Straniero ricercato in Lombardia raccoglieva arance in Sicilia

A Ribera (Ag) i Carabinieri inseguono tre marocchini senza permesso di soggiorno che lavoravano nella raccolta delle famose arance dop. Uno dei tre aveva a suo carico un ordine di carcerazione in Lombardia

Tre extracomunitari irregolari fermati (di cui uno ricercato dalle forze dell'ordine), un italiano denunciato, una nuova frontiera di parziale caporalato scoperta in Sicilia: la raccolta delle arance. Sono questi i risultati di una accurata indagine svolta dai Carabinieri nel territorio agricolo di Ribera, una cittadina di circa 20 mila abitanti della provincia di Agrigento.

Nota nel mondo per le sue arance bionde ombelicate, tutelate dal marchio di Denominazione di origine protetta, Ribera è stata oggetto di pressanti indagini da parte dei militari dell’Arma, coordinati dalla locale Tenenza guidata dal sottotenente Fabio Proietti.

I Carabinieri impegnati, che hanno agito anche sotto copertura, hanno seguito un folto gruppo di braccianti ed hanno accertato vari reati. In particolare alcuni extracomunitari, privi di permesso di soggiorno, sono stati notati al lavoro nelle campagne circostanti, impegnati nella raccolta delle arance, senza un minimo di norme di sicurezza sociale (cioè non regolarmente assunti) ma retribuiti con una paga di circa 50 euro per poco più di otto ore di lavoro al giorno.

Oltre ad avere smantellato la rete di lavoratori in nero, con l’italiano proprietario del fondo agricolo che è stato denunciato per impiego irregolare di lavoratori stranieri (e adesso rischia la pena della reclusione da 1 a 6 anni, secondo quanto previsto dall'articolo 603 bis del Codice Penale), i Carabinieri hanno prima dovuto inseguire i tre marocchini senza permesso di soggiorno che, alla vista dei militari, avevano tentato di scappare, e in seguito all’identificazione hanno notato che i tre avevano precedenti di Polizia.

Addirittura uno dei tre aveva a sua carico un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica di Bergamo, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. In attesa del processo in Lombardia, per il marocchino si sono aperte le porte della Casa circondariale di Sciacca, dove è stato sottoposto al provvedimento di arresto disposto dall’Autorità Giudiziaria.

L'inchiesta dimostra, ancora una volta, come in diverse zone dell'intero sud Italia (ma non solo, visti i recenti casi scoperti in Toscana e a Latina), è molto diffusa la piaga del lavoro in nero che in varie zone diventa anche caporalato. Sono tanti i lavoratori stranieri, regolari e non, che vengono presi “alla giornata” nei centri cittadini per poi essere trasportati nelle campagne e destinati a lavorare più ore, specialmente per i lavori agricoli stagionali più duri. In quest'ultimo caso è almeno scongiurato il fatto che i sottoposti ai controlli ricevessero (come è accaduto in un'altra vicenda) il reddito di cittadinanza.

Dopo l'emersione di questa vicenda di lavoro in nero a Ribera, i Carabinieri continueranno la loro opera di monitoraggio per identificare eventuali casi analoghi nell'intera zona di produzione dell'Arancia di Ribera dop, che comprende territori nella Provincia di Agrigento (i comuni di Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Cianciana, Lucca, Sicula, Menfi, Montallegro, Sciacca, Siculiana e Villafranca Sicula) e della Provincia di Palermo (il comune di Chiusa Sclafani).

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Commenti

kennedy99

Sab, 14/12/2019 - 09:29

quando i cari politici avranno finalmente capito che il caporalato e nella maggior parte gestito dagli stessi africani avranno fatto un passo gigantesco smettiamola una volta per tutte di dare sempre la colpa solo ed esclusivamente agli italiani.