Smart working e coronavirus, regole e consigli per lavorare in casa

In tempi di coronavirus, molte categorie di lavoratori sono obbligati al "lavoro" agile da casa: regole e consigli per mantenersi produttivi e gestirsi nella quotidianità tra le mura domestiche

L'emergenza sanitaria nazionale del coronavirus, tra le tante cose che ha cambiato radicalmente, ha modificato in toto anche le giornate di lavoro di diverse categorie di lavoratori italiani. Moltissime aziende, infatti, hanno invitato oppure obbligato i propri dipendenti allo smart working, ovvero il lavoro da casa.

Quella che è una modalità ben nota a molti lavoratori, come i freelanc per esempio, per molti altri è una novità assoluta o quasi, con la quale non è poi così facile aver a che fare. Vivere e lavorare in casa in questo periodo di isolamento non è infatti cosa così scontata e semplice da gestire. Per cui, ecco una breve lista di indicazioni, regole e consigli che può esservi utile in queste settimane. Ma procediamo con ordine e andiamo a vedere cosa significa smart working.

Che cos'è lo smart working

Il cosiddetto smart working si può tradurre in lingua italiana con "lavoro agile" e secondo la legislazione tricolore va a indicare “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa” (così come riporta Wikipedia, l'enciclopedia libera online).

Smart working: Regole e consigli

La prima regola è l'organizzazione, ovvero ricevere precisi imput dai prori capi o referenti e dunque organizzarsi al meglio sul proprio "to-do" quotidiano o settimanale. Insomma, sapere qual è l'obiettivo (o gli obiettivi) aiuta nel raggiungimento dei risultati. A seguire, poter usufruire della giusta strumentazione: oltre alla connessione a Internet, essere dotati di un personal computer performante in relazione alla propria attività e di un telefono per chi ne ha bisogno. Quindi, mantenere viva la comunicazione con l'ufficio, cioè tra i colleghi: non vi deve essere però un eccesso di comunicazione (né di distrazioni), ma neanche una mancanza, perché ciò va a inficiare sul lavoro del singolo e dunque di tutti. Poi, un consiglio prezioso: mantenere, per quanto possibile, la routine come se si dovesse uscire di casa per recarsi al lavoro. Ciò significa di alzarsi (senza svegliarsi all'ultimo minuto), fare colazione, lavarsi (farsi la doccia per chi è abituato) e vestirsi. In questo modo, infatti, si alza sia il livello di concentrazione sia quello di professionalità. Insomma, lavorare in pigiama può essere comodo, ma non è il massimo a livello di prestazioni e attitudine e neanche così "sano". Allo stesso modo, si consiglia di effettuare pause con la medesima cadenza o quasi di quelle effettuate di solito a lavoro. Facciamo un esempio: se uno attacca alla 9, è bene staccare alle 11 per un caffè e dunque alle 13 circa per il pranzo; una volta tornato attivo alle 14, ben venga una pausa a metà pomeriggio (16) per poi tirare dritti fino alle (18). Ecco, ogni due ore.

Però, in aggiunta, sia ben chiara una cosa: l'azienda deve garantire al proprio dipendente in smart working, il diritto alla disconnessione. Perché lavorare agile non significa che il dipendente – essendo a casa – può o deve lavorare sempre.

Infine, una parentesi "economica" per ottimizzare i consumi: 1) Accendere la luce solo quando è necessario; 2) Evitare di lasciare il computer in stand-by; 3) Impostare al massimo i criteri di risparmio energetico dei computer; 4) utilizzare la domotica (per chi ne è dotato nella propria abitazione); 5) arieggiare casa solo per una manciata di minuti (per evitare di stressare troppo il sistema di riscaldamento, autonomo o centralizzato che sia)

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