"Resti umani in una valigia": la scoperta choc e poi l'arresto

In una valigia acquistata all'asta sono stati trovati resti umani di due bambini. Fermata in Corea del Sud una donna collegata al delitto. Ecco cosa è successo

"Resti umani in una valigia": la scoperta choc e poi l'arresto

Sta suscitando rabbia e orrore in Nuova Zelanda il caso delle valigie contenenti "resti di bambini" acquistate all'asta poche settimane fa. Il caso in questione avrebbe in questi giorni conosciuto una svolta, con l'arresto, in Corea del Sud, della presunta assassina dei due minori i cui resti sono stati scoperti all'interno di quei bagagli. Il fermo della donna dovrebbe aiutare gli inquirenti a chiarire quanto accaduto ai due piccoli.

A compiere la macabra scoperta era stata una famiglia che aveva acquistato all’asta le valigie, conservate da tempo in un deposito ad Auckland e non reclamate da alcun proprietario. Dopo lo shock per il raccapricciante ritrovamento, la polizia neozelandese si è messa sulle tracce di genitori e parenti delle piccole vittime, identificate come un maschio e una femmina, di 5-10 anni di età. Alla fine, la polizia è riuscita a risalire ai genitori di quei minori.

In base agli accertamenti eseguiti dagli agenti, il padre delle vittime sarebbe morto nel 2017, mentre la madre sarebbe proprio la donna arrestata in Corea. Lei, neozelandese di origini asiatiche, avrebbe lasciato il Paese del Commonwealth un anno dopo l'anno della morte del marito, quando i bambini, ipotizzano gli agenti, erano probabilmente già morti.

La presunta assassina, 42enne, è stata arrestata, dalle forze dell'ordine del Paese asiatico, nella città portuale di Ulsan, sulla costa coreana nordorientale, e, nelle prossime ore, le autorità neozelandesi trasmetteranno a quelle di Seoul richiesta di estradizione della donna. Nel frattempo, l'indagata sta venendo condotta nella capitale sudcoreana, presso la locale Alta Corte.

L'arresto della donna, la cui identità non è stata ancora rivelata dalle forze dell'ordine, sarebbe avvenuto al termine di indagini "molto difficili", di lunghi pedinamenti e di ore e ore di analisi di riprese effettuate da telecamere di sorveglianza.

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