Il report Iss: "Si rischia la trasmissione incontrollata". Ecco chi sono i morti di Covid

L'indice Rt è calato ma si aggira ancora intorno a 1,43. L'Iss segnala un forte incremento dei casi in quasi tutte le regioni

Gli ultimi dati sulla pandemia di Covid, relativi alla settimana compresa tra il 2 e l'8 novembre scorsi e monitorati dall'Istituto Superiore di Sanità, hanno consentito di fare luce su alcuni aspetti rilevanti riguardanti l'emergenza sanitaria in Italia.

L'indice Rt

Innanzitutto notiamo come l'indice Rt sia calato in tutto il Paese, anche se il suo valore rimane piuttosto elevato, intorno a 1,43. È vero che una settimana fa dovevamo fare i conti con un Rt pari a 1,72, ma è altrettanto vero che la linea rossa da non superare è pari a 1. Quando l'indice di contagio supera questa soglia significa che l'epidemia è in fase espansiva, e che ciascuna persona positiva può teoricamente contagiare più di un altro soggetto.

Bisogna inoltre considerare che il valore di 1,43 è tarato sul totale di casi sintomatici rilevati. Il problema è che contribuiscono a diffondere il Covid anche gli asintomatici, cioè coloro che non presentano sintomi. Scendendo nel dettaglio, e questa è la terza grana, si riscontrano valori medi di Rt superiori a 1,25 in quasi tutte le regioni e superiori a 1 in tutte le regioni e province autonome.

Ridurre i contatti

L'ultima settimana presa in esame ha decretato un forte incremento dei casi, con un'incidenza negli ultimi 14 giorni pari a 648,33 per 100mila abitanti nel lasso di tempo compreso tra il 26/10/2020 e l'8/11/2020. La precedente rilevazione eraferma a 523,74. Significa che in tutto il Paese abbiamo assistito a un aumento dei positivi.

Nonostante questo, e a fronte di un non irrilevante peso sugli ospedali, le misure adottate dal governo starebbero dando i loro frutti. L'Iss è stato chiaro: "Seppur intensificandosi per gravità a causa di un aumentato impatto sui servizi assistenziali, (l'epidemia ndr) mostra una lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che, sebbene ancora molto elevata, potrebbe costituire un segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 25 ottobre 2020".

Per migliorare ulteriormente la situazione è fondamentale, proseguono gli esperti, ridurre drasticamente le interazioni fisiche tra le persone. "Drastica" perché è fondamentale quanto prima "alleggerire la pressione sui servizi sanitari". Insomma, è necessario che i cittadini evitino il più possibile le occasioni di contatto con i membri al di fuori del proprio nucleo familiare.

L'identikit delle vittime di Covid

Scendendo nel dettaglio, troviamo venti regioni classificate ad alto rischio di una trasmissione non controllata, e quindi non gestibile. Il Molise è l'unica a rischio di trasmissione moderata. Campania e Toscana diventeranno zone rosse a partire dal 16 novembre, mentre lo stesso giorno Marche, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia si trasformeranno in zone arancioni. Dodici regioni hanno superato una soglia critica in area medica o in terapia intensiva.

I dati sui decessi di Covid restano invariati. L'età media delle vittime è di circa 80 anni, ovvero oltre 30 anni superiore all'età media dei malati in genere. L'1,1% aveva meno di 50 anni. All'11 novembre, si contavano 472 morti under 50 dei 41.737 complessivi (l'1,1%) e 109 under 40. Leggiamo inoltre dal report dell'Iss che di 31 pazienti under 40 non vi sono disponibili informazioni cliniche; 64 avevano gravi patologie preesistenti (renali, cardiovascolari, psichiatriche, obesità e diabete) mentre 14 non avevano patologie rilevanti. Le vittime hanno in media 3,5 malattie preesistenti.

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