Sebastiano Liso: "Così il reddito di cittadinanza ci toglie la forza lavoro"

Sebastiano Liso, presidente dell'Associazione Nazionale Immagine e Benessere: "Il rischio è concreto. I ragazzi del Sud non cercehranno lavoro al Nord"

In Italia il settore che riguarda i servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici è in continua crescita. A testimoniarlo sono i dati riportati dal presidente di Confesercenti Milano-Lodi-Monza Brianza, Andrea Painini: "Negli ultimi quattro anni, tra il 2012 e il 2016 il numero di imprese che investono in questo settore è cresciuto dell'1,9 per cento facendo registrare un incremento solo nel 2016 dell'1,8 per cento rispetto al 2015".

Dati che parlano chiaro: le imperse che investono sui trattamenti estetici e sulla parruccheria aumentano il loro volume di affari in contesto economico attraversato dalla crisi. E a testimoniare questo "vento in poppa" per il settore è anche il neo presidente dell'Associazione nazionale immagine e benessere, Sebastiano Liso. Da anni impegnato in prima linea da imprenditore con la catena "L'Italiano" (otto punti vendita a Milano e 70 dipendenti), Liso adesso accende i fari su un problema occupazionale che potrebbe colpire questo settore, soprattutto al Nord: "I nostri dipendenti in buona parte arrivano dal Sud Italia. A Milano arrivano decine di ragazzi che hanno imparato in 'bottega' al Sud questo mestiere e qui trovano una dimensione nuova, un contratto di lavoro che permette di guardare con fiducia al futuro. Ma adesso dovremo fare i conti con il reddito di cittadinanza".

Già perché il sussidio fortemente voluto dal Movimento Cinque Stelle potrebbe avere serie conseguenze sulla manodopoera del settore soprattutto nel nord Italia. E qui l'allarme di Liso si fa più concreto: "Con il debutto del reddito di cittadinanza c'è il rischio che tanti ragazzi che una volta decidevano di realizzarsi professionalmente ad esempio a Milano, decidano di restare al Sud sfruttando l'assegno del reddito minimo. Questo crea non pochi problemi agli imprenditori del settore come me. Potremmo ritrovarci senza una base di professionisti italiani che cercano una occupazione qui al Nord".

E i primi effetti del reddito di cittadinanza si cominciano a vedere: "Ho assunto tre persone straniere in mancanza di manodopera dal sud". Ma non è solo il reddito minimo l'unico problema. C'è anche il nodo formazione. E così è lo stesso Liso a fornire la sua ricetta per sfruttare al meglio le risorse che potrebbero essere destinate al sussidio tanto caro ai pentastellati: "La vera necessità non è un reddito di cittadinanza, ma un reddito di formazione. Un contributo che permetta agli impenditori di poter formare i ragazzi da zero e insegnare loro un mestiere che poi verrebbe applicato proprio nelle stesse aziende che organizzano i corsi". Un circolo virtuso che potrebbe avere due effetti: il primo riguarda gli imprenditori che riuscirebbero a formare il proprio personale con costi contenuti, il secondo invece riguarda i dipendenti che troverebbero, grazie ai corsi di formazione, un accesso diretto alla professione sviluppando competenza e professionalità. E su questo punto usa parole chiare: "Facciamo pressione affinché le Regioni assicurino ai futuri operatori della bellezza un percorso formativo all'altezza delle sfide competitive che li attendono. Il sistema sconta una forte disomogneità territoriale. Non è ammissibile, per esempio, che lo stesso corso per la ricostruzione delle unghie duri in Toscana 600 ore e in Emilia Romagna 400. È necessario che i corsi durino le stesse ore in tutto il territorio nazionale e che diano le stesse basi professionali agli operatori".

Insomma la richiesta è abbastanza chiara: dare formazione ai giovani per poi inserirli nel mondo del lavoro con competenza e professionalità. E questa mancanza di formazione adeguata spesso crea uno scompenso nella ricerca di personale: "La mia azienda offre contratti anche sopra la media nazionale . Ma nonostante questo ho difficoltà a trovare ragazzi disposti a fare questo mestiere. Il tutto per una mancanza di formazione. Se a questo si aggiunge anche il reddito di cittadinanza come incentivo a restare a casa, al Sud, allora il futuro va verso una professionalità e una manodopera dall'estero". Un rischio da scongiurare per un'attività e un settore che dovrebbero fare del Made in Italy un motivo di orgoglio. Un orgoglio che rischia di essere schiacciato sotto il peso dell'assistenzialismo grillino.

Commenti

Libertà75

Lun, 03/12/2018 - 13:47

apri un negozio al sud e risolvi il tuo problema... per il resto vi è una serie di imprecisioni pazzesche, ancora con l'idea che il reddito è per stare a casa... Ben venga, invece, la proposta di formarli in azienda, ma anche qui dobbiamo evitare fenomeni speculativi (prendere il disgraziato e destinarlo alle pulizie). Quindi metà formazione in azienda, metà formazione in aula.

ulio1974

Lun, 03/12/2018 - 14:17

piú che togliere "forza lavoro" direi che toglie "la forza di lavorare".

MASSIMOFIRENZE63

Lun, 03/12/2018 - 15:59

E' proprio il fatto che la gente deve lavorare per vivere che ha creato la società umana che vediamo oggi. Se questa costrizione non esistesse l'umanità si avvierebbe verso l'anarchia più totale. Ecco il pericolo insito nel reddito di cittadinanza.

Tip74Tap

Lun, 03/12/2018 - 16:43

MASSIMOFIRENZE63 ok lavorare per vivere, giustissimo, ma quando ci si inventa burocrazia per far lavorare gente che peserà non solo economicamente ma anche a livello di tempo su chi produce VERAMENTE per espletare pratiche tutt'altro che produttive qualcosa salta nel ragionamento.