nel 1970.

Il figlio invece, accusato di complicità, venne scagionato per insufficienza di prove. Ma i dubbi sul possibile coinvolgimento di Peppuccio non sono stati risolti del tutto: "Noi siamo convinti che il figlio debba aver avuto un ruolo nella vicenda - ammette Fabio Sanvitale - Era l'unica persona di cui Leonarda si fidava ciecamente, mentre gli altri figli erano più piccoli. Inoltre alcune cartoline finte sono state imbucate da lui (anche se la madre disse che non sapeva il perché) e non venne confermato nessun alibi per Peppuccio, che potrebbe aver aiutato la madre nello smaltimento dei corpi".

Nessuna prova di sapone e dolcetti

Nel suo lunghissimo memoriale, la "saponificatrice" racconta le varie fasi che ha attuato per la distruzione del cadavere: "Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi 7 chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io".

Ma, in realtà, tutto sarebbe solamente il frutto dell'immaginazione della Cianciulli, che doveva trovare una spiegazione per convincere i giudici di aver smaltito i corpi da sola. Che non avesse fatto sapone e pasticcini con i corpi delle vittime "era evidente già dalle carte del processo", ha rivelato al Giornale.it Fabio Sanvitale: "Nel corso del processo aveva chiesto di poter far vedere che era in grado di depezzare un corpo in 20 minuti, ma non le fu mai concesso". Inoltre, aggiunge Sanvitale, "non ci sono prove: nessuno ha mai testimoniato di aver preso dolcetti e sapone da lei". Non solo, perché all'epoca, il medico legale provò a verificare "il metodo Cianciulli: prese un ginocchio e provò a bollirlo, replicando le quantità che aveva usato la donna, senza successo, perché l'acqua evaporò, senza sciogliere il ginocchio. Le dosi erano sbagliate e, vedendo come si fa il sapone in casa, si capisce che la ricetta è diversa". Ma, avvisa Sanvitale, "le migliori bugie miscelano un po' di verità e un po' di falso": la donna, quindi, avrebbe provato a sciogliere i corpi delle sue vittime con la soda caustica, ma senza riuscirci.

Leonarda Cianciulli

Sostenendo la tesi della saponificazione, però, la Cianciulli suggerì che i corpi non erano stati portato via, eliminando la possibilità di un coinvolgimento da parte di qualcun altro. Il fatto che la saponificazione non fosse riuscita e le testimonianze, fra cui quella dell'ex domestica, però, fanno pensare che la donna abbia dovuto far sparire i corpi in altro modo, "portando via i pezzi un po' alla volta". A detta di Sanvitale "è verosimile che i cadaveri siano stati depezzati in 9 parti". Poi "qualcosa provò a buttarelo nel gabinetto, che finiva a pozzo nero, dove venne ritrovato un pezzo di calotta e una dentiera, che apparteneva a una vittima. Il resto deve essere uscito dalla porta principale", dato che gli omicidi vennero compiuti in casa. Ma allora è possibile che nessuno si sia accorto di nulla? "Sembra incredibile - commenta Sanvitale - ma è possibile: lei uccideva quando non c'era in casa nessuno (i figli erano a scuola, il marito al lavoro, la domestica non c'era). Poi trascinava il corpo in una soffitta e lo depezzava quando non c'era nessuno".

La storia della "saponificatrice" di Correggio è "rimasta nelle leggende", tramandata come il caso di una spietata serial killer, che dopo aver ucciso le sue vittime scioglieva i corpi nella soda caustica, per farci del sapone, e usava il sangue per cucinare pasticcini, offrendo entrambi i prodotti ad amici e parenti. Nella realtà, "si trattò di banali omicidi a scopo di rapina". Ma, nonostante questo, la storia di Leonarda Cianciulli rappresenta "un caso unico al mondo".

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