Se un museo ci insegna l'orgoglio dell'italianità

La traccia è quella impostata da Paul Ginsborg o dalla Nouvelle Histoire secondo la francese École des Annales, che ai grandi fatti, ai personaggi, ai sommovimenti politici sovrappongono la vita quotidiana, le famiglie di ieri e di oggi, le conquiste sociali che infine hanno cambiato le nostre esistenze più di un qualsiasi governo.

Apre a Mestre, alle porte di Venezia, M9: un gigantesco museo multimediale sul nostro '900. Lo spazio, completamente nuovo, concepito dallo studio Sauerbruch Hutton, inserito nel progetto di riqualificazione del centro città, si può leggere da almeno due prospettive.

Un enorme parco multimediale con tecnologie molto sofisticate e interattive. Un archivio vivente della nostra memoria più recente adeguatamente digitalizzata, senza che per questo si perda l'emozione di trovarsi davanti a momenti che in molti abbiamo vissuto.

Sul modello dei musei tematici d'oltreoceano, M9 informa ed emoziona, diverte e insegna. Ottimo supporto per la didattica (a condizione che gli insegnanti ci perdano sufficiente tempo), per le famiglie, per gli studiosi, per i curiosi, per i turisti.

Ci ricorda chi eravamo (poveri, emigranti, lavoratori, imprenditori, specialisti nell'arte dell'arrangiarci), chi siamo e come diventeremo (più alti, più eleganti, più connessi e con meno figli). Ci ricorda che durante il «secolo breve» gli italiani sono stati in grado di attraversare, con alterne fortune, gli anni postunitari, un regime, almeno due Repubbliche e in mezzo due guerre. Ci ricorda che il Novecento ci ha consentito, giovane Italia, di entrare nella contemporaneità e, in poco tempo, prima di tanti altri, diventare potenza mondiale riconosciuta e stimata. Merito di chi? Degli italiani, naturalmente.

E allora l'apertura di M9 - il direttore Marco Biscione promette un programma ambizioso e trasversale - acquisisce oggi un significato del tutto particolare, altro rispetto a un semplice museo d'arte. Lo leggiamo come l'atto fondativo del ritrovato orgoglio per esserci trasformati da popolo in Nazione. Con la maiuscola, perché a rivedere tutto ciò che è stato prodotto durante il XX secolo - nell'economia, nel cinema, nella moda, nell'industria, nello sport, nell'architettura... - c'è davvero da ripensarci fieramente italiani. La nostra cultura, le nostre radici, la nostra identità. Categorie che funzionano sotto qualsiasi bandiera a raccontare cent'anni straordinari, di gioie e sofferenze, amore e morte, tripudi e tragedie. Ricominciando ogni volta sempre daccapo, fieri di noi stessi non solo quando si vince un Mondiale o il Tour de France, a contemplare uno splendido paesaggio o gustando uno dei tanti piatti della nostra eccellente cucina.

No, noi siamo italiani per ciò che rappresenta la nostra tradizione in rapporto alla modernità. Azzurra, bellissima, straordinaria. In questo siamo davvero unici. Due piani di M9 per farci riprovare il brivido di Nazione autentica che non necessita di annacquarsi per la paura di restare indietro. M9 dimostra che non è mai troppo tardi a voler rimettere a posto i conti con la Storia.

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Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Lun, 03/12/2018 - 08:41

bastava partecipare alle adunate militari, ai musei della grande guerra, per essere orgogliosi di essere italiani. e cominciare a rispettare il militare anche quando va all'estero. gli unici a non rispettarli sono proprio i babbei comunisti grulli ! basta vedere cosa ha fatto boldrini, renzi, boschi, fico, toninelli.... tutta gente che NON capisce un casso

Lorenzo Cafaro

Lun, 03/12/2018 - 11:06

Già, ma di quale italianità parliamo? Leggi altrove su questo giornale e vedrai.