Se ne va un'altra Ong: Moas chiude la missione per i migranti

Moas, l'Ong dei coniugi Catambrone, abbandona il Mediterraneo: "Rispondiamo all'appello del Papa di aiutare i Rohingya in Myanmar"

Se ne va un'altra Ong: Moas chiude la missione per i migranti

"Moas ritiene di voler sospendere le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo". Se ne va un'altra Ong, dopo gli adii e le sospensioni che nei giorni scorsi avevano fatto parlare molto: la Migrant Offshore Aid Station annuncia di non voler "diventare parte di un meccanismo" che non condividono.

A cambiare le carte in tavola sono state le scelte del ministro Marco Minniti e la decisione della Libia di Al-Serraj di aumentare (col sostegno finanziario italiano) i pattugliamenti nelle acque territoriali libiche. I risultati si vedono: gli sbarchi sono diminuiti e da ormai 25 giorni non si registrano morti in mare. Le Ong dovrebbero esultare, e invece se ne vanno.

"Attualmente non è chiaro cosa succede in Libia ai danni delle persone più vulnerabili i cui diritti andrebbero salvaguardati in ottemperanza al Diritto internazionale e per difendere il principio di umanità", fa sapere l'Ong di Regina e Chris Catambrone. "Moas non vuole diventare parte di un meccanismo in cui, mentre si fa assistenza e soccorso in mare, non ci sia la garanzia di accoglienza in porti e luoghi sicuri. In questo contesto, e nel rispetto dei nostri principi fondativi, MOAS ritiene di voler sospendere le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo".

Moas era la più chiacchierata delle Ong attive nell'area Sar a ridosso della Libia. Sulle loro navi era calata l'attenzione dei servizi segreti, i quali ipotizzavano che i milionari italo-americani potessero fare attività di intelligence coprendola con i salvataggi. In tre anni Moas ha salvato e portato (prevalentemente) in Italia più di 40mila persone. Insieme ad altre Ong, si era infine decisa a firmare il codice di condotta voluto da Minniti.

Ma ora che la Libia intercetta e riporta indietro i barconi carichi di migranti, Moas preferisce andare altrove. Prossima meta: la crisi dei Rohingya in Myanmar. Così come, nel 2014, Moas aveva seguito l'appello di Papa Francesco ad assistere i migranti lungo il confine del Mediterraneo, così oggi decide di andare nel golfo del Bengala per rispondere ad un'altro invito di Bergoglio, che lo scorso 27 agosto aveva riacceso l'attenzione sul Myammar. I Catambrone lasciano il golfo di Sicilia e fanno rotta verso il Sud-Est asiatico.

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